Lo ammetto: io odio l’inverno. Questa mattina ci ho messo quasi venti minuti per infilarmi cappotto-guanti-sciarpa e poi scafandrare Emma con il suo piumino da astronauta color argento, i guantini di pile rossi, il berretto peruviano che lei stessa ha scelto al centro commerciale, la sciarpa zucchero filato fatta a mano dalla zia Maria. L’ho infilata nel passeggino (davvero infilata, perchè da qualche mese il passeggino è dotato di un sacchetto imbottito protettivo per le gambine) e ho aggiunto pure una coperta bianca di pile. Arrivate a questo punto lo sguardo di Emma è sempre eloquente: “credi davvero che stia comoda con tutta questa roba addosso?”. No. Certo che no. Lo so bene, le rispondo con solidarietà. Ecco, dopo circa mezz’ora siamo pronte per una passeggiata che dura appena quindici minuti, giusto il tempo di arrivare all’asilo.
L’inverno si è inasprito proprio negli ultimi tre giorni, dopo che mi aveva illuso che potesse essere mansueto e soleggiato fino ad Aprile. Che bugiardo! Eppure io gli avevo creduto…la solita ingenua! Se si esce al mattino, anche non troppo presto, ci si trova in un paesaggio da favola…si, ma di quelle in cui la principessa bella e buona viene imprigionata dalla strega cattiva (e in genere invidiosa) e di conseguenza tutta la natura che circonda il castello si addormenta, triste, senza vita apparente. Tutto è immobile. Silenzioso. Gelato. Bianco. Irreale. La nebbia della notte si è cristallizzata sui rami, sugli steli d’erba, sui parabrezza delle macchine, sull’asfalto, sui tetti delle case. Le auto procedono caute, così pure i pedoni imbacuccati. Gli alberi candidi sembrano ricoperti di pietre preziose trasparenti. E non appena il sole comincia un po’ a scaldare (il che è un emerito eufemismo, dato che purtroppo non scalda più..al massimo intiepidisce), intorno all’ora di pranzo, le gemme scivolano nell’aria cadendo a terra come piccole perle. E la strada lungo l’argine appare come il pelo di una zebra, striata di chiaro (le zone ancora all’ombra) e scuro (le parti in pieno sole). Quest’immagine mi fa sorridere, perchè riesco a vedere l’Africa anche in piena bufera di neve al gelo del polo nord. Si, ok..non siamo proprio al polo nord, tanto meno mi trovo in una tormenta…ma la sensazione che ho è la stessa. Non sopporto il freddo. Io odio l’inverno.
Avanzo gelata, con passo svelto. Di tanto in tanto sento la vocina buffa di Emma: o oh! Ogni volta che il berretto le cala sugli occhi. Al di sotto della manopolina si intravede appena il suo ditino che indica entusiasta tutti i cani che incrociamo, facendone il verso con un piccolo sbuffo di vapore dalla bocca. Basta questo a farmi smettere di imprecare (in genere avanzo brontolando a voce bassa, ripetendo io odio l’inverno come un mantra) contro il gelo e accennare un sorriso. Lei è la mia estate perenne…
Arriviamo all’asilo. Suono. Ilaria, la maestra, viene ad aprirci, seguita da Stefano, il nuovo amico di Emma. Lei lo saluta subito con entusiasmo appena lo vede: ciao! Mentre lui risponde con uno dei suoi versi atoni, ma si capisce che la stava aspettando. E mi ci vogliono altri dieci minuti solo per spogliarla, intravedendola appena oltre gli occhiali appannati per la differenza di temperatura tra l’esterno e il tepore della casa. Le tolgo la coperta mentre stiamo ancora entrando, cercando di non farle sentire troppo lo sbalzo termico. Ilaria chiude la porta e io già le sfilo sciarpa e berretto. Al tre, la faccio scendere dal passeggino. Quattro, cinque e sei, le tolgo la tuta da astronauta, i guanti e il maglioncino pesante, infilandogliene (sette) uno più leggero. Altre due mosse per passare dagli stivaletti alle pantofole ed essere così pronta per correre e tuffarsi nella piscina piena di palline colorate. Il tutto, mentre io sono ancora completamente vestita. E quindi tutta sudata e con il naso gocciolante (colpa della condensa!). E mi rendo conto che per tutto il tempo sto digrignando i denti, mantenendo la testa bassa e brontolando tra le labbra socchiuse. Guardo Ilaria e sbuffo stanca come se avessi lavorato per ore. E mi esce un io odio l’inverno prima ancora di realizzare che sto parlando…




