venerdì 30 ottobre 2009

Mai provato a mettere il cuore su una tavola da surf?

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Ciao! Newton mi ha chiamata da lontano non appena mi ha vista passare. Mi è corso incontro, cadendo a metà corridoio, senza mai perdermi di vista. Mi sono accucciata e ci siamo abbracciati forte. Le monetine nel mio cestino hanno iniziato a tintinnare e lui ha sorriso, con l'espressione di chi scopre un segreto e vorrebbe subito rivelarlo al mondo. Avevo con me il ricavato dell'asta di martedì, più di 5 mila scellini con cui abbiamo pagato i conti di 4 bambini, scegliendo a caso dal mucchio. Stavo recandomi ai workshop per parlare con Shimali & co. La sera prima, mentre cercavo di riportare la luce in ufficio, controllando ogni interruttore e gli inverter, mi sono accorta che le chiavi dei locali tecnici non erano al loro posto. Peggio, non erano nemmeno nel compound! E così, la mattina seguente, ho affrontato ognuno di loro con la mia autorevolezza appena scoperta (solo ora, quasi alla fine, sto iniziando ad essere il direttore che tutti si aspettavano tempo fa....). E dopo il mio  solito giro di ispezione mattutina, sono andata al mio appuntamento con la sedia del dentista e con la mia atavica paura dei suoi strumenti. Giuseppe, arrivato domenica dall'Italia, mi attendeva sotto al portico dello studio. Sono entrata, quasi avessi un elastico legato alla schiena, e mi sono accomodata sulla poltrona. Tutto era stato appena pulito da Scola che ha riso vedendomi nelle vesti di paziente. Dopo mille raccomandazioni ho lasciato che Giuseppe iniziasse il suo lavoro, stringendo gli occhi come se provassi un dolore insopportabile e allargando appena un po' la bocca, quasi non volessi farlo operare. Che buffa! Dopo la prima trance di rimozione tartaro ho sciacquato la bocca sputando nel piccolo lavandino rotondo alla mia sinistra, chiedendo ingenuamente se non fosse supposta la presenza di acqua corrente del tubicino che gira tutto intorno. E subito ho avuto la mia risposta. Scola ha riempito il piccolo secchio azzurro di acqua ossigenata e con la spugnetta è corsa a lavare la ceramica. Eccola, l'acqua corrente!

DSC06790 Sabato sera la macchina dell'ospedale è rientrata da Nairobi con Pepu. Le sono corsa incontro senza nemmeno accorgermi che Josec aveva completamente rimesso a nuovo l'ambulanza dopo 2 lunghi giorni di sosta in un garage della capitale. L'attendevo da settimane. Quanto mi è mancato il suo abbraccio amico e complice, di chi mi conosce, di chi sa cosa nascondo nel cuore e intuisce di cosa ho bisogno e quando. Mi sono sentita di nuovo protetta..e non più sola...
L'arrivo di Pepu, così come quello di Nicoletta o di Cristiana, è sempre prezioso. I miracoli fatti qui dalle fisioterapiste non hanno prezzo. Vedere correre Rita, sentire la sua risata sottile, sapere che senza di loro sarebbe seduta sulla schiena della mamma senza alcun contatto col mondo solleva il cuore in aria e lo fa roteare, sperimentando le vertigini. Così come sentire i passi delle scarpine nuove da tip tap di Frederick, ricoverato con la mamma, la sorellina più grande e il fratellino appena nato. Anche lui è tornato per la fisioterapia. Guardare nei suoi occhioni tristi e assorti fa sentire un alito freddo che attraversa il petto. Ma poi sorride (il sorriso più bello del mondo, come dice Pepu) e splende il sole in ogni stanza. Contagioso! Così come il sorriso on-off della vecchia signora con la frattura di femore parcheggiata qui dai figli, dimenticata. Sul suo volto triste si legge il peso di una vita, la solitudine incastonata in ogni ruga. Ma basta salutarla, muga!, e schiude le labbra mostrando tutti i suoi denti, assottigliando appena gli occhi. E continua a sorridere fino a quando non si esce dal suo campo visivo..per poi spegnersi di nuovo.

DSC02902Ogni nuovo arrivo è segnato da una partenza, qui sotto al tamarindo. Si stringono legami indissolubili, preziosi. Ma si paga il caro prezzo della separazione momentanea, dei saluti con la mano e gli occhi lucidi sporgendosi dal terrazzino degli arrivederci. Marco è salito sul matatu di Kithingi dando un ultimo sguardo alla vallata e respirando forte. Sembrava volesse riempirsi di Africa prima di andarsene, per portarne un po' a casa..

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Mai provato a mettere il cuore su una tavola da surf e lasciarla scorrere sul mare? La tavola sale, con la prua che si staglia nel cielo e sembra di volare, leggeri, cavalcando il dorso luminoso della lama d'acqua. Ma poi l'onda s'incurva e rotola giù, a volte travolgendo il surfista e trascinandolo di sotto, togliendogli il respiro. Altre volte si frange più dolcemente e il peggio che si sperimenta è la risacca che trascina in basso, indietro, come un elastico grave....
Vivere qui mette in frullo il cuore, come dice Pepu. Vedere morire una giovane ragazza ammalata di aids, quando fino a qualche ora prima si stava cercando di muovere le sue gambe scheletriche per evitare che si piagassero. E poi voltarsi, uscire dalla stanza e camminare lungo il corridoio con l'unico desiderio di piangere. E scorgere il sorriso di Rita con le scarpine nuove. E ridere di nuovo. E poi entrare in pediatria e vedere la piccola Dorothy, un sacchettino di ossa destinato a consumarsi piano piano, senza crescere e sapere che non si può fare nulla, se non sperare. E durante la notte sentire il telefono che richiama Mababu e Apophie in sala operatoria per salvare la vita ad un ragazzo accoltellato dai ladri per qualche spicciolo e sapere che senza questo ospedale sarebbe morto. E poi esprimere centinaia di desideri guardando le lucciole, piccole stelle cadenti tra l'erba. Salutare gli amici in partenza, sentendo scricchiolare il cuore. E attendere il loro ritorno..che per alcuni appare solo un miraggio..

sabato 24 ottobre 2009

Ed è subito sera....

Il tempo ieri è volato. In ospedale. In ufficio. Mi sono ritagliata appena mezz'ora per mangiare e sedermi un po' al sole a rubare energia positiva alla natura. E senza che nemmeno me ne rendessi conto, sono arrivate le 5. Stavo mostrando il nuovo programma ad Enock quando Kanake è entrato in ufficio e mi ha ricordato del nostro appuntamento quasi quotidiano con del movimento più sano del semplice correre avanti indietro per i corridoi dell'ospedale. Sono passata da casa per cambiarmi e Mbabu era lì, seduto sotto al tamarindo, con i suoi scarponi da trekking, i pantaloni retrò grigi della tuta e il suo sorriso più bello. I'm ready!

Usciti dal cancello questa volta abbiamo proseguito a destra, sulla strada che va al market. Kiura e Marco non c'erano. L'uno si è preso qualche giorno di off, l'altro era immerso nella savana del Masai Mara con Giuseppe, il dentista appena arrivato in Kenya. Torneranno domenica..portando anche Pepu, finalmente!! In assenza del trainer, Mbabu ed io abbiamo optato per una camminata veloce, senza rischiare l'infarto con la corsa. Abbiamo proseguito oltre il politecnico, oltre la pompa dell'acqua davanti alla casa di Pepe, incrociando le ragazze che uscivano da scuola alla fine delle lezioni, con la loro divisa bianca e blu, incantate a guardare tre buffi podisti che andavano troppo di fretta per una strada africana. Più avanti, oltre il trullo di pietra, quando la strada scende e curva verso destra, gli alberi si diradano fino a sparire dai bordi della strada e sembra di saltare nella vDSC05100allata, di entrarci, di planare seguendo le correnti d'aria. Ci si sente leggeri, come se davvero si potesse volare, come se si respirasse per la prima volta dopo tanta apnea. La vallata ora è splendida. Pochi giorni di pioggia l'hanno risvegliata. Il verde sta tornando a dominare il suo regno. Gli alberi sono carichi di nuova vita. Di piccoli germogli, DSC02922di un verde tenero, che ornano i rami come monili. Di uccellini che si portano addosso l'arcobaleno. Di farfalle di seta che addolciscono l'aria spargendo il polline dei fiori appena nati.  Anche il nostro tamarindo sta rinascendo, violentato prima dal vento e dalla pioggia battente, ora scrolla la chioma e alza la testa più bello cheDSC02914 mai. Sotto le sue fronde, l'erbetta tenera è cresciuta tra la paglia, di cui rimane solo il ricordo. Sono tornati anche gli scorpioni e le scolopendre che ci fanno visita regolarmente nelle nostre stanze (il letto di Peter pare molto ricercato da queste simpatiche bestioline!) e in ufficio.  E la tanto detestata Nairobi fly, così innamorata di me l'anno scorso da baciarmi più e più volte ogni sera. E tra poco, in ospedale, torneranno i pazienti morsi dai serpenti che strisciano tra l'erba nuova ed entrano nelle capanne in cerca di tepore. Purtroppo il risveglio della natura non è selettivo...
What do you think, guys?! We'll proceede up to the end of the world? Ormai avevamo quasi raggiunto il market successivo, Mitungoro, e le mie gambe, pensando alla salita del ritorno, mi imploravano di tornare indietro. Kanake e Mbabbu, ridendo, mi hanno indicato il punto ipotetico d'arrivo prima di tornare a casa. E con una meta tra i pensieri la strada mi è sembrata più breve. E poi, mentre l'imbrunire si trasformava in oscurità, abbiamo continuato il nostro allenamento con gli eDSC04581sercizi a terra. 1,2,3...e mentre contraevo gli addominali cercando di toccare le punte dei piedi alzati nell'aria, mi perdevo nel cielo striato di blu e rosso, in fondo, come corona delle montagne alla fine della vallata. Sembrava dipinto, colore colante di un pittore svogliato che ha spruzzato sulla tela per poi ammirarne inerme il risultato. E repentina e beffarda è arrivata la sera, ridacchiante tra le foglie chiuse del tamarindo, compiacendosi di avermi sorpreso ancora una volta...

mercoledì 21 ottobre 2009

Happy birthday St. Orsola tena!!

 

"May I say something, please? I don't want to waste your time, I know that you're more interested in your soda than in this movie...and I understand very well, for you this hospital is just a place to work in, you could work in any other place as well...but for us this is not a simple movie...and this is not a simple hospital...we're using our money and time to come here 'couse we love this place and we want to continue to substain it, even if we're struggling..and this movie could help us to show how important is this hospital for this region, how much we have been doing since long time, in the way to have more money for you...so, happy birthday St. Orsola! Enjoy your soda. Thanks all...."

La mia voce era nettamente strozzata in gola. Continuavo a strofinare le mani e a sudare come se stessi correndo. Temevo che potessero vedere il mio rossore, le vampate di calore che mi salivano dal ventre. Perchè devo sempre emozionarmi così quando parlo di qualcosa che mi sta a cuore? Ho irrotto in questo modo, senza preavviso nemmeno per me stessa. E' stata una reazione spontanea a tanta indifferenza, alla maleducazione di entrare nella stanza, afferrare la bottiglia e iniziare a bere senza nemmeno aspettare una parola di benvenuto, senza nemmeno un cenno di ringraziamento, senza nemmeno un saluto. Qualcuno annuiva sinceramente mentre parlavo, qualcuno abbassava il capo o solo lo sguardo. Sister Jothi ha iniziato ad applaudire prima che finissi e Kiura ha chiesto di rivedere di nuovo il semplice filmato che avevo preparato, riassunto di 6 anni di storia e sudore, di gioie e conquiste. E la platea l'ha seguito in religioso silenzio...
Non volevo certo questo. Il mio intento era solo quello di trasferire il significato della nostra presenza a Matiri, della nostra operosità di piccole formiche in cerca di qualche soldino da infilare in questo enorme salvadanaio mai pieno. Non per vantarci o avere ringraziamenti. Ma solo un po' di rispetto e comprensione per i nostri limiti.

Oggi è il compleanno dell'ospedale. Il suo sesto compleanno. E io conosco questo bambino da quando aveva appena 1 anno. Ero qui quando tutto è iniziato. Quando non c’era internet e i telefoni prendevano appena, in un solo punto della pergola (davanti alla 6 che era l'ultima stanza della casa del tamarindo, la mia prima stanza...). Quando la scuola era aperta 4 ore al giorno e si teneva in una stanza in reparto, o all’aperto. Quando passavamo le notti a donare il sangue per le urgenze perché non si prendeva dal Centro Trasfusionale di Embu. E il giorno dopo si vedeva il flacone di plastica della soluzione fisiologica con infilato l’ago, chiuso con lo scotch, sopra il letto di un bambino…con dentro il tuo sangue. Quando si stava tutta la sera sulle panche sotto le stelle invece che seduti al pc, a guardare il cielo nel buio perchè era meglio non accendere le luci e rischiare di far saltare la corrente. Quando bisognava girare solo con la pila per evitare i serpenti perché non c’era la lampada che si accendeva al passaggio. Quando non c’erano la pediatria e il video proiettore per i cartoni animati ma si portava in ospedale la chitarra alla sera per far cantare e ballare mamme e bambini…e anche i papà! Quando Kariuki piangeva disperato e mi abbracciava talmente stretta da non volermi più lasciare andare. Quando c’era una sola incubatrice e bisognava stare attenti a non far entrare le formiche. Quando non c’era la corrente elettrica della Kenya Power e bisognava accendere il generatore anche di notte se si doveva usare la sala operatoria….e allora si doveva spegnere l’incubatrice. Quando si ascoltava il cd della buona notte prima di andare a dormire, in silenzio, abbracciandoci tutti. Quando c’era la super scassatissima jeep grigia con le portiere saldate. Solo quella…senza autista. Quando si facevano i turni di notte per allattare i bambini prematuri. Quando non c’era il respiratore e si doveva sorvegliare il neonato che pescasse l’ossigeno dalla mascherina da adulti appoggiata nell’incubatrice. Tutta la notte…con la mamma che dormiva sulla sedia. E poi magari il bambino moriva per scompensi la mattina dopo. Quando abbiamo piantato gli alberi davanti alla pediatria. Quando ho portato carriole di terra e sassi per costruire la fontana del sole. Quando i medici erano pochi e i volontari dovevano lavorare anche 12 ore al giorno senza sosta e senza giorni liberi. Quando c'era una sola baracca davanti all'ospedale e vendeva qualche soda e il sapone.
Io, come tanti altri, testimone dei cambiamenti, dei progressi. Orgogliosa e felice di aver contribuito alla mia piccola appena significante parte...

Tanti auguri piccolo mio!!

martedì 20 ottobre 2009

One, two...and breath!

Le 7. Un'ora insolita per svegliarsi alla domenica. Almeno per me. Ma Eva smonta dal turno di notte tra mezz'ora e mi ha chiesto di venderle qualche altro vestitino per la sua bambina, quella che sta per nascere...devo aprire il negozio! Guadagno ben 350 scellini che contribuiranno, aggiunti a quelli della prossima asta, a pagare qualche conto dell'ospedale. Faccio colazione sola. I mattinieri sono già a messa mentre i dormiglioni (solo Marco in realtà!) sono ancora a letto. Il cielo è più incerto che mai. Piove ogni 10 minuti e poi il sole fa capolino tra le nuvole e scalda la terra. Finisco il mio tè alla cannella, il pane con il miele, il succo di mango e torno in camera, a liberare il pavimento dai tamait e lavare via il loro odore nauseante dall'aria con qualche incenso.

Appena finito mi chiama sister Pryia. Devo andare al gate, Niaga mi vuole parlare. Silas, che con lui deve dividere il turno di guardia al compound, non c'è. Chiamo Stanley che si suppone sia a disposizione per recuperare delle ferie usufruite ma mai maturate. Ha uno dei suoi mille problemi inventati (non posso credere che sia davvero un imbuto per le sfighe del mondo!) in corso e quindi non può essere presente. Sebbene riesca a sputare brandelli di domopack anche per telefono, non mi riesce invece di afferrarlo per un orecchio e trascinarlo qui via etere. Sento salire dal ventre, rumorosa, l'idea di licenziarlo e non permettergli più di prendermi in giro.  Un'idea già in cammino da tempo e ora forse giunta a destinazione. Chiedo a Cipriani, il malcapitato testimone della mia rabbia, di aiutare Niaga e torno verso casa, tuonando come il cielo in questo momento.

Aiuto Judith in cucina, alle prese con la pulizia di tutta la casa invasa dai tamait. Inforno i pomodori gratinati (che mi ricordano tanto Fede)con le sardine, cucino i piselli e le taccole e condisco un'insalata di fagioli e cipolla che farà sicuramente impazzire Kiura! Dopo pranzo desisto dal giocolare con il kiwido sotto la pioggia (anche se l'idea solletica la mia pazzia composta che a volte deraglia) e mi ritiro nella rete, tra le lenzuola fiorite portate dall'Italia, dall'altra mia casa. Ma come spesso accade, Judith mi sveglia dopo poco dal mio profondo stato ipnotico e rinuncio anche alla seconda opzione.

Mentre raccolgo i dati delle famiglie assicurate con le donazioni, dando loro una connotazione di data base ordinato, Marco mi chiama e mi costringe a seguirlo, a mantenere una promessa. Muovere, finalmente, il mio fisico pigro e andare a correre con lui, Kiura e Kanake. Persino il cielo mi invita, chiudendo i rubinetti e liberando il sole. Usciamo dal cancello e scendiamo verso sinistra. E subito imbocchiamo la strada per Chakariga, diretti alla Combo Rock. Non c'è polvere, la terra è battuta, scura. Si sente qualche voce dal bush chiamare il mio nome. Mi giro a salutare volgendo lo sguardo ma, spesso, senza vedere. Kiura mi sorride, sorride del fatto che la gente qui attorno mi conosce, che non sono una comparsa di questo film ma che faccio parte del cast (e infatti qui io mi sento a casa....). E, sempre sorridendo, incita Kanake e Marco a prendere tra le mani un bastone e dondolarlo come un bambino da cullare, senza lasciarlo cadere, catch the baby, catch the baby! E poi comincia a correre lentamente, seguendo la gravità, come dice lui, della strada in discesa. One, two..e poi si respira, one two..e si respira, one two...e non respiro più! I miei polmoni collassano dopo appena 10 minuti, incapaci di espandersi completamente, avari di ossigeno. Kiura  rallenta e cammina con me, facendomi riprendere il ritmo della respirazione e della corsa, contando ancora ad alta voce, per me. E senza accorgermene arrivo alla Combo Rock, attraversando il piccolo fiume, ora non più in secca, dove alcuni ragazzini stanno pescando con le reti. E poi torniamo a casa, sempre correndo, mentre io cerco di trattenere il mio cuore che mi saltella tra le mani per non farlo finire tra i sassi! Entro in camera, afferro un kikoi e raggiungo gli altri sotto alla pergola esagonale della casa dei dottori. Maro porta il suo computer con della musica adatta all'allenamento aerobico che Kiura vuole farci sostenere. Scopriamo che adora Micheal Jackson...impazzisce con Billie Jean e comincia a saltellare perfettamente a tempo, coordinando gambe e braccia come un navigato istruttore di step, battendo le mani entusiasta come un ragazzino. E noi dietro a lui, con la lingua penzolante da un lato. E poi viene il detestato momento degli antipatici esercizi a terra. Stendiamo gli asciugamani sulle vecchie stuoie parasole di Ale. E inizia il massacro degli addominali. E' allora che realizzo che sotto, molto sotto, anche io possiedo dei muscoli, perchè cominciano a dolermi. Che bella l'ora di palestra e la contemporanea lezione d'inglese per Marco! Sento la mia serenità espandersi e diventare reale, non più solo desiderata. Arriva fino all'istinto di prendere il volo sulla splendida vallata appena velata di sole e di umidità che ci si apre davanti, ottava meraviglia assopita...
Mi trascino sotto la doccia, camminando nel buio. Ora teniamo tutte le luci della pergola spente altrimenti i tamait invadono le stanze. L'acqua fredda riesce a corroborarmi fino alle ossa, o forse solo ad anestetizzare i muscoli.

Dopo cena crollo quasi subito. Nella mia rete, nello stato di benessere cosciente che precede il sonno, mentre le mie gambe saltellano a tratti per la tensione, svuoto la mia  mente di pensieri e mi metto in ascolto del silenzio. Un silenzio vivo di grilli, pipistrelli e del fruscio delle ali dei tamait...e dei miei sorrisi, che non riesco nemmeno più a controllare. Ma forse, è solo la tensione muscolare!! ^_^