A volte ritornano!!
Ale ed io siamo rientrati in Italia per un po’, per staccare la spina da Matiri, una realtà che a volte ci schiaccia, ci appiattisce al suolo facendoci scomparire perché conta solo lei…egoista, appagante, protagonista, indispensabile, appassionante….
Avrei voluto scrivere un ultimo post dall’Africa prima di partire, ma internet ci ha abbandonati e siamo tornati indietro di qualche anno, quando l’unico contatto con il mondo era attraverso i cellulari che trovavano la connessione solo in un preciso punto sotto alla pergola.
Lo farò ora…..
Il volto nuovo del St. Orsola non esula dai soliti piccoli, grandi miracoli che spesso avvengono a Matiri. Grazie alla professionalità, alla passione e all’umiltà di chi, lì, lascia un indelebile segno di presenza, inconfondibili tracce che lo porteranno sempre a tornare…almeno nel ricordo…
Le tracce indelebili di Pepu si chiamano Rita e Frederick ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥
♥ ♥ ♥ Di Rita forse è già stato detto tutto. Una bambina che a Novembre sembrava autistica, il cui unico contatto con il mondo era la sua mamma. Due anni e mezzo ma incapace di camminare. Piedini brutti. Nessun sorriso. Pepu iniziò a trattarla subito e già dopo un paio di settimane si videro i primi progressi. Imparò a gattonare, a stare in piedi appoggiata ad un tavolino, a fare i primi passi tenuta per entrambe le manine. Poi Pepu tornò in Italia…e Rita nel bush. Fino a quando non arrivarono Cristiana e Nicoletta, altre due fisioterapiste, e iniziarono a trattarla di nuovo raggiungendo nuovi traguardi. Rita camminava stringendo una sola manina e giocava con gli altri bambini, sorridendo. Serena. E ora, con il ritorno di Pepu a Matiri, di Rita si può scrivere un nuovo capitolo, l’ultimo del suo libro di bambina inferiore, limitata, diversa. Ora Rita cammina sola..anzi, spesso in compagnia del suo amico fidato, un pallone gonfiato..verde!! Sorride come un’attrice davanti agli specchi che abbiamo appeso in palestra e che lei ha scoperto poco prima di tornare alla sua capanna. Cercava di sbirciare dietro lo specchio, di capire chi fosse quella bambina con le scarpine rosa e i piedini da paperina. E poi, una volta intuito il trucco, ha cominciato a sorridersi, a scoprirsi, a recitare disinvolta come se stesse calcando delle scene a lei congeniali. Incredibilmente bella...
♥ ♥ ♥ Frederick era stato visitato da Cristiana e Nicoletta. Appena un giorno prima di partire. Solo qualche minuto. Quanto basta a rendersi conto della gravità del caso. Un bambino che sapeva solo piangere, aggrappato alla mamma come un naufrago ad un tronco galleggiante nel vuoto dell’oceano. Non riusciva a camminare, forse una lesione conseguente a malaria cerebrale, o meningite. Pepu, ripeteva sempre che forse era qualcosa di peggio, un tumore al cervello forse, per via della sua testolina grande. Ha cominciato a lavorare con lui, senza nemmeno aspettarsi dei progressi. Ma poi, un pomeriggio qualunque, Frederick ha sorriso. Ha inarcato un angolo delle labbra, scoprendo in questo modo una paralisi alla parte destra del viso. Ma ha sorriso. E piano piano ha iniziato a ridere, di cuore, quando Pepu gli faceva scorrere le macchinine sulla pelle e gli faceva il solletico. Il sorriso più bello del mondo ha fatto una tac proprio la mattina prima che partissi per l’Italia…ancora non so il verdetto…ho paura di scoprirlo…forse non camminerà mai..ma ora sa sorridere…
Siamo partiti da Matiri martedì mattina molto presto. Troppo presto per commuovermi lasciandola. Ma in realtà non ho sentito il distacco, non subito. Perché sapevo che sarei tornata. Ciò che mi ha scavato un po’ il cuore è stato salutare la stanza di Ale, spoglia. Pensare che quando tornerò ad Agosto lui non sarà lì. Non sarà lì il mio amico caro, il mio collega, il mio confidente, il mio sostegno. E, di nascosto, ho pianto appena un po’….
Proprio prima di salire sull’aereo siamo passati dall’ufficio di Mr. Ndania per conoscere le sorti del nostro latte in polvere. Ma a tutt’oggi, i test di laboratorio ancora non sono pronti…e il latte giace nello store..e i bambini languono nel bush..ma questo a lui non importa. Abbiamo litigato un’ultima volta e poi siamo partiti, staccando la spina…senza però riuscire a distogliere il pensiero.
Il nostro rientro è stato rocambolesco, come sempre quando ci è capitato di viaggiare insieme. Primo tratto, Nairobi-Dubai, circa 5 ore. Partenza nel pomeriggio, salutando al volo Josec e facendogli le ultime raccomandazioni. Siamo crollati come due frutti maturi che cadono dal ramo più alto. Appena dopo il decollo ci siamo addormentati contorti, con le gambe ripiegate sul sedile e il collo penzolante (e così Ale ha aggravato l’insopportabile emicrania che lo accompagnava fin dal mattino), svegliati dall’hostess solo per mangiare.
Siamo atterrati a Dubai alle 10 di sera, senza conoscere nulla della città per l’assenza di internet gli ultimi giorni a Matiri. Inconsapevoli, abbiamo preso il primo mezzo pubblico diretto verso il centro e siamo partiti alla scoperta della città. Avevamo un’intera notte a disposizione. E l’abbiamo gustata
fino all’ultima goccia…di umidità! Dubai è quasi impossibile da girare a piedi. Caldissima, afosa. Persino le fermate dell’autobus sono chiuse e dotate di aria condizionata. Ma noi volevamo dare una sbirciatina al celeberrimo hotel a forma di vela. E così, da lontano, abbiamo fatto qualche foto, proprio mentre era illuminato da sfarfallanti luci colorate.
Ci siamo abbandonati su un kikoi adagiato su una spiaggetta di sabbia bianca polverosa, dopo aver intinto almeno i piedi nell’acqua calda dell’oceano. Alle 4 del mattino abbiamo degustato pesce fritto e un piatto tipico fatto di piccole salsicce di manzo spezziate. E poi siamo ripartiti, contando ancora una volta sui mezzi pubblici…che ci hanno regalato un tour sterile di 45 minuti per la città,
avendo semplicemente sbagliato direzione.
Siamo rientrati all’aeroporto in tempo per il nostro secondo volo…direzione Roma. Da qui, un nuovo volo per Bari, preso in extremis. E, finalmente, casa…almeno per Ale. Mi sono trattenuta da lui qualche giorno, approfittando della deliziosa accoglienza dei suoi genitori che riescono sempre a farmi sentire della famiglia, gustando la bellezza della sua città.
Sabato, serata ad Alessandria, per presiedere alla festa organizzata da Sonia (che bello rivederla!!) per raccogliere fondi per l’ospedale. In realtà è stata un’occasione per rivedere alcuni degli amici più cari. Sonia, appunto, Marco e Pepu, Andrea e Antonella, Marco e Marcella, Matteo, Claudio e Max. Persone meravigliose, accomunate dalla passione per Matiri. Una piccola grande famiglia che a volte riesce a riunirsi e a gioire dell’amicizia e della compagnia reciproca dei suoi componenti.
Dopo una note insonne, abbiamo accompagnato Ale all’aeroporto a Bologna. L’ho salutato abbracciandolo stretto stretto, come non dovessi rivederlo più (macché, appena un paio di settimane e saremo di nuovo insieme!). Ma staccarmi da alcuni punti fissi della mia vita mi fa sempre un effetto di sottile tristezza diffusa..e negli ultimi 6 mesi di vita lui è stato un prezioso perno attorno a cui ho girato, legata ad un elastico, allontanandomene senza mai staccarmi davvero.
Tuonane Mwithi…tuonane kaere..
Ora sono a casa, nella mia stanza. Ho riabbracciato i miei genitori, rivisto i miei amici, la mia Liloo, la mia città. Ci alcune cose che mi sono mancate, in questi mesi, cose che mi sto godendo ora. Ma altre cose sono state il mio cibo quotidiano a lungo e ora ne avverto il languorino alla bocca dello stomaco. Sento il vuoto lasciato. E, a tratti, mi manca l’aria e mi si riempiono gli occhi di lacrime, subito ricacciate in fondo, deglutendo pesantemente. Ma si tratta solo di riabituarmi alla realtà che mi circonda ora, senza sentirmi tanto spesso fuori posto…
Mama buega ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥
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