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Le verdi colline d'Africa

Le verdi colline d’Africa” di Hemingway è stato scritto sulle colline della regione di Iringa, in Tanzania, la mia meta finale in questo viaggio. 

La città di Iringa dista circa 600 chilometri da Dar Es Salaam, un viaggio lungo un giorno. 
Partiamo all’alba da una città che si sveglia sempre prima dei suoi abitanti e che, alle sei e mezza, è già ingorgata di macchine, autobus e convogli commerciali. Dar Es Salaam, come la maggior parte delle grandi città africane, è una mescola di persone, azioni, contrasti e colori. Tanti colori. I colori del mercato della frutta e verdura, con i pomodori o le arance ben impilati in ordinati mucchietti piramidali, le tinte accese dei tessuti, la pelle delle persone, oriundi ed espatriati, che spicca ma non stride. Le strade sono asfaltate ma senza marciapiedi, lingue battute di terra chiara, tipico di una città costiera, cosparse di buchi e sassi. La gente ai lati della carreggiata è sempre sorprendentemente tanta e in una manciata di metri si ritrovano tutti i personaggi di questo splendido teatro di cui mi sono follemente innamorata undici anni or sono: la signorina elegante che saltella tra le pozzanghere in tailleur variopinto e tacchi alti, la mamma che vende pannocchie arrostite con un fagotto addormentato legato alla schiena, il disperato accasciato a terra, i bambini che giocano tra i rifiuti, il ricco uomo d’affari che si accinge a salire in macchina e fuggire all’interminabile coda di piccoli autobus su cui saliranno tutti gli altri, stipati come sardine, in una folle corsa incosciente alla portata delle loro tasche.
Uscendo dalla città, si attraversa gran parte della Tanzania, dirigendosi verso sud-ovest. E il viaggio in macchina è un vero dono. Si alternano zone aride di savana sconfinata e verdi colline ai confini del mondo. Sostiamo a Mikumi per pranzo, appena fuori dal parco che la strada principale attraversa come lama calda nel burro. Basta guardare fuori dal finestrino per scorgere elefanti, bufali, giraffe e scimmie, in un safari gratuito, scontato come il cane che nelle nostre città, a volte, ci attraversa la strada.



 Proseguiamo il viaggio nel caldo afoso di una giornata nuvolosa ma torrida, sfilando attraverso una valle che pare magica, popolata di presenze arcane, avi dai poteri soprannaturali che giacciono immobili ma sono lì ad osservare la vita: i baobab. Tanti baobab, come non ne ho mai visti in vita mia, una vera foresta di tronchi ciclopici e sottili rami spogliati dalla chioma. Alberi che fanno ombra, con la loro possanza, a piccole abitazioni di fango e legno costruite tra le loro protettive radici.


Iringa si trova su una colina da cui si domina una vallata che commuove da tanto è sconfinata. I polmoni si aprono a respirare aria fresca, pulita, che depura. Gli occhi, dapprima quasi intimoriti dalla vastità, si lasciano cogliere da un delirio di onnipotenza pensando di avere tutto il mondo sotto controllo.
Al di là della perfetta descrizione di Hemingway, solo da questa sommità si può comprendere come alberi e terra rossa abbiano potuto ispirare il grande Scrittore.

[continua]

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