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Rasta Emma. Episodio I. “Le primer cri”

Un sabato sera. Una calda serata di fine Giugno. Con i piedi nella sabbia, seduta sul mio kikoi rosso, aspetto l’inizio..ma non so ancora di cosa. Penso al concerto reggae. Aspetto. E intanto accarezzo la mia pancia silenziosa. Aspetto. Eppure tutto ha già avuto inizio.
Mi alzo piano, sentendo un inspiegabile calore umido scendere. Attraverso la spiaggia che si sta riempiendo nella penombra del tiepido imbrunire estivo. Minuti che sembrano ore, mentre nella testa mi interrogo su quel calore umido dandomi infinite, assurde risposte. Sempre senza guardare, fingendomi disinvolta. Attendendo pure il mio turno prima di entrare. Sempre senza guardare. Atterrita dalla verità. Entro in apnea, quasi ad occhi chiusi. E poi vedo il rosso sui miei pantaloni bianchi. Quella verità temuta, il rumore dei mille cocci della mia vita andata in frantumi ancora una volta. Il disperato senso di vuoto per il sogno sfumato. Sono le 20:45..e io salgo sull’ambulanza, riuscendo appena ad informare i miei genitori prima di piangere.
Coricata sulla barella, sento l’autista chiamare l’ospedale. ”…emorragia..”, ”..32-esima settimana di gravidanza..”. Un viaggio che sembra lungo mille anni..eppure sono solo le 20:55 quando entro al prontosoccorso per la registrazione dei miei dati. “Il suo codice fiscale, signora?”. Cos’è un codice fiscale? Cosa sta succedendo? A chi? Perché?
Entro nella sala visita. Piccola, stretta. Devono spostare il lettino per far entrare la barella e visitarmi. Mi sfilo i pantaloni ormai completamente rossi. E già il ginecologo emette il suo verdetto. “Come pensavo”. Cioè, che pensavi? Dimmelo! Nel monitor si vede il cuoricino di Emma..batte come sempre, forse lei non si è ancora accorta di nulla. Alle 21:05 entro in sala operatoria..e ancora non so il perchè. Devo partorire. Ma come faccio? Non ho le doglie, non sono pronta…non siamo pronte. “Emma è piccola, non può nascere ora!” Ma Emma deve nascere ora..o non nascerà mai…
21:10. Chiamo Ale, mentre un numero imprecisato di infermiere sbucate dal nulla mi sveste, mi tinge di iodio, mi sfila le cavigliere. “La fanno nascere adesso”. L’anestesista mi chiede se ho mangiato, cosa, quanto pesavo prima della gravidanza. “Si. Un panino con la salsiccia. 55”. Il chirurgo è già pronto, ma io non dormo ancora..e sento il mio telefono che squilla in lontananza mentre un’altra infermiera porta fuori la mia borsa turchese dalla sala. Mi iniettano qualcosa nel braccio..e l’ultima cosa che ricordo sono le mie lacrime…
Emma nasce alle 22:25. Piange subito, quasi a sfidare la vita. Intubata dopo 20 minuti dalla nascita, la portano in un altro ospedale, attrezzato. Il mio primo pensiero, mentre mi portano in rianimazione e mi infilano un grappolo di tubicini nelle braccia subito dopo il parto, è che lei possa sentirsi sola senza la sua mamma..e solo dopo chiedo come sta, che le hanno fatto. Mi sento svuotata in un istante..svuotata di tutto ciò che di bello c’era in me..eppure, la mia Rasta Emma è viva…

4 commenti:

  1. dov'è l'icona ''MI PIACE''...e soprattutto ''CONTINUA''....

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  2. Mi hai commosso... è raro che mi accada, grazie.

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  3. Tesoro, gli occhi mi si son riempiti di lacrime...immagino cosa avrai passato in quegli interminabili e terribili momenti..
    Ma ora siete insieme :-)
    Chiara g. (con Emma bis nel pancino)

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  4. ...meno male che già conosco il seguito Ste, altrimenti non avrei il coraggio di leggere la "prossima puntata" !....
    nonno Gius

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