Milioni di splendidi soli
In ritardo rispetto al resto del
mondo ho letto Mille splendidi soli, anzi, l'ho assorbito per
osmosi attraverso la pelle in un paio di giorni.
Ho pregato per Mariam e Laila pur
sapendo che ormai la loro storia è stata scritta. Ho pregato perché non
soffrissero, perché Rashid e il mondo smettessero di violentarle nel
senso più ampio del termine. Ho pianto sull'orrore di una guerra di cui ormai si
è persa traccia, strumentalizzata, una successione senza soste di oppressi ed
oppressori che sfogano le loro ire su un popolo disgraziato. Incredula, ho letto
e riletto le regole dei talebani, chiedendomi come sia possibile, quasi
mille anni dopo, assistere ancora una volta ad una caccia alle streghe che però
non brucia sul rogo le donne, le
soffoca sotto i burqua, che paradossalmente le proteggono, e tarpa loro le ali
impedendone l'accesso alla conoscenza, schiave ignoranti e incapaci di badare a
se stesse, madri il cui cordone ombelicale con il marito non verrà mai tagliato,
vittime di una violenza privata tacitamente acconsentita, figlie violate, private della loro infanzia.
Mi sono
chiesta perché. Perché nascere donna da troppe
parti nel mondo è ancora una sfortuna. Perché, in certi paesi, essere donna significa avere una lista interminabile di
doveri e nessun diritto, godere della stessa considerazione di un animale da
cortile, lasciarsi vendere e comprare docilmente come una pecora al mercato.
Perché nessuno si alza in difesa di una moglie percossa e incarcerata tra le
mura domestiche pur sentendone le grida dalla strada, grida che, potrei
giurarlo, arrivano molto più lontano, molto in alto. Perché una donna
deve essere ignorante, ubbidiente e partorire figli maschi altrimenti è
un'inutilità erroneamente venuta al mondo. Perché ci sono sempre corsie
preferenziali che la spingono verso il basso, schiacciandole la faccia
contro la terra, facendone una passerella per l'uomo che non si vuole sporcare
le scarpe nel fango. Perché deve essere mutilato il suo piacere mentre l'uomo è autorizzato a soddisfare sempre e comunque il suo. Perché la sopportazione pare non avere limiti umani, per lei, ma scivolare sempre
più giù, suggerendo nuovi modi per calpestarla, rabbiosi che non si sia ancora
arresa. Perché tutte le colpe del mondo sono della donna , che
provoca, seduce, manca di rispetto, come fossimo tutte legittime discendenti di Eva.
Nascere da questa parte del
mondo è malgrado tutto una fortuna. Guardo mia figlia e so che potrà andare a
scuola, che avrà il naturale diritto di avere un'opinione, una proprietà, una
vita che avrà scelto per se stessa. Non sarà obbligata ad abbassare lo sguardo e
deglutire la sua stessa bile. Potrà picchiare i pugni a terra e gridare no e tutti lo sentiranno. E tutti
lo rispetteranno. Potrà lavorare. Ed aver valore anche senza essere madre o
moglie. Sarà libera. Libera di scegliere, di sbagliare, senza essere giudicata
o, peggio ancora, condannata dall'opinione pubblica. Non sarà un cane da
passeggio di cui i vari padroni ne reclameranno il possesso, lei apparterrà solo
a se stessa.
O forse no. Forse nemmeno in questa
parte del mondo funziona così. Forse la lista dei doveri è semplicemente meno
lunga e la colonna dei diritti non è lasciata in bianco. Ma è ancora troppo
corta. Perché anche qui c'è chi si sente legittimato, per tacito assenso degli
astanti, a disporre di un corpo altrui come meglio crede, non curandosi
dell'inquilino che vi abita. E chiunque volti lo sguardo fingendo di non sapere diventa un complice parimenti punibile. Anche qui vivere una vita senza conoscere la
crudeltà del genere umano o la sua arroganza è una fortuna, non un
diritto. La fortuna di incontrare e mescolarsi con uomini giusti,
che sappiano vedere, ascoltare, rispettare, amare. Anche qui spesso la dignità
di una donna viene
messa in discussione dal volgo che nemmeno conosce la sua storia e il mulinello
di sentimenti ed emozioni che la agita dal profondo. Quella stessa dignità che
spesso viene stesa come uno zerbino quando la si relega ai fornelli o alla cura
dei figli o ai doveri di moglie, come se fosse nata solo per quello, come se non
le spettasse altro. Anche qui è spesso merce di
scambio o peggio ancora è lei a scambiare se stessa per un amore, per
un’effimera notorietà, per denaro. Anche qui è l'anello apparentemente
debole, umiliato, mentre in realtà è il perno di una lunga catena che tiene
insieme con sopportazione, sempre spostando in avanti quei limiti.
Ma ovunque sia nata, una donna sa che deve sorridere. Comunque. Ed è allora che tra le nubi
appare uno splendido
sole.
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