Mamma, ti voglio bene
Le mamme.
Alcune sono degli esseri eterei,
il terzo genere umano. Uomini, donne, mamme. Altre avrebbero invece dovuto
essere sterilizzate da piccole. Ma mi piace pensare che queste ultime siano
davvero poche.
Quando diventi madre, oltre ad
essere stata a lungo figlia, ti rendi davvero conto di che significhi. Realizzi
quanto ha fatto per te quella donna che ti ha messo al mondo e quasi ti
vergogni della tua ingratitudine. Perché quasi mai si dimostra la doverosa
riconoscenza verso la propria mamma. Ma va bene così, perché lei non ha agito
aspettandosi qualcosa in cambio se non la nostra trasformazione nella migliore
persona possibile con i mezzi inizialmente messi a disposizione dal destino. E
poi, sarebbe impossibile ricambiare altrettanta devozione e soprattutto il dono
più importante da lei ricevuto: la vita.
Fin da quando eravamo celati nel
suo grembo, la nostra mamma ci ha amati, accarezzati. E se qualcuna ha dovuto
fare delle scelte difficili (assolutamente insindacabili e personali), lo ha
fatto con il dramma nel cuore, allontanando dalle proprie labbra il sorriso che
spontaneamente appare quando si realizza di avere dentro di sé una nuova vita,
una vita inaspettata, al di là dei programmi.
Siamo tutti figli di madri che ci
hanno fortemente desiderato ancor prima che di noi esistesse l’aura o che ci
hanno scelto malgrado tutto, incapaci di considerarci un regalo sbagliato. Ci
hanno protetto con il loro involucro per quasi nove mesi, in alcuni casi con rabbia
e determinazione per difendere la loro creatura che iniziava a farsi sentire,
più spesso con la serenità e il sorriso enigmatico ed invidiabile di Gioconde
in attesa. Ci hanno nutrito con il loro
stesso sangue, con l’amore che giorno dopo giorno assumeva sempre più i
connotati del più potente sentimento provabile dal genere umano. Hanno visto il
loro corpo cambiare, appesantirsi, rispondere al mutamento in modo imbarazzante
o dolente. Ma nessuna di loro ha mai smesso di accarezzarsi la pancia e di
stare in ascolto per avvertire ogni preziosa vibrazione vitale.
E poi ci hanno accolto.
Trasformando le smorfie e le imprecazioni di dolore in lacrime di felicità e dolci
ninna nanne fin da subito. E hanno continuato a nutrirci, ancora con il loro
corpo e col loro amore, incuranti di tutto ciò che accadeva oltre le loro
braccia.
Ogni madre ha cambiato milioni di
pannolini, pulito ogni genere di fluido organico, finto di non provare
stanchezza quando noi figli chiedevamo la loro attenzione, il loro sorriso,
ancora e ancora, senza stancarci mai, senza mai accorgerci che invece la nostra
mamma era sfinita, steso centinaia di cerotti su altrettante ginocchia sbucciate. Ci hanno insegnato a camminare, a mangiare, a parlare, ad
infilarci i calzini, ad allacciarci le scarpe, a disegnare una casetta, il
verso degli animali, i colori del mondo, i segnali stradali, le regole sociali,
l’educazione, il rispetto, l’essenza e l’importanza delle cose, a seguire le
nostre passioni, hanno valorizzato i nostri talenti . Madri imperfette, certo,
e forse in alcuni casi il messaggio è stato fuorviato o non abbastanza
efficace. Ma ognuna di loro ha sempre cercato di fare del suo meglio. Sono dietro ad ogni nostro successo, talmente nell'ombra da non desiderare nemmeno di apparire nei titoli di coda. Sempre
devote, incondizionatamente, per proteggere un tenero germoglio
dagli agenti atmosferici, dalla crudeltà
del mondo, aiutandolo a dirigersi verso il sole, verso il bello del mondo. Un’intera esistenza dedicata al dono ritenuto più
prezioso, al di là di aspettative o altri sogni rimasti a vagare nell'aria in
conseguente attesa.
Il modo migliore per ringraziare
le nostre mamme è essere il “noi stessi” migliore possibile. Anche se siamo
consapevoli che difficilmente riusciremo a deluderle, perché il loro amore non
ha condizioni. Ricordiamoci di abbracciarle più spesso, rammentando quante
volte loro ci hanno portato in braccio
per chilometri pur di non farci stancare o sentire soli. Ascoltiamole, pensando
a tutte le volte che loro hanno prestato orecchio alle nostre motivazioni o ai
racconti dei primi amori, quando magari gli occhi pesavano loro e il cuore
dormiva già o quando avevano altre mille incombenze in attesa perché comunque
nulla è mai stato più importante di noi. Continuiamo a farle sentire preziose, così
come, per noi, lo sono sempre state. Raccontiamo loro di noi, qualche volta, delle
nostre vite, senza chiuderle fuori, pensando che a lungo hanno saputo, rispettato
e difeso tutto di noi. Anche quando non abbiamo tempo o denaro per fare loro
dei regali, ricordiamoci che il nostro sorriso è sempre stato per loro ragione
di vita. Perdoniamole se a volte riteniamo abbiano sbagliato, non irritiamoci
se dobbiamo ripetere ancora un vecchio discorso perché l’hanno scordato o non
capito. Quante volte abbiamo sbagliato noi? Quanta pazienza hanno dimostrato quando
ci hanno insegnato a vivere nel mondo? E
non soffochiamo in gola un “mamma, ti voglio bene”, se ci risale dal cuore
lungo l’esofago, pensando di essere ridicoli o di poterlo fare il giorno dopo.
Non sappiamo per quanto tempo ci è dato di gioire del dono di una mamma. E poi,
di troppi “mamma, ti voglio bene” non è mai morto nessuno!


Ora sono in macchina e odio lo smartphone e il suo touch screen, ma appena avro' una tastiera da pc sotto mano..devo commentare qsto tuo pensiero. Devo perché sono madre e sono STATA figlia
RispondiElimina"E poi, di troppi “mamma, ti voglio bene” non è mai morto nessuno!".....non potevi completarla meglio questa bellissima lettera alla mamma!
RispondiEliminagius