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(parentesi di vita…)


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20 Maggio 2009 (il giorno compleanno del mio papà). Peter è corso avanti, lungo la stradina che connette l’ospedale alla main road, mentre noi tutti siamo in attesa davanti al gate dell’ospedale. Lo staff è in rientro dalla pausa pranzo. Vedendoci ansiosi con le macchine fotografiche pronte a sparare (come nel duello di Mezzogiorno di fuoco) alcuni di loro si soffermano incuriositi. Non è difficile capire chi stiamo aspettando! Scorgiamo una scia di polvere rossa ma è solo un falso allarme. È la nostra ambulanza guidata da Shimali, con a bordo una manciata di uomini. Dopo poco, Peter ritorna sorridente (ma quando mai non lo è?), dicendo it’s here, it’s here, voltandosi a guardare di tanto in tanto alle sue spalle e indicando con la mano un piccolo gregge che lo segue. E poi, dal bush, spunta il blu ondulato e opaco del container. E lentamente, come entrasse maestosamente in scena, si delinea il muso del tir che lo trasporta, un bestione di metallo che fa quasi paura. Mentre si avvicina sento il cuore accelerare, impazzito, come al primo appuntamento con l’amato. Incredibile pensare che la strada non sia franata sotto il suo peso, che non sia rimasto intrappolato nel fango appena dopo Chuka (dove l’acqua uscita da un tubo rotto l’ha tagliata in due come il burro con un enorme cratere trasversale). Eppure lo ammiriamo mentre attraversa il cancello, grattando lo spigolo della guardiola. Lo staff in processione lo segue, facendo festa. Io sono commossa, mi sembra incredibile che finalmente sia qui. Uno slalom azzardato tra gli alberi (bravissimo l’autista) e il container viene parcheggiato di fronte allo store. Chiedo a Shimali di far allontanare chi non ha nulla a che vedere con il lavoro che tra pochi minuti avrebbe impiegato tutti noi. Stanley chiama a sé tutti gli operai e fa una selezione, facendo spostare i prescelti alla sua destra (come in tanti film americani quando forniscono lavoro giornaliero nei porti o nelle miniere). E poi, uno di loro, rompe il sigillo con un enorme maglio. L’emozione sale, mi si appanna la vista mentre cerco di immortalare l’attimo. E poi lo scrigno si schiude, scoprendo i materassi!
Pepu, Ale ed io iniziamo a scrivere tutto ciò che varca la soglia dello store mentre la catena umana scarica il container, velocemente, sempre più velocemente, fino a quando non riusciamo a seguire più niente, solo a dirigere gli operai per mantenere almeno un certo ordine facilmente gestibile nei giorni seguenti. In due ore il container è svuotato…



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Ormai sono 10 giorni che il container è arrivato (e ancora il latte in polvere giace accatastato addosso ad una parete in attesa dei risoltati dei test di qualità…altra farsa). Fin da subito, Pepu ed io ci trasferiamo nello store, mentre Ale si dedica ai suoi piccoli, i computer arrivati per l’informatizzazione dell’ospedale (donati dal Banco informatico). Facciamo montare e pulire tutti i letti (donati dall’ospedale Sant’Anna di Ferrara), distribuiamo le apparecchiature ai vari reparti (come l’arco a C, l’aspiratore per la sala parto, i cardiotocografi, le sedie a rotelle, i carrelli per le medicazioni, il concentratore di ossigeno, l’ecografo, il materiale per le medicazioni e per il laboratorio…), iniziamo a dividere per colore e taglia tutte le divise per il personale (credo 10 mila pezzi, a giudicare dalla mole di lavoro!). In quattro giorni (ancora una volta abbiamo impiegato più di un minuto per portare a termine i nostri compiti...) rifacciamo il volto all’ospedale, vestendolo di nuovo. Ora sembra un bon bon europeo, elegante e funzionale. È incredibile, entusiasmante, vedere gli infermieri, con le loro nuove uniformi bianche profilate di blu (gialle per la sala operatoria), inserire i dati nel computer ogni volta che finiscono una visita, prendere familiarità con il software Open Hospital per la gestione della cartella clinica informatizzata, vedere le stanze del reparto arredate con legno chiaro e le tende bianche parasole in pediatria.
Nemmeno Mauro, Antonia, Romea e Marco, appena giunti a Matiri, si aspettavano che tutto fosse già operativo...



Newton è tornato all’ospedale. L’ho riconosciuto dal sorriso. Gakujia lo ha operato e allungato i suoi tendini che gli impedivano di camminare come un bambino normale. Ora sgambetta con due gessi (già consumati sotto la suola) correndo con le stampelle appena preparate da Faustino. Ma ora Pepu, dal container, ha pescato dei tutori (donati dal Rizzoli di Bologna) che gli consentiranno di camminare indossando addirittura le scarpe apposite.

Rita cammina. Rita cammina da sola. Con le sue scarpine rosa. Se ne va in giro per l’ospedale con un pallone verde tra le mani, traballando nelle curve, con la sua mamma apprensiva dietro a lei. Pepu la sta trattando ogni giorno, la fa giocare con gli altri bambini per accentuare la sua socialità forse un po’ in sordina. E lei risponde benissimo…
Mentre giocava sul tappeto, ascoltava il rumore dei giochi lanciati da Marianne (capricciosa come una bambina europea), sottolineandolo con un ohi. Si volta, guarda i giochi. Si alza e li raccoglie porgendoli a Marianne. Poi le fa una carezza facendola smettere di piangere e le mostra come giocare, semplicemente….meravigliosa Rita!

Cathrine è morta. Si è spenta due giorni fa, consumata dalle piaghe da decubito. Appena il giorno prima passando davanti alla sua porta, si poteva sentire l’odore acre del marcio che la stava portando via. Aveva chiesto a Rita di occuparsi della sua ultima bambina, l’ottava creatura messa al mondo. L’ha pregata con i suoi occhioni imploranti, un sacchettino di ossa che sussurrava appena.
È arrivata qui con me, lo stesso giorno, il 9 Ottobre. E se n’è andata appena prima di me, come un’amica che questa volta mi precede.
A modo mio, nella mia intimità discreta, l’ho salutata, contenta che abbia finito di soffrire, di lottare per ogni respiro perché tutto ormai era doloroso…safari njema Cathrine…tuonane…

Le parentesi di vita sono state molteplici negli ultimi giorni. Intense, come ricami su una tela già colorata….

8 commenti:

  1. Sicuramente un grazie all'azienda ospedaliera del s.anna che ha donato l'ecografo, dotato di sonde. Ma un grazie al sig. Giancarlo Poli che ha Donato l'arco a c, la sviluppatrice automatica, l'ortopantomografo, etc, e un grazie alla radiologia ospedaliera del s. anna, per avere donato cassette e pellicole radiografiche,no?!! ok, forse non sono importanti.

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  2. Aggiungendoti su flicker sono arrivata al tuo blog...Per quel che vale,voglio dirti che ti ammiro per quello che fai;davvero!
    I tuoi post toccano il cuore :)
    Claudia (PalomaJosse su flicker)

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  3. Certo, un grazie a tutti, aziende ospedaliere e anonimi privati (anche quelli sono importanti, no?!) che hanno contribuito a far arrivare fin qui il container, donando beni, raccogliendo denaro o “semplicemente” lavorando per caricarlo in Italia e/o scaricarlo qui a Matiri. Asante sana rafiki!
    Io non li conosco nemmeno tutti e non era mia intenzione redigere una (lunghissima) lista di donatori in questo blog che è personale (lo farò ufficialmente aggiornando il sito dell'ospedale quanto prima). Il blog serve per trasmettere altro, le sensazioni, le emozioni legate all'evento, descrivere come abbiamo accolto questo immenso riconosciuto regalo qui al St. Orsola dopo tante fatiche. Credo che questo conti molto di più di qualsiasi lista ufficiale…

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  4. Non voglio certo invadere il tuo campo personale, me ne guarderei bene. E' solo che, oltre alle tue sensazioni ed emozioni, citi anche il Banco informatico per la donazione dei computer, il s. anna per la donazione dei materassi e il rizzoli di bologna per altre donazioni. Credo che , visto che non e' mai stato fatto, un ringraziamento possa anche riceverlo una persona completamente al di fuori dall'associazione, ma che generosamente ha donato queste apparecchiature che , credo, siano molto utili all'ospedale, vedi anche sviluppatrice automatica per la radiologia, che puo' evitare a Enoch , il tecnico, di immergere le mani nei liquidi corrosivi di sviluppo e fissaggio,etc, etc.Volevo solo fare questo appunto, ma se ritieni che le tue emozioni siano piu' importanti di una lista infinita (che nessuno ha chiesto, oltrettutto) di nomi di persone che lavorano all'ombra, va bene cosi'. Buon lavoro.Anna

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  5. ....quando uno (chiunque esso sia) dona qualcosa (importante o meno) consapevole di fare del bene (poco o tanto) a qualcun altro, penso che apprendere con quale gioia e trepidazione tale dono è stato accolto sia il ringraziamento più riconoscente e vero, oltre ad essere cosciente dell'utilità resa....e comunque un grazie di cuore anche da parte mia a tutti, tutti, tutti, tutti coloro che con il proprio contibuto (grande o piccolo) "danno vita" all'ospedale di Matiri. Siete meravigliosi...anche perchè senza di voi non potremmo mai leggere queste pagine toccanti....e che mi auguro vengano lette anche da chi sta analizzando il latte per i neonati, tuttora bloccato!!!! Fate presto vi prego! Ci sono troppe mamme che non hanno di che sfamare i loro bambini....Giannina

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  6. Rileggendo la mia risposta al tuo commento mi sono accorta di essere stata inutilmente polemica, Anna. Forse ho risposto ad una polemica velata (ma forse ero solo prevenuta) con un'altra, ma avrei dovuto semplicemente ammettere che non ero a conoscenza di tutti i donatori, non ero in grado di associare ad ogni prezioso articolo arrivato col container un nome. Ne conoscevo solo alcuni. Ma non era mia intenzione omettere alcuni di loro, anzi. Avrei voluto che tutti fossero presenti alla festa per l'arrivo del container a Matiri o che avessero potuto passeggiare per l'ospedale nei giorni seguenti per vederne il volto nuovo. Quanto ho descritto, era proprio un semplice modo per ringraziare a distanza. Al di là dei nomi. Chiedo scusa per non essere riuscita nell'intento ed essere stata fraintesa.
    Chissà se mai leggerai questo mio nuovo commento, Anna.

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  7. Devo dire che e' stata una sorpresa ricevere un ulteriore commento riferito ad una serie di scambi ( in effetti non sempre amichevoli) di opinioni avuti in passato.

    Probabilmente abbiamo sempre avuto diverse "visioni" di approccio alle varie problematiche dell'ospedale di Matiri.

    Penso sia inutile andare a rivangare in quel periodo . E' stato tutto metabolizzato, nel tempo.

    Grazie comunque per avere avuto il dubbio di non esserti fatta capire nei tuoi veri intenti. Probabilmente la cosa e' stata reciproca.

    Buona giornata.

    Anna

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