Extraordinary tales of ordinary days…
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Una mattinata strana. Conseguenza di una notte insonne, per metà trascorsa a trovare risposte a domande assurde. Inutili. Come inutili sarebbero state le risposte, del resto, quand’anche le avessi avute. E ora ho solo bisogno di stare con me stessa, chiusa nel mio piccolo guscio troppo spazioso per una persona sola. Ma così ho più tempo per i miei pensieri, per ricordare questa settimana e non tralasciare momenti solo apparentemente non di rilievo…
Il container giace a Nairobi, come fosse in un girone dantesco, ormai. Domani andrò a rincorrere la lettera di esenzione che deve ancora fare un lungo giro burocratico assurdo, rimbalzata da un ufficio all’altro per raccogliere timbri e consensi, come fosse un trattato di pace che deve essere vagliato da tutti gli stati del mondo. Ancora una volta il gioco di scaricare le responsabilità sul vicino ci sta facendo perdere giorni preziosi. Sembra di sentire battere istericamente un orologio, sempre più forte, sempre più forte, fino a quando l’eco del suo tic tac diventa doloroso per i timpani. Ma forse domani griderò abbastanza forte da coprirne il suono!
Monica si è presentata da sola, con una lettera del centro di riabilitazione di Tuuru. Hanno accettato di aiutarla e trattare Eveline Joy, la mia piccola piripicchia. Non tornerà qui con l’arrivo di Pepu per prendere in consegna il miracolo abbozzato da Nicoletta e Cristiana. Verrà assistita, nel suo lungo viaggio, da Suor Adriana e il suo team di fisioterapisti. Senza lunghi intervalli che possano rendere vano qualsiasi tentativo di raddrizzare la sua schiena senza forza, di dare ai suoi piedini non solo l’istinto del movimento ma anche il passo, l’incedere. E forse, proprio come Timothy, un giorno la vedrò tornare camminando. Tuonane piripicchia….
Da Marimanti, e ora ancora più coscientemente ne capisco il perché, hanno accompagnato una mamma in travaglio. Stavano per nascere due gemelli ed Aldo e lo staff della sala operatoria si sono preso cura di lei. Un cesareo tutto sommato semplice, due bambini bellissimi, grandi, sebbene si fossero rubati il nutrimento l’uno con l’altro durante i precedenti nove mesi. Ma ho imparato che questo posto è ricco di angoli, dietro ai quali trovi, inaspettate, le più disparate sorprese. Aldo ha pescato dalla pancia aperta della donna un cordone reciso di fresco. E, colto dal dubbio, ha contato…1, 2…3?! E cercando una spiegazione per quello che sembrava uno scherzo della natura, ha avuto un semplice resoconto dall’infermiera di Marimanti, ancora presente al nostro ospedale. La mamma aveva dato alla luce il primo dei tre gemelli, che era rimasto sull’ambulanza, al loro ospedale, complicandosi in seguito. Così la loro storia sarà sempre legata alla strada dissestata percorsa dall’ambulanza, saltellando tra i sassi del Tharaka, che separa nel tempo il fratello maggiore dell’ultimo nato…
Una chiamata in emergenza, una donna in travaglio in attesa nel bush. Ho chiamato Edward, subito pronto questa volta, e ho suggerito a Donata e Malin, arrivata da poco, di andare con lui e l’infermiere della sala parto già pronto all’ingresso con il suo kit salvavita. È un modo come un altro di rendersi conto delle condizioni in cui lavoriamo qui, di quello a cui dobbiamo quotidianamente far fronte, che poco ha a che fare con il pavimento momentaneamente sporco di un corridoio (che a volte sembra essere il problema…). E così via, fino a Kamarandi e oltre, fino ai confini con il fiume. La donna attendeva sotto ad un albero, incapace di camminare oltre per le contrazioni. La strada tra lei e l’ambulanza era scomparsa, sciolta dalla pioggia, solo una successione discreta di buche. La macchina avrebbe dovuto letteralmente saltellare tra una e l’altra come sui sassi di un fiume da guadare. Donata ha proposto di usare il telino verde come una barella morbida per accomodare la donna e farla arrivare all’ambulanza parcheggiata all’inizio della strada fantasma. Ma Edward, testardo e magico, ha voluto trovare il sistema di avvicinarsi di più. Donata e Malin hanno iniziato a raccogliere grandi pietre per riempire le buche, mentre le quattro ruote motrici dell’ambulanza le scalavano aggrappandocisi. Me la immagino, umanamente affaticata ma testarda nell’avanzare, stringendo i denti e gli occhi. Ma ce l’ha fatta….il bambino è nato all’ospedale, al sicuro.

Il futuro sta arrivando, anche qui, anche se con tempi e modalità personalizzati. Ale è semplicemente riuscito a far rallentare il treno e farci salire al volo. E ora, sebbene ancora aggrappati precariamente all’esterno, stiamo viaggiando….in avanti….
Asante sana Mwithi…
In questa settimana ha visto la luce anche una nuova idea, suggerita da Chiara, una nuova amica dell’associazione ISF che ormai collabora con il nostro ospedale. Un’idea talmente semplice, eppure nessuno l’aveva propriamente pensata, un po’ come il proverbiale uovo di Colombo. Un’idea che mette a fuoco le modalità con cui si può forse realizzare un sogno…l’autosostentamento dell’ospedale.
Tra i progetti parcheggiati in attesa c’era l’NHIF, cioè la volontà di far sottoscrivere agli abitanti poveri che accedono al St. Orsola l’assicurazione sanitaria. Spesso, infatti, sebbene l’attuale tariffario sia il più basso della regione, i pazienti non sono in grado di pagare oppure riescono a corrispondere solo una parte del denaro richiesto, vendendo direttamente all’ospedale una capra o degli ortaggi. Ed ecco che, come per magia, il governo Keniota studia una forma assicurativa accessibile anche da persone indigenti come quelle residenti nella regione del Tharaka. Con 160 ksh al mese, circa 1,60 euro, si mette al sicuro un’intera famiglia. Il che significa che l’assicurazione pagherà per ogni membro che avrà bisogno di assistenza medica (la mamma che partorisce il quinto figlio, uno dei fratellini che cade nel fuoco e si ustiona gravemente, il padre che viene morso da un serpente mentre lavora nei campi), rimborsando l’ospedale secondo delle tariffe uniformate che a volte superano anche l’importo effettivo del conto. In questo modo, il margine permetterebbe di coprire le spese anche di chi non sia in grado di assicurarsi. E se tutti fossero assicurati? Il margine servirebbe a pagare le altre spese che l’ospedale deve quotidianamente sostenere. Ma, sebbene esigua, non tutti si possono permettere di pagare 160 scellini al mese. Magari devono aspettare che la capra cresca abbastanza e possa essere venduta a 2.000 scellini (che è il costo annuo dell’NHIF), oppure di raccogliere il mais e andare a venderlo al mercato. Ma l’assicurazione necessita nutrimento ogni mese per rimanere attiva. Come fare? L’ospedale può fare questo, essere una flebo attaccata al braccio del sistema, in modo da alimentare la copertura assicurativa e permettere alla famiglia di usufruirne, ignorando i tempi per loro bui. Ma questo comporta un esborso economico ulteriore, per il St. Orsola, che si deve impegnare stanziando la somma iniziale che piano piano recupererà per farla finire nel calderone, pagando farmaci, diesel, elettricità, stipendi, alimenti per la cucina. Come sfruttare il denaro due volte! E come raccogliere questa somma iniziale, che presuntuosamente dovrebbe assicurare un numero iniziale di 2.000 famiglie? Raccogliendo ogni singolo importo, 20 euro, dalle persone semplici che magari riescono a bere un caffè in meno al mese e sbirciare una realtà più sfortunata, che è l’Africa, senza chiudere gli occhi, ma contribuendo ad aiutare una famiglia del Tharaka, che quindi avrà accesso a tutte le strutture accreditate, compresa la nostra, e l'ospedale che può continuare così la sua missione.grazie anche a questo contributo. Non è bellissimo? Quanto poco basta, a volte, per fare la differenza…
La mia mattinata è finita, ormai è ora di pranzo. È tutto magicamente cambiato, ora, dentro di me….sono seduta sulla scrivania della mia stanza, sempre nel mio guscio, ma guardo fuori…e la vallata non mi è mai sembrata tanto bella come ora…..
Tuonane…
PS: Auguri mamma! Nelle mie rare e brevi preghiere, non dimentico la fortuna che ho avuto nel non averti persa…
....e mai mi perderai, nemmeno quando verrà quel momento....da dove sarò continuerò ad esserti vicina come ora...perchè l'amore di mamma va ben oltre....(e questo vale anche per te, nostra cara Sandra, ricordalo sempre...) Ti vogliamo tanto bene tesoro!....
RispondiEliminaComplimenti Ale...complimenti a tutte quelle mani che col proprio lavoro lasciano una traccia importante nella vita dell'ospedale di Matiri....e tutte insieme contribuiscono a realizzare il.....sogno chiamato Tharaka !!!! Giannina
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