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E pensare che sarebbe bastato un minuto!!


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PARTE SECONDA
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CAP V
SANGUE E ARENA
Arriviamo a Matiri venerdì notte, alle 10, dopo tre giorni di lotta e delusioni, abbattuti ma combattivi. Coperti di polvere e sudati per il caldo accumulato durante il viaggio. Affamati, assetati. Pepu ci aspetta in trepidazione per conoscere i dettagli della nostra storia che a tratti assomiglia ad una candid camera e tratti ad un incubo. Affettiamo il salame portato dall’Italia, preziosamente regalatoci dal nostro caro amico Marco. Bevo un paio di bicchieri d’acqua per ristabilire la volumetria e poi seguo Peter e Ndegua all’ospedale. Una donna incinta che necessita del cesareo presenta un basso valore di emoglobina (…mi ha fatto pensare a Lucy…la mia Lucy…) e così ha bisogno di una trasfusione per poter affrontare l’intervento senza rischiare la sua vita e quella del bambino. E in tutto l’ospedale non c’è una sacca di sangue 0 negativo o qualcuno che glielo possa donare a parte me. E così finisco di raccontare la nostra avventura a Pepu stesa sul tavolo operatorio mentre Peter mi spreme il braccio cercando di riempire la sacca….
Sabato. Ale ed io partiamo per Meru, dopo una notte di recupero mai abbastanza lunga. Lui in realtà è diretto al suo primo incontro scuola-famiglia per lo studente che sta mantenendo agli studi. Io alla Diocesi a cui abbiamo chiesto aiuto giocando la nostra ultima carta.
Il Vescovo mi riceve tra un meeting e l’altro, dopo che padre Silas gli ha brevemente riassunto il problema. Mi accomodo davanti a lui, dall’altra parte del grande tavolo rettangolare che occupa metà della stanza. Mi ascolta con attenzione…beh,sbadigliando appena un po’! E poi mi fa osservare che in fondo le leggi che ci stanno frenando sono giuste perché ci sono state, in passato, importazioni di latte contaminato dalla Cina che hanno spinto il governo verso una maggiore cautela. Rispondo che la mia intenzione non è certo quella di violare la legge, che pure io ritengo giustissima perché a volte, è vero, per il semplice fatto che i beni sono destinati all’Africa allora ci si sente quasi legittimati ad introdurre in questo sfortunato continente immondizia. Come se si avesse a che fare con animali che possono nutrirsi degli scarti dell’occidente e questo è contro ogni dignità umana.
Lui capisce immediatamente il tipo di aiuto di cui abbiamo bisogno e il gioco che stanno giocando i personaggi della Sanità sollevando un problema nuovo ogni giorno, scoprendo le cose fotogramma dopo fotogramma. E con il suo sorriso hollywoodiano mi dice che ora non sono più sola a lottare, che ora ho la Diocesi dietro di me, piccola mochongo marchiata con la S di strength, come osserva padre Mbiko.
Dopo qualche minuto esco con una lettera di raccomandazione della Diocesi e la strada spianata per il lunedì successivo. Ma cautamente Ale ancora non ci crede…ed io nemmeno…
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CAP VI
C’E’ POSTA PER TE
Lunedì. Come un déjà vu partiamo da Matiri. Appuntamento a Embu con padre Silas, istruito dal Vescovo per agevolarci, nelle loro intenzioni, il successo nella nuova missione container. Sostiamo nell’ufficio del primo funzionario del Ministero della Sanità che ci sottoscrive la raccomandazione per salire i gradini dell’influenza.
Proseguiamo poi per Nairobi, con esito incerto. Arriviamo poco prima di pranzo, con il nostro bagaglio di speranze e timori. E non riusciamo a parlare con il nostro contatto suggerito da padre Mbiko. Una segretaria efficiente, cioè l’eccezione che conferma la regola, ci suggerisce un nome a me noto, il responsabile a cui fanno capo tutti i personaggi controversi che ci hanno messo i bastoni tra le ruote al deposito. Bene, esulto appena un po’, dentro me, ricordando che si tratta dell’amico di Edward con cui avevamo addirittura un appuntamento in caso di bisogno. Ma mentre sono ancora al telefono, come quasi ogni secondo della mia vita negli ultimi giorni, padre Silas entra in un ufficio e inizia a chiacchierare con un uomo che conosce il nostro ospedale e dice di essere amico di Marina e Giorgio Giaccaglia. Dando per scontato che si tratti dell’amico accondiscendente, inizio a parlare porgendogli la lettera della Diocesi. Lui sorride appena leggendola e poi mi chiede i dettagli. Io ripeto la filastrocca come un automa, ormai, stanca anche di riportare le stesse osservazioni, fare le stesse domande…avere le stesse risposte. Ma questa volta resto sorpresa, la risposta è parzialmente positiva! Il nostro presunto complice ci concede il tanto richiesto controllo a destinazione, ponendo sotto la mia responsabilità la custodia del latte e del dentifricio fino all’arrivo dei risultati delle analisi sulla qualità previste e il trasporto/accomodation per il funzionario che sarà preposto al rilascio delle lattine galeotte. Telefona in diretta a Mr. Ndania e gli definisce i dettagli ascoltando comunque prima la sua versione dei fatti (secondo la quale non ha letto la traduzione solo perché io non gliel’ho presentata….mamma mia! Una palla di domopack con l’involucro di spine!!!). Scrive una lettera per lui come riassunto certificato di quanto deciso e me la consegna, apponendo il suo nome sul davanti…e solo allora realizzo che abbiamo parlato con l’uomo sbagliato! Mi riconsegna anche la lettera dell Diocesi, senza averla considerata...
Torniamo carichi da Mr. Ndania, tesi come archi pronti a scoccare dardi avvelenati. Ma lui, ora, è un agnellino docile, un cane bastonato che riceve la lettera dalle mie mani con l’espressione di chi preferirebbe essere altrove piuttosto che darmi la più piccola soddisfazione. This is not an order, ci tiene a sottolineare, this is only a suggestion. E ci rilegge il tutto come se lo proponesse al momento, come fosse una sua idea e volesse definire i termini dell’accordo. E a sua volta produce una lettera (ma quanta carta sprecano?) diretta a Ms. Winny, il suo braccio destro..anzi, il suo alluce sinistro! Mentre scrive le gocce di sudore gli imperlano la fronte calva, non alza una sola volta lo sguardo. Forse teme di incrociare il nostro sorriso, il nostro ci voleva tanto? La segretaria impiega un’ora a scriverla, non riuscendo nemmeno ad impaginarla. E così, per intrattenerci e distrarci dalla sua sconfitta, comincia a chiedere informazioni sull’ospedale e su come supportiamo la popolazione al di là delle terapie. E io rincaro la dose sottolineando che ora il Nutricional Center latita in attesa del latte tanto controverso. E continua, nel delirio dell’esaltazione, a parlare di Dio, di come ci dobbiamo rimettere passivamente al suo volere, attendendo il suo aiuto senza fare niente per cambiare, anche se in nostro potere, la situazione. Ma forse sono solo io a non capire, come dice Ale, il linguaggio dei predicatori o ad essere prevenuta e contraria a prescindere.
Proprio prima di uscire gli allungo la traduzione, sfoderando un ingenuo la vuole vedere sta traduzione??!! Sempre più una palese presa di posizione, questa situazione mi sta davvero logorando…
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CAP VII
TORO SCATENATO
Martedì. Facciamo colazione alla Guest House dove abbiamo trascorso l’ennesima notte di questa lunga odissea. Joseck inizia a ridere fin dal mattino con Ale e a tratti nemmeno si capisce chi sia il più cartoon! Arriviamo al deposito più sollevati del solito, se non altro con qualche certezza in più. Muanghi ci raggiunge dopo una mezz’oretta e le danze hanno nuovamente inizio.
Il primo ufficio è quello di Ms. Winny, l’ultimo ostacolo da superare. Entriamo. Ma lei non c’è. Al suo posto un’altra donna, altrettanto indisponente e frustrata. Alle sue spalle il collega già incontrato, seduto a quella stessa scrivania, mentre leggeva il suo giornale. Anche ora, sotto braccio, porta un quotidiano e forse sta cercando qualche ufficio libero in cui iniziarne la lettura, indisturbato fino a sera. Ma quando ci vede arrivare si trattiene. Porgo loro la lettera di Mr. Ndania. La leggono…senza capirla, ovviamente. Ms. Elisabeth, infatti, esordisce con allora ora rimuoviamo tutto il latte e il dentifricio e potete andare con il resto del container! Già risale lungo l’esofago il domopack, ma cerco di spiegarle meglio rimanendo tranquilla e controllata. Ecco che allora interviene il nostro accanito lettore informato sulle news locali più di qualsiasi altro Keniota. Manca il timbro di Mr. Ndania, non la possiamo accettare. Resto ancora stranamente calma, me ne sorprendo. Alzo appena un po’ il tono della voce sottolineando che se lui se ne è dimenticato non è colpa mia, che lo può chiamare per confermare l’autenticità della lettera. Loro non si fidano e controllano la sua firma su vecchi documenti. Lo contattano nel suo ufficio e finalmente si rendono conto che devono lasciarci andare anche se preferirebbero privarsi di un rene, piuttosto. Ms. Elisabeth sbircia nei cassetti della sua scrivania ed estrae un modulo che fa scivolare davanti a me. Inizio a scorrerlo con gli occhi. Mi sento il sangue cominciare a premere sulle tempie, pulsando caldo con ritmo sincopato. Chiedo con voce rotta dalla rabbia cosa sia il documento che sto leggendo, intuendo ovviamente la risposta. Lei ingenuamente mi dice che si tratta di un modulo da compilare per ufficializzare la mia responsabilità sugli articoli da controllare a destinazione. Un modulo ufficiale, una pratica legale spesso applicata. La mia palla di domopack esplode come mai e travolge tutto nell’arco di 2 metri, un candelotto di dinamite, una sfera di rabbia che non posso contenere. Questo modulo è sempre stato qui, fin dall’inizio, grido sfiorando gli ultrasuoni. Lo abbiamo chiesto fin dal primo minuto, ingenuamente, senza sapere che esistesse addirittura un form formale. Avremmo potuto sdoganare il container in un minuto! Ale mi prende a calci sotto alla sedia ed io appena li sento, persino la pelle è tesa ed insensibile, tutta concentrata a sputare veleno.
Ma ormai non si torna indietro. Abbiamo impiegato tempo, denaro, energie, mettendo a dura prova il nostro equilibrio psicologico, per ottenere ciò che chiedevamo fin dall’inizio..un po’ di elasticità, di comprensione. Inutile arroventarsi i nervi, ora. Stringo tra le mani il nostro plico ormai vidimato da tutti ed usciamo.

TO BE CONTINUED....

2 commenti:

  1. ...ora anche il Vescovo ha capito, non solo il tipo di aiuto di cui avevate bisogno ma anche la genuinità della voglia di aiutare la gente di Matiri della piccola mochongo, la sua forte volontà che passo dopo passo l'ha portata fino a lì...e forse le tue, vostre, sofferenze per il via libera del conteiner sono servite anche a questo... le vie del Signore sono infinite... ti amo tesoro... mamma

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