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Fuga dal destino


Ho letto “Fuga dal destino”, di Antonio Traficante, su consiglio di un’amica, dato che il thriller non è il mio genere. 
E infatti ho faticato sulle prime pagine a seguire la trama, ricca di personaggi e luoghi accuratamente caratterizzati e descritti. Ma non appena sono entrata nella narrazione dinamica tipica del genere e ho conosciuto più profondamente i personaggi, non sono più riuscita a smettere! 

Il romanzo ha tutte le (con)vincenti caratteristiche della sceneggiatura di un film d’azione, con descrizioni immediate, semplici, realistiche, che lasciano il lettore sospeso, con la curiosità di conoscere l’evolversi dell’azione. Salvo poi riacquistare le sembianze di romanzo ogni volta che il racconto degli eventi è addolcito da sapienti fotografie, quasi romantiche, degli stati d’animo dei personaggi o dei luoghi. 

La trama è fantasiosa ma verosimile, con colpi di scena ancora una volta tipici di uno spy film di successo: un dispositivo tecnologicamente avanzato, una donna in grado di pilotare un aereo fantasma con il solo ausilio della mente, una squadra di agenti speciali con comportamenti non sempre convenzionali, un ingegnere iraniano da proteggere, una ragazzina dai sogni premonitori, una famiglia che resta coinvolta, suo malgrado, nella vicenda, un “cattivo” sempre ed inspiegabilmente un passo avanti sui “buoni” . 

La ricchezza nei dettagli di luoghi, periodi storici, dialetti locali ed eventi reali, è frutto di una ricercatezza e cultura personale tipiche dei grandi scrittori di thriller. 

In definitiva, un autore da tenere d’occhio e un romanzo da gustare senza interruzioni, come fosse un film in prima visione.

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