Safari njema, Spe...
«Ciao! Allora sei tu quella che è arrivata senza dire niente a nessuno», mi dice una di loro togliendo una padella di patate dal forno.
Sulle prime non capisco se è un rimprovero o una battuta scherzosa. Ma poi mi sorride e mi porge la mano con dolcezza.
«Io sono Speranza».
Che bel nome, così di buon auspicio in questo posto, mi dico.
È una bella signora, con i capelli corti, castani e le labbra carnose. Indossa una lunga camicia bianca su cui spicca una collana di perle di vetro colorato. Mi ricorda una zingara. Una zingara felice che abbia trovato il suo posto nel mondo.
Speranza cucina per noi. È come una mamma, la mamma di cui senti il bisogno quaggiù, dove la vita ti mette al muro, ti spoglia di tutte le barriere che puoi interporre tra te e la verità. Lei è tutto ciò che vorrei diventare io da grande. Una donna coraggiosa, piena di entusiasmo per la vita. In grado di leggerti attraverso e di capire quando hai bisogno di un abbraccio o di un semplice sguardo complice da lontano. Dice spesso una preghiera prima di cena.
«Signore, dammi la forza di cambiare le cose che posso cambiare, la serenità di accettare le cose che non posso cambiare e la saggezza per distinguere tra le due».
Sono passati quasi dieci anni dalla prima volta che ti ho incontrata, Spe. E rimani ancora legata ad uno dei più bei momenti della mia vita. E forse, è stato così indimenticabile anche grazie a te.
Senza eccessivo miele, hai saputo confortarmi in alcuni miei momenti di sconforto, riuscendo a trovare esattamente le poche, essenziali, parole giuste per farmi sorridere e ritrovare la fiducia in me stessa e nella vita.
Sei la mia mamma arcobaleno, Spe. Lo sarai sempre.
E ora va, Spe, torna libera nella tua Matiri. Ad abbracciare il tuo amore, a camminare scalza sotto la pergola, a sorridere serena..
Ti voglio bene.
Sotto la pergola mi attende Speranza, la mia mamma arcobaleno. Capisce subito cosa mi sto trascinando nell’anima e mi viene incontro per abbracciarmi. Io la stringo forte, come se volessi aggrapparmi a lei per non venire trascinata dalla corrente che mi sta portando via. Da loro, dai miei bimbi, dalla mia vallata.
«Ricordati che la fontana del sole sarà la tua rinascita», mi dice, «perché è come te... è acqua che scorre pulita», aggiunge asciugandomi le guance come se fossi la sua piccola bambina pronta per andare a scuola.
Ciao Spe!
Nessun commento