Biglietto di terza classe
Un romanzo storico, chissà che mi credevo! Un libro noioso di fredda cronaca, date e avvenimenti elencati senza troppa creatività, né stile. Ma nel libro di Silvia non c’è tutto questo…
Ho letto “Biglietto di terza classe” con estrema curiosità, rubandolo dalla libreria di nonno Giuseppe. È un bellissimo romanzo che narra principalmente la storia di una donna, Lina, un’emigrante italiana dei primi del ‘900. Una donna coraggiosa e determinata che non si lascia inginocchiare dalla vita, che d’imprevisti ne depone tanti lungo la sua strada, fin da piccola, quando cadendo si ferisce un ginocchio, rischiando di morire per setticemia, restando irrimediabilmente zoppa. Ma l’evento infelice, si trasforma nel suo valore aggiunto, cioè le permette, ricoverata nel convento di suore che si prendono misericordiosamente cura di lei, di imparare a leggere e scrivere, cosa assai rara per le donne dell’epoca. Lavorando duramente, riesce a risparmiare il denaro necessario ad acquistare il biglietto di terza classe che la condurrà nella Merica, il sogno degli italiani dei primi del secolo scorso, il miraggio di una vita migliore, più dignitosa e appagante.
Il suo viaggio, la sua permanenza in America, quei quindici anni di momenti a volte infausti, tutto è magistralmente inventato per dare risalto ad avvenimenti realmente accaduti, pezzi di storia che fanno parte di un passato affatto remoto. Infatti, se letto con mente aperta, il romanzo di Silvia Pattarini è quanto mai attuale. È un modo per comprendere l’immigrazione da dentro, come profughi che vaghino in cerca di un futuro migliore, mentre la maggior parte delle volte restano vittima di sfruttamenti, assenza di diritti, discriminazione razziale, violenza ingiustificata. Aspetti che non risparmiano nemmeno i bambini, che nel romanzo (ma anche nella realtà, purtroppo), devono diventare adulti in fretta e guadagnarsi di che vivere.
La narrazione è talmente avvincente e coinvolgente che ci si affeziona a Lina e ogni pagina negativa sospende il lettore incredulo a chiedersi: perché? Si evince un profondo studio degli avvenimenti storici e l’abilità dell’autrice a intessere una trama sapientemente inventata come pretesto per raccontarli. Fin dall’inizio, quando scova in un vecchio cassetto un apparentemente insignificante pezzetto di carta gelosamente conservato: il biglietto di terza classe della bisnonna. Nasce da questo incipit reale, un bellissimo romanzo inventato, dove trovano spazio la costruzione del ponte di Brooklyn, la nascita del movimento femminista che ha dato origine alla tradizionale giornata commemorativa dell’8 marzo, le prime rappresaglie del Ku Klux Klan, gli albori del Jazz di New Orleans, il razzismo nei confronti degli italiani e degli immigrati in genere, animali che vestivano in modo sciatto e puzzavano, le lotte per la conquista dei diritti dei lavoratori e di norme di sicurezza appropriate, le rimostranze della Mafia e i suoi metodi persuasivi, la tragedia del Titanic, i primi icecream e la moda dei Nickelodeon, i cinema accessibili alle classi più povere con un solo nichelino. Tutto fa da sfondo alla vita di Lina, che in America trova anche l’amore e dà alla luce due bambine, sbarcando il lunario lavorando dapprima nelle anguste e insalubri filande, poi in cupe sartorie di bottega, infine nel suo appartamento, con una macchina da cucire usata, dono di nozze.
Il linguaggio semplice e appropriato, la caratterizzazione dei personaggi che parlano un italenglish con spiccato accento meridionale o emiliano, la descrizione dei luoghi appena più che accennata, conferiscono alla narrazione leggerezza, invogliando alla lettura. Consiglio quindi a tutti, di leggere questo bel romanzo. Sono sicura che ne resterete piacevolmente sorpresi. Come me…
grazie Stefania per la bellissima e lusinghiera recensione! :-D
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