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Un errore di gioventù


Un errore di gioventù.
In realtà, in questo libro, di errori di gioventù ce ne sono tanti. Infatti, ciò che accomuna i personaggi della trama, oltre ad una qualche parentela o conoscenza seppur indiretta (i famosi “sei gradi di separazione”), è l’aver commesso un errore in gioventù o anche solo nel recente passato.
La trama è complessa, un intreccio di storie e persone che nelle prime pagine, chi non è abituato a leggere libri con molti personaggi, come me, può faticare a seguire, avendo questo romanzo le tempistiche tipiche di un film per i continui cambi di scena e di luogo. Londra, Torino, Cristini, Atmore, infatti, scandiscono i suddetti cambi di scena dando il titolo ai diversi capitoli e soprattutto una precisa collocazione geografica alle vicende. Ma i personaggi sono ben caratterizzati e riconoscibili più dall’indole e dalle riflessioni personali che dal nome.
I protagonisti sono molti, anche se Futura e Patrick aprono le danze e concludono il romanzo, assurgendo a ruolo dominante nei confronti degli altri, che quindi risultano essere il fratello o la cognata o l’amico, solo per dirne alcune, di questa coppia di genitori in attesa della secondogenita Emma.
Le storie narrate non hanno nulla di straordinario. O forse sono straordinarie proprio perché sono reali, apparentemente ordinarie, mentre invece toccano temi molto delicati e accompagnano il lettore in profonde riflessioni attraverso le domande che i personaggi stessi si pongono. 
Gli errori di gioventù più stridenti sono l’omicidio di un ragazzo come conseguenza di una serata adolescenziale tra droga e alcool, una probabile figlia tredicenne frutto di un’unica notte non protetta, un matrimonio con una donna forse sopravvalutata. Ma attorno a questi, gravitano altri errori, comportamenti in cui ogni lettore si può rispecchiare, che rendono il romanzo coinvolgente, grazie anche all’abilità narrativa dell’autore.
Mi sono affezionata ad alcuni personaggi, più di altri. Come ad esempio Luis, il condannato a morte per il suo grave errore di gioventù, che mi ha fatto pensare all’omone del “Miglio verde”, con cui condivide le sembianze e il colore della pelle. Mi è piaciuta anche Teresa, nata e cresciuta in un corpo da uomo, mentre in realtà si è sempre sentita donna, e ha avuto il coraggio di affrontare la trasformazione, non solo da sola ma anche contro tutti, consapevole e determinata. Ho invece provato un’antipatia a pelle per Manuela e il suo essere concentrata su se stessa, la sua superficialità e il culto dell’apparenza, e per Fabiana, asfissiante e con un’idea di coppia assolutamente adolescenziale, senza flessibilità né fantasia.
I tempi e il finale mi hanno ricordato le commedie Hollywoodiane, in cui, dopo amare vicissitudini e colpi di scena che tengono il lettore inchiodato per la curiosità dell’epilogo, tutto (o quasi) finisce bene. In questo caso, i diversi personaggi si ritroveranno attorno al migliore dei finali, che paradossalmente è invece un inizio: la nascita di Emma. Presenze fisiche e spirituali di chi, in un modo o nell’altro, ha “risolto” la propria esistenza con un lieto fine o un’acquisita serenità e consapevolezza necessarie per continuare a sopravvivere. Anche ai proprio errori di gioventù…

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