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Ricordi bizzarri...


Sono stata dal dentista ieri. Ha un bello studio, bianco e azzurro, lindo, sterilizzato come appena uscito da un ciclo di lavatrice a 90°. Mi sono seduta sulla poltrona superteclogica e ho cercato di pensare ad altro per distrarmi. Ho ricordato l’ultima volta che sono stata su una poltrona come quella...beh, in realtà non era proprio come quella...

Ricordo che avevo i piedi sporchi di terra rossa. Indossavo un paio di pantaloni a quadri, leggeri, e le infradito comprate al mercato. Dalla finestra  (senza vetro)filtrava un bellissimo sole e nelle lame di luce si stagliavano gli insetti e la polvere che aleggiavano nell’aria. Dalla porta aperta ogni tanto entrava qualche lucertola, si sentivano le sue zampette correre sul pavimento rosso cupo. Entravano anche le grida dei bambini (quelle non mancavano mai, ovunque fossi, mi arrivavano sempre le grida dei bambini, le loro risate sottili...i bambini erano ovunque...). Ero la prima paziente della giornata. Il che era una fortuna, perché significava che i ferri avevano passato la notte nel gic (la candeggina) ed erano stati puliti a fondo, non solo sciacquati. Il dentista, Giuseppe, era un amico, ma ciò non aveva contribuito a migliorare il mio stato d’animo. Era lo stesso di ieri (credo che sarà lo stesso in ogni dove, condizione o luogo del mondo). Ero terrorizzata! Ma era mitigante lo sguardo divertito e incredulo di Scola (l’assistente) nel vedermi seduta su quella poltrona verde. Nessun altro paziente pallido bazzicava quell’ambulatorio. Io ero il bizzarro, l’inusuale, l’inaspettato. E ciò le aveva procurato una contagiosa ilarità. Persino Wycliffe (il dentista locale) sogghignava coprendosi rispettosamente la bocca, mentre aspettavamo che l’anestesia facesse effetto. In pochi minuti ero rilassata come se avessi avuto del calmante che si scioglieva piano sotto alla lingua. 
Giuseppe armeggiava nella mia bocca..io guardavo il soffitto di travi, le ragnatele appese come monili e le zanzariere impolverate alle finestre. E stavo bene. Seduta sulla poltrona del dentista, con un trapano tra i denti, terrorizzata dalla previsione di un dolore allucinante (che non c’è stato), io stavo bene. In equilibrio persino con le ragnatele e tutto il bizzarro che mi circondava...che ormai era diventato usuale, ormai per me era “casa”.
Al termine della seduta, dovevo risciacquare la bocca. Come da prassi, cercavo il lavandino con l’acqua corrente alla mia sinistra. E lì c’era. E c’era anche l’acqua “corrente”: Scola, “di corsa”, aveva riempito un secchio azzurro di acqua ossigenata e la faceva scorrere nel piccolo lavandino di ceramica mentre io ci sputavo dentro. 
Quella seduta mi era costata 300 Ksh (circa 3€), per la pulizia dei denti e un’otturazione. Avevo pagato il mio conto alla cassa dell’ospedale e anche questo era sembrato bizzarro a chi aveva preso i miei soldi e mi aveva scritto la ricevuta. Ma io ricordo perfettamente come mi sentivo, percorrendo il corridoio, andando verso casa. Malgrado il labbro ancora anestetizzato, io stavo bene...

E’ bizzarro come ricordi apparentemente inutili come questi in realtà riportino alla mente stati d’animo preziosi lasciati indietro nel tempo. E’ bello avere dei ricordi che fanno sorridere..

Wycliffe, ospedale St. Orsola, Matiri

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