Quando abbraccio Emma ho tra le mani il futuro del mondo
Quante volte ho desiderato gridare forte "Basta!" in modo da farmi sentire in ogni angolo del mondo e fermare, seppur solo per quel mezzo minuto di incredulità, ogni azione dell'uomo. Lasciare ogni essere attonito, dando modo alla vittima di respirare e al carnefice di riflettere. Ma non avrò mai abbastanza voce in gola.
E allora mi chiedo cosa posso fare io, io da sola. Perché questo mondo lo voglio cambiare davvero. Voglio farlo per me, che ancora ci vivo, e soprattutto voglio farlo per Emma, che ci vivrà molto più a lungo di me. E ci sono così tante cose da cambiare in quest'atomo opaco del male. Da dove si può iniziare? Come si può fare? Chi sono io per riuscire in quest'ambiziosa impresa? Non lo so, io sono nessuno. Ma sono parte di centomila voci, centomila menti, centomila cuori che sentono il mio stesso bisogno e hanno la mia stessa voglia di gridare. Quello che posso fare da sola non sarà sufficiente, ma verrà amplificato da quello che farà anche il mio vicino. Perchè il mondo non cambia con la nostra opinione, ma col nostro esempio. E ciò che più conta, è che le mie azioni saranno un insegnamento per Emma. Tutto farà parte della sua educazione, del suo pensiero. Sarà l'impronta della persona che diventerà domani. Ecco, ecco cosa amplifica le mie azioni più del vicino. I figli sono un filtro attraverso cui possiamo far arrivare la nostra voce molto più lontano, nel tempo e nello spazio.
Abbiamo una responsabilità che va al di là della nostra stessa vita, quando educhiamo i nostri figli. Perché loro saranno i genitori che educheranno i figli del futuro. Popoleranno il mondo di domani, sarà nelle loro mani, così come ora è nelle nostre. Oltre a nutrirli, vestirli e a proteggerli, dovremmo insegnare ai nostri figli a rispettare il pianeta e le persone. A vedere le differenze come una ricchezza del mondo, non come un errore genetico che svia dalla perfezione. A essere curiosi e cittadini del globo. Dovremmo far loro sapere che i confini sono solo delle linee su una carta, che il mondo è nato uno e libero, ma a volte ci sono muri a separare chi è casualmente nato di qua da chi è accidentalmente nato di là. E spesso si tratta solo di muri mentali, che sono anche i più difficili da abbattere. Dovremmo educarli a mangiare in modo sano ed etico, se possibile, a non dar più importanza all'apparire che all'essere, a non sprecare le risorse della madre terra, perché quando saranno finite non avranno un altro pianeta a disposizione, a prendere coscienza che gettando una bottiglia nel mare non arriverà romanticamente un messaggio all'altro capo del mondo, ma solo immondizia. Dovremmo dire loro che la pelle è un organo straordinario del corpo umano, che ci protegge dal freddo o dal sole, ma che non ci classifica come superiori o meno, che non siamo nati per dominare il nostro vicino, ma per conviverci e che ci sono delle regole per questo. Dovremmo spiegare che gli animali popolavano il mondo molto prima della nostra esistenza e che noi siamo solo gli ultimi arrivati. E nessun nostro bisogno ci dà il diritto di sottomettere un altro essere umano o di decidere della sua vita. E i bambini sono indifesi e questo ci deve spingere a proteggerli, non ad abusarne. Dovremmo trasmettere loro amore e serenità, affinché non sfoghino irrazionalmente rabbia o rancori senza senso, insegnare che i sentimenti non vanno mai comprati, né pretesi, e che un cuore infranto non dà diritto a infrangere, a sua volta, una vita. Far vedere che l'esistenza sa essere dolce anche quando tutto appare oscuro e che la disperazione non esiste perché c'è sempre una via d'uscita e le lacrime fanno il solletico quando scivolano sulle guance. Che le ricchezze nelle nostre tasche sono niente in confronto alla ricchezza del nostro animo e al nostro bagaglio culturale e che una penna può essere molto più deflagrante di una palla di cannone. Dovremmo interessarci a ciò che studieranno, indirizzandoli senza censurarli, per aprire loro la mente, non per chiuderla nei nostri preconcetti. Valorizzare le loro inclinazioni e insegnarli che saranno queste, insieme alla fortuna, a distinguere il diverso percorso di un imbianchino e di un ingegnere, ma che entrambi sono solamente mestieri, non devono classificare, ancora una volta erroneamente, le persone. Dovremmo sempre sottolineare che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, al di là della fisica, e che quindi abbiamo una doppia responsabilità ogni volta che agiamo e che è meglio contare fino a dieci se la rabbia ci suggerisce reazioni esponenziali e inappropriate.
E dovremmo fare tutto questo semplicemente essendo loro d'esempio. Sperando che i nostri insegnamenti non vengano riflessi dalla superficie impenetrabile di un carattere forte e indomabile. E sperando di non sbagliare.
Dio, com'è difficile...è più semplice gridare sperando di fermare il mondo almeno per mezzo minuto! Che responsabilità. Che privilegio. Possiamo stringere tra le braccia il futuro del mondo. Ne saremo all'altezza?
Dio, com'è difficile...è più semplice gridare sperando di fermare il mondo almeno per mezzo minuto! Che responsabilità. Che privilegio. Possiamo stringere tra le braccia il futuro del mondo. Ne saremo all'altezza?
riciclo e sogni... |
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