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Quell'insana voglia di viaggiare

Forse è innata. Semplicemente assopita per anni sotto pelle e poi basta un primo passo nella giusta direzione e non ne puoi più fare a meno, devi continuare ad andare. Un piede dietro l’altro e via, senza nemmeno conoscere la meta, a  volte.
Il viaggio ti chiama, come una droga seducente durante una crisi d’astinenza. Ti puoi dibattere, urlare per non sentire quella vocina subdola che ti prende nei momenti meno sospetti. Ma quella vocina è nella tua testa. O nel tuo cuore? Fatto sta che è dentro di te, il resto è uno stupido dettaglio spaziale. Fatto sta che non puoi zittirla. Sai che devi prenotare quel volo e preparare la tua valigia (gialla) o semplicemente andare alla stazione con uno zaino in spalla e salire sul treno che ha addirittura accumulato un ritardo per aspettarti. A volte sembra che il destino decida per te. Altre, hai la netta sensazione di influenzarlo con il tuo desiderio. Con il tuo bisogno. Perché di bisogno si tratta. Alcuni di noi non saprebbero vivere per più di due, tre anni nello stesso posto. Hanno bisogno di traslocare spesso o di disegnare rotte concentriche attorno alla loro eterna casa per brevi o lunghi periodi.  Ma di stare fermi non se ne parla. E tenerli fermi è un’impresa impossibile. Come voler prendere una manciata di vento.
Quando un eterno viaggiatore appare immobile, è solo un periodo di transizione. Non ha rinunciato, trovato la pace interiore. È solo in attesa. Degli eventi. O di riprendere fiato. Anche perché la pace interiore la ritrova solo su quel treno. È un’anima in continuo movimento quanto i suoi piedi. Brulica sotto la superficie, come l’acqua di uno stagno. Se si adagia allo stallo, impazzisce, perché termina il suo viaggio interiore. E allora, nell’attesa, lo scopri a  vagare con la mente, a fantasticare, a progettare, a leggere, a raccontare. A guardarsi intorno con quell’espressione nostalgica e le mani irrequiete quando accompagna al via altri viaggiatori. Ma questo non vuol dire che rinuncerebbe a tutto pur di viaggiare. Alcune cose della vita non valgono alcun viaggio. Semplicemente,  viaggiando la sua aura brilla di più. E quell’ansia inspiegabile che leggi in fondo ai suoi occhi sparisce.
Affascinati dal mondo e dalle sue facce, potrebbero tirare un dado e partire ogni giorno. Sono foglie nel vento o alberi con profonde radici. Alcuni solitari, altri hanno bisogno di compagni di cammino, complici. O di amori, perché sanno che il sapore del viaggio acquista d’intensità e si gusta con nuovi occhi. Vivono la loro vita serenamente ma come una successione discreta d’itinerari intervallati da lunghi periodi d’attesa. Perché hanno la certezza che prima o poi partiranno di nuovo. È inevitabile, la genetica non mente. E quelli che si illudono di aver esaurito la brama di andare, lo fanno per sopravvivere agli eventi che inchiodano pure il cassetto dei loro sogni.
I più fortunati vivono anche l’attesa, godendosi altri generi di viaggio, come l’evoluzione di una storia d’amore o la variegata ed entusiasmante crescita di un figlio. Con la consapevolezza che sempre di attesa si tratta, anche se non se ne conosce la durata. Con la consapevolezza che devono sempre e comunque andare. Anche se, prima di tutto, il viaggio inizia dentro di noi e l’aereo e il treno sono solo mezzi di trasporto, non vie di fuga. E ciò che rende sopportabile l’attesa, oltre all’intensità con cui si vive la vita, è il sapere che in fondo stiamo comunque viaggiando. E non solo in senso romantico, introspettivo. Stiamo  viaggiando (gratis) intorno al sole!


Io viaggio, non per andare da qualche parte, ma per andare. Io viaggio per l'amore del viaggio. La grande storia è quella di muoversi. ( Lao Tzu)

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