18 luglio 2014: Amesegenallo, Etiopia...
Altro viaggio, altro regalo. Questa volta la destinazione รจ Wolisso, ospedale St. Luke.
Prenotiamo il volo almeno tre settimane prima della partenza, il che, nel mio caso, significa un tempo incredibilmente ampio per poter preparare con cura questa nuova avventura. Avendo piรน giorni a disposizione, faccio fare ad Emma il vaccino anti epatite A (chiudendo il ciclo dei vaccini essenziali per poter gironzolare per l'Africa senza troppi problemi) e depredo H&M di felpe e magliette autunnali, dato che in Etiopia ci attende la stagione delle piogge. Registro la mia presenza a Wolisso su www.dovesiamonelmondo.it e mi assicuro nuovamente con www.worldnomads.it. Mi informo sulla destinazione (al di lร di quello che mi ha raccontato Ale, alla sua quarta volta in terra etiope) e cosรฌ scopro che l'Etiopia รจ lo stato africano piรน sicuro..a patto di evitare le zone di confine con l'Eritrea, il Kenya, la Somalia e il Sudan "potenzialmente pericolose", come recita la bibbia del viaggiatore.
A pochi giorni dalla partenza mi sorge un dubbio: l'obbligo dei sei mesi di validitร residua del passaporto per entrare in Etiopia vale solo se si fa richiesta del visto in Italia o anche se lo si ottiene direttamente all'aeroporto di Addis Abeba? Nessuno mi risponde, a parte un funzionario della polizia di stato del mio paese che mi suggerisce addirittura di rinunciare al viaggio, dato che il passaporto di Emma scade a dicembre. Molto bene! Alla mia terza isterica email, il 17 luglio qualcuno dall'ambasciata italiana in Etiopia mi risponde che la validitร residua si abbassa a tre mesi se si ottiene il visto a destinazione. Ecco, tutto ok, possiamo andare senza paturnie.
Partiamo in mattinata da Bologna, questa volta con Turkish Airlines. Ormai Emma sembra una viaggiatrice esperta, o meglio, una zingara felice come la mamma. Siamo una coppia perfetta. Faccio il check in con i miei che quasi quasi ci vorrebbero trattenere a terra, mentre noi non vediamo l'ora di volare. L'aeroporto รจ pieno per le vacanze estive. Per ogni operazione necessaria facciamo almeno venti minuti di coda. "Ma perchรจ siamo ancora in fila, mamma?", mi chiede Emma ogni volta. Alla fine, dopo il controllo bagagli e passaporti, ci ritroviamo, senza alcuna prioritร , ad attendere di salire sull'aereo, in una stanza densa di bambini, la maggior parte dei quali viaggia solo con la madre. E constatare questo, ancora una volta, mi fa sentire di appartenere ad un sesso che non รจ poi cosรฌ debole e dipendente.
Gli spazi della Turkish Airlines paiono piรน ridotti, ma il cibo รจ davvero buono, Emma spazzola la pasta al pomodoro e il dolce. Vicino a me siede il padre di una famiglia di quattro figli, egiziano, risiedente in Italia da vent'anni, diretto a casa, a Il Cairo, per le vacanze. Mi affascina sempre conoscere i cittadini del mondo, sentirli raccontare...
Mi illudo che Emma voglia dormire un paio d'ore durante lo scalo a Istanbul, ma lei provvede molto presto a farmi cambiare idea. Ci facciamo una passeggiata per gli ampi negozi di sigarette/dolci/giocattoli e poi ci accingiamo alla nostra prossima meta. Il gate, al quale arriviamo per prime, si riempie dopo poco di viaggiatori di pelle scura. E solo allora realizzo che sto tornando in Africa. E quasi me ne commuovo...
Atterriamo ad Addis Abeba in piena notte. Emma รจ piรน sveglia che mai, mentre mi dirigo verso lo sportello per ottenere i nostri visti. Siamo in fila con alcuni ragazzi (veneti, tra l'altro) conosciuti in volo e diretti ad una scuola gestita da un'associazione romana. Alcuni di loro escono dal guscio per la prima volta e mi ricordano tanto un lontano dicembre di dieci anni fa (dieci!) quando arrivai in Africa piรน imbranata che mai. Quanta strada ho fatto, al di lร dei voli presi...e quanta ne ho ancora da fare! Dopo il timbro, recuperiamo la valigia e cerchiamo papร Ale, cui non hanno permesso di entrare nell'aeroporto perchรจ l'accesso รจ consentito ai soli viaggiatori, senza alcuna eccezione. Usciamo e lo troviamo ad attenderci al fresco di una notte appena un po' uggiosa. La stagione delle piogge ci accoglie con il suo profumo inconfondibile di terra (rossa) bagnata, aria umida e aromi esotici. Malgrado il fresco dato dall'altitudine, riconosco la mia casa...
Restiamo due giorni ad Addis Abeba, nella guest house del CUAMM, aspettando la macchina dell'ospedale che ci condurrร a Wolisso. Ale ne approfitta per incontrare alcuni suoi amici, io per assorbire piรน dettagli possibili. Bevo finalmente il bunna, il vero caffรจ etiope servito in una tazzina riempita fino all'orlo, e mi strafogo di injera, il pane spugnoso, rotondo, che funge anche da piatto, e shiro, una crema di ceci e legumi speziata con zafferano e berberรจ (peperoncino molto piccante!). E per Emma non รจ difficile
trovare nei ristoranti un buon piatto di spaghetti al pomodoro, forse ricordo della colonizzazione. Percorriamo i marciapiedi di Addis Abeba, una cittร in costruzione, alla ricerca dei posti familiari ad Ale, dove fare la spesa per la casa dei volontari (al supermercato troviamo pure del latte di soia in polvere per me e le mie nuove abitudini alimentari). Emma รจ comoda nella fascia dei viaggi e sbircia il mondo che la circonda, chiedendomi perchรจ i bambini vendano chewingum sui marciapiedi. Io resto colpita soprattutto dai
pulitori di scarpe, seduti su piccoli sgabelli o enormi pietroni, armati di straccio, contenitore d'acqua e bottiglia con il lucido (?). Pure le fermate dell'autobus sono state convertite a questo business: i clienti, sorprendentemente tanti, vi siedono in attesa del servizio, chiacchierando con il vicino come si fa solitamente dal barbiere (sono tutti uomini), mentre il commerciante (a volte piรน d'uno, tutti in fila alla stessa fermata dell'autobus) lustra qualsiasi tipo di calzatura, dalle scarpe di tela ai mocassini di vernice.
Nel tardo pomeriggio, salutiamo la cittร e ci inoltriamo nella periferia, accompagnando un dottore, cui diamo un passaggio, a recuperare la televisione, completa di mobiletto, per traslocarla a Wolisso, dove il medico lavora. Dalle casupole cadenti ai lati di vie lastricate cosparse d'acqua e rifiuti organici, escono i piรน disparati personaggi: donne variopinte, lente, signorine eleganti e apparentemente fuori luogo, bambini scalzi, capre ruminanti e cani intimoriti..il solito affresco a me tanto caro..
Wolisso non dista molto da Addis Abeba. Lรฌ ci aspettano Silvia, Fabio e i loro due bambini: il bellissimo e buffo Matteo e Linda, una quasi coetanea di Emma che l'attende giร da giorni, annoiata dopo la chiusura delle scuole che lรฌ frequenta. Fabio รจ il project manager del CUAMM, arrivato a inizio anno a sostituire il precedente, la moglie Silvia รจ una neonatologa che, per un'altra ancor piรน sorprendente coincidenza, ha iniziato a lavorare a Camposanpiero (un importante centro neonatale) proprio nel giugno del 2010..e si ricorda di Emma, di averla conosciuta con i tubicini nel naso e il cappellino di lana rosa..e anche a me sembra di conoscerla da tempo. Diventiamo amiche, madri complici che finalmente hanno una controparte con cui restare indietro ad occuparci dei figli senza poterci buttare nella mischia, come solitamente fa chi non ha vincoli.
Wolisso, รจ un paese diverso dai soliti siti dove sorgono gli ospedali missionari (almeno quelli che io conosco), non รจ un piccolo villaggio di capanne perso nella natura, lontano da ogni modernitร . C'รจ una lunga strada principale d'asfalto, percorsa da auto, bus e velocissimi bajaj (i piccoli autocarri a tre ruoti cosรฌ comuni in india e sulla costa del Kenya - i tuk tuk), mentre le stradine perpendicolari, se si eccettuano alcune piรน ampie, sono lingue di terra fangose su cui si affacciano piccoli negozietti, accessibili attraverso ponticelli di assi di legno tremolanti. Si puรฒ trovare di tutto, dai tipici vestiti di cotone bianco o colorato, al pane fresco appena sfornato, alla pasta sfusa tenuta in grossi sacchi di iuta, alle scarpe con tacco per signore o quelle con fronzoli per bambine vezzose, alla frutta e verdura disposte in modo invitante sulle bancarelle, alle bevande e biscotti ricchi di coloranti. Ci sono numerosi locali dove trascorrere le serate ed eleganti patisserie dove ordinare dolcetti o spriss juice, dei frullati di frutta densi (mango, papaya e avocado senza aggiunta di acqua o latte), serviti con succo di lime.
La case per i volontari, e per i medici locali stipendiati, sono abitazioni porticate con tre stanze da letto, due bagni, la sala da pranzo e la cucina con dispensa. Tutt'attorno, giardini d'erba incolta (per lo sciopero dei giardinieri) e decine di fiori, di tutti i colori e le varietร conosciuti..e anche di piรน! Lรฌ vivono intere famiglie,
La migliore amica di Emma diventa presto Rhadit, una ragazzina bellissima, con i classici lineamenti etiopi, slanciata ed elegante. Lei sa parlare italiano, essendo cresciuta a contatto con i volontari, e prende subito in simpatia Emma, come fosse una sua sorellina maggiore, coccolandola e proteggendola da Bucchi, la cagnolina che rincorre le bimbe chiassose per giocare.
Le mie giornate trascorrono lente, quasi avessero preso i ritmi locali. Al mattino, mentre gli altri sono al lavoro in corsia o negli uffici della direzione, chiacchiero con Mulu, la signora che si occupa della casa e di cucinare il pranzo, e mi improvviso baby sitter per Matteo e Linda, aspettando che Emma, la mia pigrona, si svegli. Mulu avrร una cinquantina d'anni, penso, eppure viene sempre al lavoro in jeans. Vedo anche molte altre donne portare usualmente i pantaloni e la cosa mi sorprende. Mi fa pensare che le donne qui, la contrario della rurale realtร conosciuta in Kenya, Sudan e Uganda, siano emancipate, che possano (sperare di) tener testa ad un uomo. E ovviamente me ne compiaccio. Ma sarร davvero cosรฌ?
Luglio รจ la stagione delle piogge, in Etiopia. E Wolisso si trova a piรน di duemila metri d'altitudine. Questo implica che piova almeno una volta al giorno, spesso a lungo e abbondantemente, come aprissero una diga sulle montagne intorno e l'acqua si riversasse senza barriere, dirompente. L'aria รจ fresca e il cielo quasi sempre coperto. Ma Emma รจ felice, puรฒ indossare i suoi stivali di gomma rosa, l'impermeabile arancione, saltare nelle pozzanghere schizzandosi fino ai capelli, e ballare sotto la pioggia, come una principessa romantica. Anche io sono felice, anche se รจ la prima volta, qui in Africa, che dormo con le coperte di lana sul letto e non riesco a togliere la felpa nemmeno di giorno.
Ma l'aria profuma sempre di terra e natura bagnata...
Ma l'aria profuma sempre di terra e natura bagnata...
Incontriamo anche Arianna, di ritorno dalla sua vacanza in Marocco con i genitori. Anche lei รจ una presenza costante, continuativa, per Wolisso, lรฌ per svolgere il suo lavoro di medico e gestire gli svariati progetti del CUAMM. Conosce l'amarico e quasi tutte le aree interessanti dell'Etiopia, ha mille aneddoti e curiositร da raccontare su questa terra..e mi ricorda quando anch'io lo facevo con i nuovi arrivati che si trattenevano solo poche settimane, mentre io ci vivevo in quel posto, a Matiri. E l'ho invidiata. Al di lร del viaggio, di cui fortunatamente, grazie ad Ale, non debbo privarmi troppo a lungo, mi manca l'abitare...
Una mattina Emma si sveglia vomitando. E quello che sembrava solo un episodio, si trasforma in un paio di giorni di pena, in cui non riesce a trattenere nulla, nemmeno l'acqua, e piano piano si indebolisce. Fortunatamente, Silvia e Samuela, si prendono cura di lei, visitandola e consigliandomi che fare: semplicemente aspettare, farla riposare e idratarla a piccoli sorsi. Io la coccolo ancora di piรน, tenendola sempre con me, giorno e notte, perdendomi forse un po' di quell'Africa che sono venuta a gustarmi, ma senza rammaricarmene, anzi, dispiacendomi di non poterne mostrare di piรน a Emma, questa volta. Dopo due giorni, si riprende e torna la mia cucciola di sempre. E io tiro un sospiro di sollievo..
In compenso, la notte prima di rientrare in Italia, lo stomaco mi tira un brutto scherzo e mi ripresenta la cena. Samuela si sveglia e mi soccorre sul pavimento del bagno mentre, completamente sudata, sono indecisa tra lo svenimento e il vomito. In queste condizioni non posso viaggiare, penso. Che succederebbe se svenissi in aereo o durante scalo a Istanbul? Chi si prenderebbe cura della mia bimba, che nemmeno capisce l'inglese (al di lร dei primi dieci numeri e di alcuni colori), dato che Ale, per colpa di un fulmine, deve trattenersi a Wolisso altre tre settimane? L'idea mi terrorizza, cosรฌ decido saggiamente di far valere la mia assicurazione. Ale li contatta e descrive loro l'accaduto, preoccupandosi di inviare anche il certificato medico, preparato da Silvia, e tutti i dettagli. Si prende anche amorevolmente cura della sua Emma (e di me), staccandosi per un giorno dal lavoro. Io, dopo ventiquattrore di vita in un'altra dimensione, mi ridesto e faccio capolino in salotto. Emma mi sequestra subito, ovviamente, e io faccio appena in tempo a giocare un po' con lei prima di crollare di nuovo per la nausea e la stanchezza.
L'assicurazione ci prenota (e paga) un altro volo cinque giorni piรน tardi.
Quando lasciamo Wolisso e le ragazze che lรฌ si trattengono (Samuela, Giulia e Ilaria, due specializzande appena arrivate), il sole splende alto e la giornata รจ calda. L'estate รจ alle porte! Sono felice di questa giornata cosรฌ limpida, sembra quasi fatto apposta per farmi vedere l'Etiopia in tutto il suo splendore almeno una volta prima di andarmene. E infatti, il viaggio in macchina fino alla capitale diviene un regalo. Vedo le immense pianure verdi dell'altipiano, le mandrie che pascolano o aiutano gli uomini ad arare i campi, i piccoli villaggi allungati sulla strada che brulicano di vita indaffarata, il cielo carico di nubi bianche, soffici. Respiro l'aria della mia Africa, umida, calda, l'inconfondibile mix di aromi che la contraddistingue: terra (rossa) bagnata, natura incontaminata, legno, frutta e bucce essiccate al sole negli scoli, capre che ruminano tra l'immondizia, uomini e donne che lavorano sotto il cielo, fiori esotici e setosi, bambini che corrono scalzi, popcorn e caffรจ bollente servito lungo la strada.
Sebbene l'abbia vissuto in sordina, complice l'ansia di madre e il mio malessere fisico, ogni viaggio in Africa รจ per me un dono prezioso, un'occasione irrinunciabile. E mi lascia inevitabilmente dentro, davvero nel profondo, il desiderio di tornarci presto, di prendere un nuovo volo. E di portare Emma con me.
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