Contro i mulini a vento si può vincere?
Monica mi ha chiamata spaventata. Stava venendo all’ospedale con Eveline Joy che ancora, dopo qualche giorno dall’ultima visita, ha la febbre alta. Ho chiesto a Josec di ritardare la Clinic Mobile e di correre a Kathwana a recuperarle…
Eveline Joy arriva all’ospedale priva di conoscenza, con le convulsioni. Apophie la visita e le infila il tubicino dell’ossigeno nel naso per aiutarla a respirare. E poi la lascia lì, con Monica, sul lettino dell’ambulatorio dei miracoli, accanto ad un altro piccolo che respira con un rantolo da tabagista incallito. Entrambi sono collegati alla stessa bombola d’ossigeno (stanno condividendo l’aria). Entrambi hanno addosso gli sguardi tremati delle madri, due angeli che sorvegliano il filo sottile a cui questa notte rimarranno appese due piccole vite. Passo appena prima di cena davanti alla stanza. Monica e l’altra signora sono sedute sul lettino da visita, ai bordi. Fissano il muro davanti a loro stringendo i bambini tra le braccia. Non dicono una parola. Si sente solo il ronzio dell’ossigeno che fluisce dai tubicini. Sposto le barelle in sosta nel corridoio e gliele porgo, se mai dovessero sentire l’esigenza di staccarsi dalla veglia e dormire un po’ senza anchilosarsi su una sedia. Mi sorridono, mi ringraziano. Do loro la buonanotte e un bacino sulle due piccole testoline addormentate. Esco…con la solita sensazione di cuore pesante…
Sono giorni densi, senza fine, quelli degli ultimi mesi. Giorni senza notti, settimane senza week end. Qualche breve pausa che dà l’illusione della fuga. Ma poi si ritorna sempre qui, con il pensiero, con il corpo. Ad affrontare i mille problemi che quotidianamente bussano alla porta dell’ufficio e mi “distraggono” dagli impegni. Gli infermieri che non hanno al centro del loro universo il paziente, i debiti che si coprono a sento in un continuo ciclo di “saldo e riapro”, la water plant che fa acqua (!!)…a volte punto la lancia contro l’aria e cerco di ferire i mulini a vento che roteano le loro pale nella tempesta. Ma spesso mi ritrovo disarcionata, frullata, scaraventata a terra. E rialzarsi a volte ha il retrogusto della sconfitta. Ma poi incrocio gli occhi di Monica, tornando a casa, e ricordo il perché di tanto accanimento in una lotta che può sembrare impari. E scopro che è possibile vincere…anche contro i mulini a vento….
Mama bwega ^_^
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