Pasaka njema!
Oggi non è stata la classica domenica pasquale. Il risveglio lento della festa non c’è stato. Appena dopo la sveglia, il gallo fittizio che a volte violenta il mio sonno, sono stata chiamata da Peter. Stephen e gli altri, i membri del gruppo di Matiri che, assieme al sindaco, gestisce il villaggio e l’area circostante, erano già qui. Eppure l’accordo era di incontrarsi più tardi, per un briefing prima del grande, importate meeting di Matiri con il rappresentante del Tharaka dell’attuale governo, un pezzo grosso, insomma. E infatti, credo gentilmente, ho chiesto loro di incontrarci più tardi e darmi almeno il tempo di svegliarmi davvero!
Ho stampato ogni progetto o descrizione del nostro ospedale, indossato il mio vestito azzurro recuperato dall’ultima asta e mi sono avviata, sotto ad un sole fendente verso il market, dove Stephen mi attendeva. Anche Ale ha voluto esserci e ne sono stata felice. Lui e la sua camicia rossa di lino, anch’essa recuperata dall’asta, mi hanno raggiunto poco dopo, mentre aspettavo davanti all’oratorio, il grande edificio lungo la strada che scende al fiume, dove tante volte abbiamo organizzato feste di saluto e di matrimonio. Dopo una breve tappa da Regina, bellissima nel suo vestito bianco della festa, ci siamo avviati per il meeting. L’MP è arrivato con qualche minuto di ritardo, abbastanza comune qui in Africa. Mi hanno fatto accomodare di fianco a lui, sul palco, mentre Ale si è seduto in platea. E, contrariamente all’agenda stabilita, è arrivato il momento di parlare dell’ospedale quasi subito, dopo una breve introduzione di Stephen, proprio tra la preghiera e l’amministrazione locale. Ho mostrato all’MP i report del 2008, descriventi la nostra mole di lavoro, il servizio offerto in termini di prestazioni e numero di pazienti trattati. Ho cercato di puntualizzare l’ovvio, l’importanza di questa struttura nel mezzo del niente, voluta e tutt’ora mantenuta dagli italiani. E poi ho scartato il proverbiale uovo scoprendone la sorpresa. Dalla platea, ovvero dalla gente di Matiri, sono scaturite le richieste per il nostro (anzi, è più corretto dire loro, ora più che mai) ospedale. Un’ambulanza nuova, un servizio mortuario che sia degno di questo nome, un supporto dal governo in termini di pagamento dei salari di alcuni dipendenti, un altro medico. Ognuno ha premesso quanto sia importante il St. Orsola, non solo per i pazienti, ma anche per la comunità, come fonte inesauribile, per ora, di progresso ed espansione. Come se se ne stessero occupando loro, finalmente, come una creatura forgiata da altri ma consegnata preziosamente ad ogni singolo individuo, responsabilizzandolo. Mi è piaciuto molto, ho iniziato a sorridere ai miei pensieri, inseguendoli. Una sorpresa pasquale inattesa. Desiderata. Più volte ho cercato di trasmettere il messaggio che in realtà stanno lavorando per loro stessi, non per i mochongo lontani che un giorno nemmeno più ci saranno nelle loro vite, lasciando solo l’eco di qualcosa di buono che hanno iniziato.
Più volte ci hanno ringraziati. Noi Italiani, intendo. Noi che abbiamo portato iniziative, soldi, progetti. Noi che ancora adesso facciamo del nostro meglio, e a volte di più, per progredire. Noi che non molliamo mai.
Ho strappato qualche promessa all’MP. Sarà mia premura ricordagli di mantenerle, ogni giorno, fino allo sfinimento. Forse è l’ultima cosa che farò qui, forse nemmeno vedrò questi frutti. Ma lassù, su quel palco, per circa una manciata di secondi, mi sono sentita orgogliosa della mia piccola, insignificante esistenza. Perché ho avvertito, fisicamente quasi, l’importanza di quello che altri hanno costruito ma che anche io, sebbene limitatamente, contribuisco a mantenere.
Sta piovendo. Forte, questa sera. Nicoletta e Donata sono già in camera, non si riesce a stare sotto alla pergola, se non con una muta da surf! Ale sta chattando con amici lontani. Io ascolto la pioggia. Odoro l’aria che profuma di terra bagnata. I lampi squarciano il cielo, illuminano la stanza e subito dopo segue il tuono, prepotente. Quasi si riappropriasse del suono della notte fino a ieri sera di prerogativa dei grilli e delle rane. Sono seduta sul pavimento e l’acqua, penetrando attraverso il tetto, mi sta bagnando. E questo mi fa sorridere….
Pasaka njema…tuonane…

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