Piccoli grandi momenti…
Il meeting
Stamattina non sarei uscita dal mio abbraccio per nulla al mondo. Coccolata, nella penombra, appena coperta dal lenzuolo per scaldare la pelle rinfrescata dall’aria frizzantina, ho spento la sveglia due volte. Ma poi, il dovere, mi ha chiamata a rapporto poco dopo le 7. Era previsto un meeting, per le 9. Importante, come lo sono tutti ultimamente, perché si tratta di riguadagnare la fiducia ed il buon umore dello staff. E conquistarli non è facile, soprattutto se si devono far loro digerire delle decisioni non proprio popolari.
E così, uscita dal nido ancora un po’ assonnata, ho fatto colazione tuffando gli occhi nella mia mata vallata, assieme a Nicoletta, svegliata qualche minuto prima dalle chiacchiere chiassose di Peter e Donata. Ho preso con me gli appunti di cui avevamo discusso il giorno prima con tutto il management team e le chiavi della scuola e mi sono avviata, scendendo piano i gradini, un po’ nervosa.
Stranamente erano tutti puntuali! Mentre Rita e Sr. Pryia erano in ritardo. E sono rimasta lì da sola (quanto mi è mancata Ori!) a vederli sfilare davanti a me, sotto al sole tiepido. Lo ammetto, avrei voluto far parlare qualcun altro, ma forse questo ha causato fraintendimenti in passato. Così, indossate maschera e pinne, mi sono buttata nell’oceano profondo sperando almeno di riuscire a stare a galla! Ho dato prima le buone notizie, detto loro che non ci saranno aumenti nei nuovi contratti ma che in questo modo non saremo costretti a tagliare gli stipendi poi, a Maggio, come preannunciato. Ho posto l’accento sull’ottimo lavoro che stanno facendo in Italia, l’associazione ed i singoli, e ora anche in Spagna grazie a Mari e Ori, pur di non lasciare a piedi questo ospedale. Il modo testardo in cui stanno riparando una ruota di scorta per arrivare almeno al prossimo pit stop e comprare un treno nuovo di gomme per rimetterci in corsa (e questa sana lotta, questa caparbietà nel voler restare in piedi in un momento tanto difficile mi commuove e mi riempie di fiducia nel futuro e nelle persone…una fiducia che avevo perso tanto tempo fa…..). E poi, via via, ho dato tutte le risposte alle domande lasciate in sospeso all’ultimo meeting. Ho ricevuto persino degli applausi per il semplice fatto che abbiamo dimostrato di saper ascoltare e prendere se non altro in considerazione le loro esigenze! Mamma mia! Non ho goduto di quello scroscio di mani, concentrata sulle frasi successive e decisamente timida. Credo di essere pure arrossita per un po’…
Infine, l’attenzione della platea si è spostata su Rita, sul loro desiderio di farne il prossimo amministratore. Perché conosce questa gente da più di vent’anni, parla la loro lingua, capisce le loro sfumature più di chiunque altro. Certo, non più della gente locale! Ma all’unanimità lo staff ha riposto in lei un’enorme fiducia, incondizionata, cieca. Per l’ottimo lavoro sempre fatto, anche prima, col dispensario che, come è stato sottolineato, non è mai fallito. E forse Rita davvero è la più indicata a diventare l’amministratore dell’ospedale. Ma ho accentato anche il fatto che, in realtà, errori di amministrazione probabilmente ce ne sono sempre stati, anche in passato, ma l’esubero di denaro lo ha fatto passare in secondo piano assestando gli eventuali colpi e nessuno ha mai dovuto stringere la cinghia. E che un dispensario non è certo paragonabile ad un ospedale completo. Giusto per non togliere nulla a chi, fin dall’inizio, ha dato oltre il possibile, a volte, pur di costruire e difendere il nostro ospedale…
Tornando a casa, dopo aver chiarito altri dettagli, ho respirato forte l’aria mite in risalita dalla vallata. Guardando i sassi infossati tra la terra rossa ho sorriso, soddisfatta di quanto detto, deciso, fatto. Serena…
Evviva l'asilo!!

Rita, la piccola Rita, è andata a casa. Camminando. Da sola, con il solo sostegno del muro. Cammina da sola e ride, ogni volta che la guardi. Prima sbircia con i suoi occhioni oltre te stesso, sembra quasi che vada oltre il corpo e ti scruti direttamente l’anima. E poi si apre il suo sorriso di bambina. E muove nervosamente i piedini, correndo, quasi, per fingere di scappare. Invece si gira e aspetta.
Joy, invece, è ancora qui, con la sua mamma e la cicciona. Il suo broncino dagli occhi scuri è delizioso. Appare pensierosa, attenta a quello che le succede attorno. E poi sembra rielaborare il mondo con la sua testolina capricciosa. Ma basta avvicinarsi con il viso al suo, darle dei bacini dolci, piano piano. E lei si fa coccolare e sorride quasi a ringraziare. Ah, soffre anche il solletico!
Timothy è tornato. Eretto. Cammina da solo. Per lui il sorriso non è mai stato un problema! Ha un viso paffuto, la salute gli esplode dai pori, dagli occhi. Ora è qui con uno zio che, impacciato, lo lava tutti i giorni, su indicazione di Cristiana e Nicoletta. Si, il nuovo trend del St. Orsola è lavare tutti i bambini, ogni giorno (mi ricorda quando Angela ed io passavamo per le camere con asciugamano e sabuni e Kariuki era sempre il primo a seguirci per fare la doccia all’unico rubinetto esterno, con l’acqua fresca…5 anni fa…mamma mia…).
All’asilo improvvisato c’è anche una ragazzina di 10 anni con una distrofia degenerativa. Cammina sulle punte dei piedi, non sicura. E quando mi guarda sembra stia ammirando una fotografia, desiderosa di ingurgitare ogni dettaglio.
E Peter. Irrecuperabile. Non riesce nemmeno a reggere la testa, a stringere qualcosa in mano. Ma siede sempre appoggiato alla mamma, tra gli altri bambini, le chiacchiere, le grida, i giochi. Anche se niente sembra raggiungerlo, là in fondo, nel suo mondo isolato, triste, solitario.
A volte pure io vivo nel mondo di Peter…
Piove!
La pioggia è arrivata. Quasi sempre di notte, o alla mattina, prestissimo. Violenta, sul tetto rumoroso di camera mia. Entra prepotente dalla finestra. Allaga il pavimento, gocciolando dalla tenda scostata. E l’aria si fa subito fresca. Ma ho finalmente indossato gli stivali neri da pioggia comperati con Fede!
È una benedizione per questa terra. L’acqua. Sotto questo cielo avaro le persone soffrono la fame, soprattutto qui, dove l’agricoltura è l’unica fonte di guadagno per la maggior parte di loro. E ogni goccia diventa preziosa, attesa. Anche se le strade crollano consumate e spostarsi diventa un’impresa con esito incerto. Ma la natura gradisce sempre, lo si nota anche dai fiori rosa della bouganville che si imperlano e brillano sotto al sole.
Adoro la pioggia. Adoro sentirla cadere di notte, rinchiusa nel mio letto. Udire il tuono lontano, annunciato dal fulmine che illumina la mia stanza a giorno. Persino le gocce dal soffitto, ormai, mi sono familiari. A volte faccio scivolare la mano oltre la zanzariera e la allungo per cercarle, per conoscerle meglio. La pelle è sempre infreddolita e umida, quando piove. L’aria fresca entra da una finestra, fa un giretto nel mio bozzolo e poi esce dall’altra finestra, disperdendo il calore accumulato, spogliando pure la mente da ogni pensiero…e mi sento rinascere, in equilibrio con le foglie e le stelle…
Abbi sempre fiducia in te stessa. Sii convinta che la tua sensibilità ti suggerirà sempre le parole giuste che tu, proprio tu, dovrai dire per comunicare sia cose belle e non... chi ti ascolta non ti fraintenderà, ti apprezzerà....e tu sarai più serena...buon lavoro! E buona Pasqua....
RispondiElimina