By the way, we are very togetha!!!!
Buffalo soldier, dreadlock rasta…
Il mio cellulare mi ha svegliata appena in tempo. Ho sentito la voce di Ori, sotto alla pergola, che si allontanava, l’enorme valigia strisciata sui sassi. Sono uscita e lei non c’era più. Era già al gate ad aspettare il matatu per Chuka. L’ho chiamata e ci siamo incontrate sulla stradina, proprio sotto all’albero, davanti alla casa delle suore. L’aria era fresca, ancora grigia. Il cielo velato dalle nuvole della pioggia che ormai da giorni promettono ma non mantengono mai. Io ero totalmente insonnolita, ma le emozioni di quell’abbraccio mi hanno scrollato e svegliato completamente. Ori, la mia fatina del sorriso, stava piangendo. Ma che ci fa questo posto che lasciarlo, anche solo per breve tempo, ci fa così male? Non abbiamo detto molto, sapevamo già tutto. Ci siamo guardate a lungo negli occhi, verde nel verde. E poi, con un gran sorriso, ci siamo salutate.
Negli ultimi giorni, dopo la partenza di Mari, lei è rimasta sola in sala parto….e i parti sono triplicati! Due giorni fa ce ne sono stati 13, dall’alba al tramonto. E ieri mattina, proprio prima della sua lezione sull’umanizzazione della nascita, ne ha fatto uno al volo! Appena il tempo di entrare in sala a chiamare gli infermieri per il meeting, constatare che una donna era stesa, pronta, sul letto, smuovere la situazione, con la sua solita amalgama di dolcezza, pazienza e abilità, e il bambino era lì, a sbirciare il mondo colorato di rosso dalle tendine nuove alle finestre. E poi è corsa in aula e ha iniziato. Ha parlato con la sua solita dolcezza e la passione che riversa nel suo lavoro. Che poi, per lei, lavoro non è. Ori non fa l’ostetrica, Ori è un’ostetrica. Come se nella vita, pur avendone le capacità, non potesse essere nient’altro. Per lei, la nascita è un evento sacro. Ogni parto raccoglie in sé il miracolo primordiale della creazione dell’uomo e le forze della natura. La donna è al centro della sua attenzione, non è una fabbrica di figli, come invece è vista qui, ma un essere fragile e forte allo stesso tempo, che va quasi venerato, di sicuro assecondato, protetto, coccolato, perché sta generando vita preziosa. E forse è riuscita a trasmettere questa visione anche agli infermieri di qui che l’ascoltavano meravigliati. Quanto lontane sono le nostre culture, in tante piccole sfaccettature di cui ti rendi conto solo vivendo qui a lungo. Non sempre si può o è giusto fare un copia-incolla dell’Europa su questo substrato a cui non diamo nemmeno il tempo di assorbire i cambiamenti. E le buone intenzioni diventano quasi una violenza.
Ha salutato tutti, volando di abbraccio in abbraccio come una farfalla e lasciando un pezzetto di cuore con ognuno.
E poi, in serata, la grande festa da Regina. Ori ha cucinato tutto il giorno, pizzette e panzerotti, e noi l’abbiamo aiutata. E poi ci siamo fatte belle per l’occasione. Ori indossava un paio di jeans con una canotta marrone a fiori rosa antico. Donata una lunga gonna rossa con le ciabattine col tacco da me prestate. Io un paio di jeans ed una maglietta, cercando di non essere esagerata in una serata che già per definizione ci mette sotto ad un riflettore e amplifica ogni piega del volto. Abbiamo portato un computer per la musica e poi Ale e Kenneth hanno installato gli amplificatori. Posati i vassoi sul tavolo eravamo pronti per iniziare. E piano piano sono arrivati tutti. E la festa si è scaldata gradatamente, iniziando prima a giocare a biliardo e a fare qualche chiacchiera discreta. E poi, mano a mano che il grado alcolico saliva, ci siamo sciolti ballando reggae e ska ad alto volume. Si sono divertiti tutti. Anche le donne, che per la prima volta da un anno e mezzo a questa parte, ho visto entrare in un pub, alla sera, sedersi tra gli uomini e bere una soda chiacchierando disinvolte. Solo Ori è riuscita a fare tanto! Le nostre due Margareth erano lì, accompagnate dai mariti solo per la tranquillità di attraversare il paese senza correre rischi..ma che avrebbero lasciato molto più volentieri a casa. Il desiderio, la necessità di rivalsa è palpabile tra loro. Donne calpestate, considerate alla stregua di animali domestici, alcune, o di semplice tappezzeria e quindi prive di parola e di iniziativa, di pensieri, di bisogni. Non lo so se questo lento, perché richiede tempo, ma improvviso, perché è esploso solo ora, processo di affermazione femminile sia iniziato per la nostra presenza qui e quindi per l’esempio costantemente sotto agli occhi di come potrebbe (dovrebbe) essere. O forse è solo il naturale andamento delle cose, così come è successo altrove nel mondo…così come succederà, forse, ovunque…un giorno.
La notte è stata super affollata nel theatre e così non tutti hanno potuto essere presenti alla festa, inchiodati a ricucire un uomo a cui hanno troncato di netto una mano a pangate, un altro colpito da una freccia che gli ha fatto uscire l’intestino, completando poi con l’ennesimo cesareo d’urgenza. Dopo la festa, Ori è passata a salutare anche loro, lo staff della sala operatoria. Ferma sull’uscio della porta, senza entrare per preservare la precaria sterilità della stanza, ha abbracciato virtualmente tutti, stringendoli al cuore, commuovendosi mentre scuoteva la mano e bisbigliava ciao. Mi è sembrato di vederla, perché so esattamente come si è sentita in quel momento….
È rimasta qui più di un mese. Ma sembra che sia stata qui da sempre. E ora avverto il vuoto che ha lasciato. Ma gli amici veri lontani non lo sono mai…è solo un dettaglio geografico! In fondo, come dicono qui, by the way, we are very togetha...for eva!!
Safari njema Makena, nakupenda rafiki...tuonane!
...tatina mia...mi si bloccano le parole soffocate dal pianto,ho letto tutto d'un fiato come se scorrese un film rapido nel mio cuore,rapide le scene,rapide le emozioni di quei lenti battiti e desideri.. le mie lacrime bagnano il mio cuore non solo il mio viso..sente quasi di esplodere per il dolore del distacco..eppure sono nella mia casina circondata dall'amore premuroso della mia famiglia,ma c'è sempre qualcosa che va al di la e che ti chiama..e tu sai bene cosa sia...ancora il mio cuore ha deciso di lasciarmi e rimanere li..a custodire per me ogni sorriso,sguardo,emozione,pianto...il battito della nostra Africa...
RispondiElimina...sei con me..lo sento...e io sono li con te..ti abbraccio ancora...lo senti??fortissimo...
vigila la sala parto dolcemente e rispettosamente e fa che lo spirito dell'amore per la nascita non si disperda..
NAKUPENDA RAFIKI YANGU...IT' S TRUE...WE ARE VERY TOGETHER...