Breaking News

Che la forza sia con noi!!

Ieri ho anticipato la sveglia. Pensando fosse tardi, ho accelerato ogni movimento, salvo accorgermi che erano appena le 7 e rallentare di nuovo. Il portico era già operoso. Mari aveva cucinato le patate dolci per colazione e le stava sbucciando. La vallata sonnecchiava ancora ma già traspariva l’arancione tipico del sorgere del sole.

Ho indossato la gonna bianca, educata, che la mia mamma ha cucito per me e una maglietta viola..che a pensarci bene è un colore che a teatro porta davvero sfortuna! Ma sul palcoscenico calcato ieri è stata invece di buon auspicio. La riunione è iniziata con una mezz’oretta di ritardo, ma qui è abbastanza comune. C’erano tutti. Piano piano, in successione discreta o a manciate, sono scesi dalla scala di cemento che affianca la pediatria. Li ho guardati sfilare ed entrare nella scuola, in attesa, mentre Ori mi teneva le mani e ne avvertiva il tremore. Si, ero nervosa. Non sono disinvolta quando devo parlare davanti ad una nutrita platea pronta a giudicare e a decretare un’eventuale sconfitta. Ma il più è iniziare..poi le parole, sebbene straniere, fluiscono da sé. Ho lasciato spazio alle loro richieste, ai dubbi, alle critiche, ai suggerimenti, alle semplici domande e ai sospetti, premettendo che il meeting era stato concepito proprio come un confessionale, una chiacchierata in un salotto allargato, tra amici. Ho raccolto il fardello e ho iniziato a rispondere, a delucidare. Lo sconforto maggiore è legato al senso di precarietà che si respira ora, l’incognita sul giorno dopo. La paura che piano piano venga licenziato metà del personale con estrazioni a sorte, come era stato detto dall’amministratore durante il meeting precedente, alla stessa platea, facendo forse del terrorismo gratuito che ha solo leso i rapporti e l’umore. Se dei licenziamenti saranno necessari, in realtà, saranno fatti con chiari criteri logici, senza decimare lo staff e rischiare così di non avere personale sufficiente per prendersi cura dei pazienti.

Non mi dilungherò nel descrivere ogni singolo attimo di un quanto mai vivo meeting generale. Nel flusso di domande e risposte sono naufragati piccoli e grandi problemi, incomprensioni, voti di sfiducia per un personaggio che, almeno al negativo, mette tutti d’accordo. Sono emersi anche particolari inaspettati, curiosi, come la non genuinità di qualcuno in platea, presente solo per riportare porzioni di discussioni condite a presunti bosses , avidi di dettagli da manipolare. Ma non c’è niente da nascondere…e forse scrivere, per me, è un modo per ovviare ad eventuali alterazioni...

By the way, credo di essermela cavata bene, dai commenti successivi raccolti da Ori e Mari. Sono riuscita a far passare il messaggio che è possibile dialogare, che si possono trovare anche soluzioni alternative o che invece, nel caso di azioni impopolari, si è tutti sulla stessa barca e insieme possiamo navigare attraverso un mare non amichevole. Let us work on it…


Verso sera, prima di cena, siamo andati da Regina per l’aperitivo e abbiamo improvvisato una piccola festa. Eravamo tutti lì per salutare quattro delle nostre amiche che oggi sono partite per Nairobi e che, tra stasera e domani, torneranno alle loro realtà. Ci siamo spostati con l’ambulanza per via della mia gamba non del tutto guarita. Anche Peter e Gabriel sono venuti con noi. E poi papà Mbaabu ha accompagnato Giulia e Simona che avevano qualche timore a uscire da sole nel buio. E così la famiglia del tamarindo si è ricostituita sotto alle stelle del market, sulle sedie sparse sulla terra davanti al pub.

E poi, questa mattina, se ne sono andate…

Giulia e Simona, Cip&Ciop come le ho definite io, sono state con noi un mese. Due giovani dottoresse che hanno trovato, da sole, il loro ruolo a Matiri, prestandosi ad ogni sfaccettatura offerta dalla loro professione. Hanno fatto i vaccini durante le clinic mobile, i prelievi in laboratorio, le ferriste in sala operatoria, hanno accolto i nuovi nati e medicato i pazienti negli ambulatori.

Mari e Coloma, arrivate con Ori che ancora, fortunatamente, si trattiene. Anche Coloma è stata un jolly, aiutando in sala parto, in dieta (la sala operatoria) e negli ambulatori. E poi Mari, il cui ruolo non ha avuto bisogno di essere ulteriormente ricollocato. Insieme ad Ori ha rivoltato il reparto maternità, un po’ alla deriva dopo l’abbandono di Rita che per il momento si sta concentrando sui suoi 16 bambini. E ha rivoltato anche la guest house, riportando l’eco di giorni trascorsi (mancava solo Sonia…). È stato bello averla qui di nuovo, averla vicina. Mi ha abbracciato forte, prima di salire sul matatu di Kithingi..e avrei voluto trattenere anche lei, come Fede. Ma il trauma del distacco è necessario per assaporare la magia dei ritorni. Mi ha lasciato la sua camicetta rossa e un messaggio..che la forza sia con te!! E la promessa di rivederci a Luglio, a Maiorca, dove lei abita. Tuonane Kagendo…


I ritorni di oggi sono stati magici davvero. Sono entrata nella palestra per la fisioterapia e vi ho trovato l’asilo! Nicoletta stava cercando di gestire tre bambine e tre mamme, da sola.

Rita. È la bambina trattata da Pepu, il suo successo. Una bimba che sembrava autistica. Non si muoveva se non con la madre. Non camminava. Non riusciva nemmeno ad alzarsi. E non rideva mai. Quando sono entrata stava giocando, sorridendo appena, sebbene sempre pensierosa e un po’ malinconica (ma può essere malinconico un bambino di un paio d’anni? C’è qualcosa nel suo sguardo che mi ricorda mia sorella….). Si è alzata da sola per raggiungere una stellina sorridente appoggiata su uno sgabello bianco. E poi, aggrappata al dito di Nicoletta, ha camminato. Rita cammina. Tornerà a casa che camminerà da sola. Sembra quasi una magia…

Dorothie. È una bimba down, sempre sorridente. Forse perché ritenuta diversa, non è mai stata stimolata abbastanza, come gli altri bambini, a camminare e a socializzare. L’ho vista giocare con Rita, rubandosi di mano l’una all’altra i palloncini colorati. E poi, sempre per raggiungere una stella, si è alzata e aggrappata allo sgabello. C’è tempo anche per lei di migliorare finchè Nicoletta e Cristiana resteranno qui.

Joy. È tornata pure lei, con Monica, la mamma, e la sua sorellina cicciona (o sissona, come dice la mamma), sempre più tornita, il manifesto della salute. È stato difficile far sorridere Joy, sempre imbronciata e testarda. Del suo completino da ape rossa e bianca le sono rimaste solo le scarpine lavorate a maglia. Indossava un vestitino verde menta fresca, con il collettino di pizzo bianco. Ma di fare gli esercizi proprio non ne aveva voglia! Poco male, resterà ricoverata qui per un po’…e magari un giorno camminerà anche lei….

Peter. Un bambino di 2 anni e mezzo. Poco più di 4 kg. Malnutrito, dunque. Probabilmente irrecuperabile. Aspettava fuori e quando è entrato con la sua mamma ho sentito un po’ di freddo attraverso la pelle. Un sacchettino di ossa, piccolo piccolo, con appena la forza di piangere. Non sempre i miracoli possono accadere, ma almeno, restando qui ricoverato, potrà mangiare e ristabilirsi un po’.

Come qualcuno ha osservato anche durante il meeting, questo ospedale è una benedizione per molti, non può chiudere. Persone che altrimenti non avrebbero modo di curarsi. Bambini senza alternative. Adulti, anziani senza via d’uscita. Malgrado i suoi limiti, è la migliore (a volte l’unica) assistenza sanitaria nel mezzo del niente. Un niente che in questi giorni sta diventando sempre più arido e rovente. E un’assistenza che ricopre tutti gli aspetti della realtà vissuta tra queste sterpaglie sterili. È quasi un dovere non mollare, trovare, oltre ai fondi che così faticosamente stiamo cercando in Italia, dei sostegni locali per questo cantiere sempre aperto. Sarà un po' come sforzarsi di raggiungere una stella su uno sgabello..
Che la forza sia con noi…sempre!!

Nessun commento