Di nuovo in pista...
In questi giorni sto lottando contro dei mulini a vento. O contro dei mostri che mai soccomberanno. O contro un guerriero di cristallo. Questo lo scoprirò soltanto dopo la lotta, quando si conteranno i superstiti sul campo di battaglia…
Ho parlato a sister Pryia, ieri, della mia esigenza di chiarire alcune cose con il personale che sembra in balia di se stesso. Non per far marcia indietro e darle tutte vinte a loro, come crede lei, semplicemente per puntualizzare ciò che è sembrato cristallino e invece è risultato solo un polverone oscuro e spaventoso. A volte padre Silas tende ad uscire di binario e ad occuparsi di cose al di là delle sue competenze e questo genera confusione . E lei mi ha risposto che sono io a creare scompiglio proprio adesso che le cose stanno andando bene…stanno andando bene? Ma che film sta guardando? O meglio, che film si sta facendo? E io creo scompiglio solo perché ho voce in capitolo e a volte non concordo con le decisioni prese da chi, secondo lei, è il deus ex machina che ha salvato l’ospedale? Beh…evviva la tempesta, a questo punto, evviva il vento che spazza le foglie morte e le solleva in una girandola che ascende al cielo!
Giovedì ho fissato il mio meeting..
E poi, sempre credendo di lottare, questo pomeriggio sono andata al Dream per dare un’occhiata alle loro flow chart, ai loro protocolli di trattamento dei pazienti HIV, in particolare i neonati di madri infette. Ho spiegato loro l’esigenza, che credevo essere solo mia in realtà, di avere un protocollo comune di trattamento per le madri sieropositive, per non arrivare davanti alla paziente e tergiversare andandosi contro e travolgendo la malcapitata già in delicate condizioni psicologiche. E pure Rispah sembrava d’accordo con me e desiderosa di arrivare ad una soluzione. Per i pazienti, come anche lei ha aggiunto. Questo lancia uno spiraglio di luce sul dialogo futuro..
Ho girato tutto il giorno, camminando sulla mia gamba in ripresa che però a fine sera sembra un cotechino lessato. Si gonfia e nasconde pure le ossa della caviglia. Nel corridoio, mentre chiacchieravo con Christian ancora in turno nella sala raggi, ho incrociato un ragazzo venuto all’ospedale per rimuovere il gesso. La sua frattura, però, non era bella quanto la mia! Un ragazzo trendy, alla moda, con un bandana sulla testa e il fazzoletto con i colori Giamaicani sul gesso, così come io mettevo un telino ritagliato da un vecchio lenzuolo. Abbiamo chiacchierato un po’. E poi sono sgattaiolata in pediatria. Da quanto non ci andavo! In questo momento ci sono due bambini bellissimi, Katheni e Nkambi. La loro ristata, mentre giocano con i palloncini colorati, disperde allegria nell’aria. Sembra impossibile che siano ammalati.
Sto lentamente tornando a vivere l’ospedale. I suoi problemi. Le sue gioie. Le sue tristezze ( questa settimana sono morti 6 neonati). Il tempo della mia prigionia, alla fine, è passato in fretta. Ma mi sembra quasi di aver perduto un mese di vita. Di essere in ritardo su tutto, fuori dai giochi. Ma tornerò presto in corsa…in tutti i sensi!
Ora mi siedo sotto al mio tamarindo, ad ascoltare il suono del vento tra le fronde e godermi un po’ di brezza dopo l’ennesimo pomeriggio torrido. Oriella si sta prendendo cura di me. Mi massaggia tutti i gironi la gamba per aiutarmi a drenare i liquidi. Anche questa è una mia lotta personale. Ma lottare contro il destino a volte avverso è una cosa che so fare bene, ormai…
Mama buega…
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