Le mie prigioni!
Un’altra settimana si è conclusa. Ed io finalmente sono evasa di prigione…
Ho tolto l’odiato gesso che mi ha ancorata troppo a lungo. Ora la riabilitazione sarà lunga, il mio piede sembra non volerne sapere di stendersi e camminare è ancora un’impresa che richiede concentrazione e cautela.
Charity, qualche sera fa, mentre ero in ospedale per l’ennesimo cesareo notturno, mi aveva detto che io sono molto fortunata ad avere un gesso ma abitare in una casa di mattoni, pulita. I pazienti che vivono nel bush devono fare i conti con un nemico per noi impensato, un nemico che sa essere crudele, un nemico che sa braccare senza bisogno di agguati…le formiche, piccole innocue formiche che entrano nel gesso e si perdono tra la pelle e il cotone senza uscire più, urticando. E infatti ho pensato proprio a questo, durante la mia prigionia. Quanto difficile debba essere per qualcuno che vive qui affrontare ogni cosa, senza alcuna comodità o agevolazione dovuta allo stato di paziente, di malato, di bisognoso di supporto.
Christian mi ha tagliato il gesso, facendo bene attenzione, questa volta, a non tagliarmi la pelle. Ad ogni sospiro si fermava e mi chiedeva se andasse tutto bene. Chissà se hanno la stessa delicata considerazione per tutti i pazienti. Ori e Mari erano con me, a sostenermi, per essere testimoni di un evento, con la curiosità di vedere in che condizioni versava la mia gamba costretta così a lungo al chiuso, anche sotto il sole a picco. E le suddette condizioni erano per l’appunto pessime! Il polpaccio magrissimo, la caviglia gonfia, edematosa, la polvere solidificatasi sulla pelle. Uno schifo, insomma! Christian me l’ha ripulita un po’, sempre con estrema delicatezza, continuando a dire che si sentiva onorato per aver fatto la prima lastra dopo l’incidente e aver rimosso l’ultimo gesso. E poi ho provato a camminare. Ho finalmente indossato il mio fido infradito e mi sono aggrappata alla stampella, temendo di avvertire un dolore esagerato. Invece è stato un successo, l’osso non doleva più! L’unico problema è che ora la mia caviglia è bloccata. Ma piano piano supererò anche questa stazione e il mio treno ripartirà di nuovo. Sono tornata a casa nella penombra, misurando ogni passo, quasi assaporando l’aria sulla pelle e la sensazione sei sassi sotto alle suole.
Proprio prima di cena, con Ale, Ori e Mari, abbiamo affrontato il pesante nocciolo di una questione delicatissima che mi pone in una spiacevole posizione impopolare e che affligge l’intero staff. In questo momento, dall’Italia, i rubinetti gocciolano appena. L’associazione fatica a trovare i soldi che mensilmente questo ospedale si beve come acqua fresca, con la stessa naturalezza con cui scorre il fiume. Si deve far fronte ad una spesa sempre crescente con introiti ridotti ai minimi storici per via della crisi che sta attanagliando un po’ tutta l’Europa. E come sempre, a farne le spese sono i più deboli. Così abbiamo dovuto prendere la triste decisione di tagliare alcune spese, le più incisive sul bilancio. E non potendo ridurre diesel e farmaci, che seguono i bisogni dell’ospedale e quindi dei pazienti, l’associazione ha deciso di tagliare sul personale. Con licenziamenti o decremento di stipendio, a scelta dello staff stesso. E probabilmente, di tutto il vissuto, sarò ricordata come il direttore che ha ridotto i dipendenti sul lastrico! Ma questo è indipendente dal mio volere, dalle mie possibilità. Io che cerco sempre di venire in contro alle loro esigenze, anche aiutando di tasca mia con prestiti a volte nemmeno restituiti. Conosco bene ormai la difficoltà di affrontare la vita in questi villaggi. Ma so anche che è esattamente quello che succede in ogni angolo del mondo in questo momento. E qui non siamo certo immuni alla crisi (pure in questo siamo tutti uguali). È che qui ha un’eco maggiore perché colpisce chi già fa i conti con la vita tutti i giorni, chi ha una piccolissima rete di salvataggio che permette di arrivare a fine mese senza soffrire la fame o non riuscire a mandare i figli a scuola. Una situazione transitoria ma che rilascia intorno una sensazione di precarietà che lentamente sta consumando il buon rapporto costruito in più di un anno di permanenza. Ma la sfumatura peggiore è la convinzione che dietro tutto questo ci sia padre Silas e il suo potere esercitato su di me, foglia nel vento che non può far altro che seguirlo. Mi hanno imprigionato in una condizione che non ha nulla di più lontano dalla realtà! Perché loro non conoscono le mie lotte ogni volta che agisce negativamente con il mio staff, o si vuole intromettere in competenze non sue, o propone soluzioni assurde per problemi da lui stesso creati. O il suo falso moralismo, perché rivolto solo all’esterno, che lo spinge a giudicare senza nemmeno affrontare apertamente il soggetto della critica. Ma forse la colpa è stata anche mia. Ho sempre lasciato, per comodità, che ai meeting parlasse per lo più lui, solo per le difficoltà legate alla lingua. Ma così facendo è passato il messaggio sbagliato. Bene, provvederò con un ulteriore meeting…e questa volta parlerò a lungo…..
Ori e Mari si sono impegnate a raccogliere soldi per non privare il personale di parte dello stipendio. Ognuno sta lottando per difendere questo posto con le unghie e non farlo fallire. Tutti quelli che lo amano. Che non sempre sono anche quelli che hanno le possibilità maggiori. Il cuore a volte non basta. Ma è anche vero che volere è potere…soprattutto quando lo si vuole fermamente.
Sto scrivendo sotto alla pergola. Gabriel (il mio mangiatore di ossa è tornato….tornasse anche Fede….) passeggia mangiando un panino nell’attesa del pranzo. Il sole arroventa già l’aria umida. Sembra di respirare acqua calda. Giù in fondo la foschia cela le montagne e sembra che la vallata non abbia fine. Io sto facendo gli esercizi che Ale mi ha insegnato per snodare la caviglia bloccata in attesa di Nicoletta e Cristiana, le fisioterapiste in arrivo tra una settimana. Mi duole. Alla fine sono solo passata ad una cella più grande!
Ma presto tornerà tutto come prima. Per certe cose la vita è ciclica. Per la mia caviglia, per l’ospedale, per Caroline che è tornata all’ospedale nuovamente per un morso..questa volta di un cane rabbioso…
Tuonane…
spero che siate in tanti..tanti a leggere questa pagina e che ognuno poi provveda ad inviare al più presto , sul c/c IT82D 0615513000000000032800 presso CASSA DI RISPARMIO DI FERRARA a favore ASS.NE ONLUS UN OSPEDALE PER THARAKA , qualche euro. Pochi euro a testa ... ma se siamo in tanti diventa forte l'aiuto per l'ospedale, che assolutamente non deve chiudere!!!!!! per la salvezza di quella povera gente....Sono appena tornata dalla banca, ho versato una somma sul c/c dell'Ass.ne, quello che ho potuto.......col cuore in mano faccio un appello a tutti coloro che leggeranno questo blog di fare altrettanto......insieme siamo una grande forza.....è bello poter dire "ho contribuito anch'io a far sorridere i bambini di Matiri!!!!!" e' Vero che siamo tutti in condizioni difficili, ma loro lo sono ancora di più.........Giannina forza e coraggio Stefania!!!! tua mamma
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