Aridità e acqua sporca
Proprio sul finale del film del dopocena è arrivata la chiamata dall'ospedale. Peter era già a letto. Ho risposto io. Era John. Portato da una motobike non proprio in forma, nella guardiola degli infermieri sedeva un paziente a cui un serpente aveva sputato negli occhi qualche ora prima. Sarebbe servito un collirio specifico per placare il dolore scatenato dal veleno. Ma, come spesso accade qui, non ne eravamo forniti. E così ho preso le chiavi della farmacia e sono andata a cercare delle gocce umettanti che almeno lenissero il bruciore. Mentre ero in ospedale, è arrivata una mamma da Marimanti, pronta per un cesareo! Ho richiamato lo staff della sala operatoria,tornato a casa per la notte dopo una precedente chiamata d'emergenza. Poche ore prima, infatti, era arrivato un ragazzo preso a cornate da un bufalo. Il padre era con lui, ha retto la flebo per tutto il tempo, mentre gli facevano una lastra per capire l'entità del danno. Venivano da Meru, dall'area vicino al parco. Gli animali assetati e affamati stanno uscendo dalle riserve in cerca di acqua e cibo. E spesso arrivano nelle zone abitate dove la convivenza con l'uomo diventa un problema. Sono aggressivi. Incattiviti dalla siccità che ha messo in ginocchio pure loro...
Questa mattina ho odiato la sveglia. Le 5 e mezza sono ancora troppo presto per me! Ma la mia nuova canzone del buon giorno mi ha messo di buon umore...don't worry, about a thing, 'cause every little thing gonna be alright! Mila come sempre era sotto la pergola ad aspettarmi, dovevamo andare a Nairobi per ritirare il nostro visto per il Sudan e accompagnare Apophie per iniziare le pratiche per il suo, andrà in Italia ad ottobre. Dovevamo incontrarci con lei ed il marito a Chuka. Era da tempo che non passavo di qui, da quando la strada per Ishara ha iniziato ad ingurgitare asfalto. Ma Chuka è sempre stata la mia preferita, con il suo caos e i suoi mille colori in contrasto. Mi assomiglia! Stavano cambiando la gestione della stazione di servizio, e ora i negozi che si affacciano sulla piazza, impilati come libri in bilico su una scrivania troppo piena, hanno nuovi colori, più vivi, patinati, lucidi come smalti. I matatu affollavano lo spiazzo alla rinfusa, arrivando da Meru e da Nairobi come se avessero poi fretta di ripartire. Ma qui i matatu partono a persone, non ad orario..quando sono pieni. Ce n'erano alcuni con delle barre sul tetto per accomodare i bagagli..e le capre, legate come pacchi, immobili, impaurite. Abbiamo lasciato Chuka poco dopo le 7. Complice l'asfalto che decima i salti e gli scossoni tipici della strada sterrata, mi sono addormentata quasi subito. Credo di aver sognato, anche...forse. Ho riaperto gli occhi poco prima di Thika. E ho visto l'aridità alle porte di Nairobi. Non ci sono sconti, privilegi. Tutto è in secca. Le vacche sono magre e si aspetta solo la pioggia. Una savana desolata da cui spuntano solo i tronchi degli alberi nudi, scuri, bruciati dal sole anch'essi come streghe mese al rogo.
Una marmellata di macchine e gas nero che soffoca ci attendevano già alle porte della città. Ma questa volta c'era di più. Un fiumiciattolo di acqua di fogna tagliava in due il centro, costeggiando una grande rotonda di smistamento dei matatu. Acqua perduta dalle tubature custodite nella terra. Acqua sporca, contaminata, nauseante. Lì da un mese, perchè nessuno si è mai interessato di ripararle malgrado le proteste di chi, quell'acqua, accidentalmente la calpesta tutti i giorni. Ho sentito l'eco dei brandelli di domopack vomitati per il nostro latte, lo scontro giornaliero con i funzionari che sembravano addirittura eccessivamente protettivi nei confronti del loro paese. Ma come mai il ministero non è altrettanto solerte nel pensare alla salute dei suoi cittadini ora? Ho sorriso dandomi la risposta, distratta da un enorme bus viola e blu a tutto volume che ci ha tagliato la strada...
Tornando a casa mi sono seduta sul sedile posteriore dell'ambulanza. Il caldo era troppo per stare entrambe davanti. Appoggiata al finestrino, guardavo l'asfalto scorrere sotto le ruote. Veloce, quando guida Edward. Ai lati della strada, la paglia e le striature di terra rossa tra gli alberi di banane, accelerate, apparivano come righe parallele di un colore spento. Formavano quasi un pentagramma...su cui sto scrivendo la mia musica. Ho alzato il volume dell'i-pod e ho socchiuso gli occhi guardando il sole entrare dal finestrino insieme a spruzzi di polvere, come fossimo in mezzo al mare ed imbarcassimo acqua. Suonava ancora la stessa canzone...don't worry, about a thing, 'cause every little thing gonna be alright...e ho ripreso a sognare, senza distogliere gli occhi dalla savana..
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