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Matiri-Khartoum andata e ritorno

Sono giĆ  ripiombata nei problemi del St. Orsola senza nemmeno un giorno di filtro. Ma ho ancora il gusto dei falafel in bocca e il caldo torrido di Khartoum sulla pelle...
Siamo partite mercoledƬ pomeriggio, Mila ed io, dopo una giornata a Nairobi a sbrigare commissioni per l'ospedale. Abbiamo lasciato Andrea nelle mani di Edward e ho iniziato ufficialmente la mia vacanza!
Volo Ethiopian Airlines. A bordo cibo italiano e vinoDSC01346 francese, mamma mia! Facciamo scalo ad Adis Ababa per un'ora e ci tuffiamo nei negozietti dell'aeroporto a cercare i vestiti di Mari! Ma decido, ahimè, che ne comprerò uno al ritorno, quando avremo più tempo.
Arriviamo a Khartoum alle 11 di sera e la sensazione è la stessa di quando sono uscita dall'aeroporto di Dubai...c a l d o !!! Facciamo la fila per timbrare il passaporto e già ci guardiamo intorno per capire come ruota il Sudan, come si vestono, per lo meno. Sonia ci ha fatto mille raccomandazioni per evitare di avere problemi di sorta in un paese tanto chiuso agli stranieri e legato ferramente alle tradizioni mussulmane. Le donne, infatti, coprono quasi interamente la pelle, scoprendo solo viso, mani e piedi, ad eccezione delle più integraliste che lasciano scoperti solo gli occhi. E da subito mi chiedo..ma sono davvero loro a volerlo? O lo vivono come un obbligo?
Usciamo dopo poco in cerca del volto familiare di Sonia. All'uscita, i parenti, gli amici, i drivers, sono tutti seduti in ordine in attesa dei viaggiatori, come fossero al cinema. Scorgiamo un foglio con i nostri nomi (che ora è appeso nella mia camera) retto da quello che sembrava essere un sudanese! E invece è solo un collega di Sonia che si finge l'autista della Cooperazione Italiana. E finalmente, da dietro una colonna, sbucano Sonia e il suo sorriso. Io apro le braccia come se dovessi spalancare una finestra e prendere finalmente aria. E invece il secchio dell'acqua gelata (il che nemmeno guasta) è lì a portata di mano. Splash! Non ci si può scambiare effusioni in pubblico, le emozioni sono abolite. Perchè? Non capisco, ma mi adeguo e mi limito a stringerle la mano come fossi pure io una semplice collega...ben ritrovata signorina Borrini, lieta di rivederla!! Saliamo in macchina chiassose come galline, scambiandoci riassunti degli ultimi tre mesi in pochi minuti. Sempre pensando che Gilberto sia solo un autista e quindi non capisca ciò di cui parliamo. Bello scherzo...e bella figuraccia fin da subito! La casa dove vive Sonia è al millesimo piano di un edificio squadrato. I 35 gradini più interminabili della mia vita! E' grande, bianca all'intDSC01349erno. Sprigiona freschezza...complice l'aria condizionata che qui diventa un must per sopravvivere! La divide con una coppia, Michele e Siv, la sua ragazza danese. Sonia ci cede il suo lettone mentre lei si sistema sul divano. Ci addormentiamo sfinite e curiose per quello che verrà, dopo averle distribuito i regali e le lettere degli amici di Matiri e averla finalmente abbracciata! Sono contenta di essere qui è il mio ultimo tenue pensiero prima del sonno profondo..

1° giorno
Sonia ci lascia dormire e riprenderci prima della full immersion del week end. Seguendo la sua mappa dobbiamo arrivare al suo ufficio e pranzare insieme. Usciamo...e il caldo è già lì sulle scale ad aspettarci, buon giorno! Sepolta nei miei pantaloni di lino e nella mia camicia indiana, mi guardo in giro curiosa attraversando le strade sterrate di Khartoum. E' una città in costruzione, questa è la mia prima impressione, simile alla parte popolare di Dubai o alla vecchia Dar Es Salam. Calda. Trafficata. Attraversare la strada diventa una roulet russa perchè qui le macchine sembrano non dare la precedenza...quanto meno, non la danno a dei Kawaija, degli stranieri bianchi, che gironzolano col naso in su per cercare i nomi delle strade...che nemmeno ci sono, oltretutto! Il mezzo locale più comune è il tuk tuk, la familiare ape a tre ruote, coperta, comune sulla costa del Kenia. Arriviamo sulla prima strada asfaltata, la 15-esima, in cerca della 17-esima, senza sapere che i numeri delle strade sono solo quelli dispari. Ci perdiamo appena un po', ma poi arriviamo a destinazione. Il lussuoso edificio della Cooperazione Italiana, su una strada sconnessa di sassi e polvere chiara. Spezziamo l'attesa bevendo una soda fresca in un locale lì vicino, travolte dall'aria condizionata altissima. E poi torniamo in posizione, comodamente sedute sul ciglio caldo del marciapiede. Sonia ci vede dal terrazzo del suo ufficio e scende...per farci alzare, non si può stare seduti per strada! Ed evapora il mio decimo perchè...
DSC01363Ci raggiunge per pranzo al Grand CafĆØ, dove conosciamo le sue colleghe Mara ed Alessandra e scopriamo che Gilberto non ĆØ un autista sudanese. Il primo incontro col cibo locale ĆØ subito innamoramento, soprattutto con le melanzane alla libanese, con il pane locale, una specie di chapati ma non untuoso, asciutto e sottile...e con una musse alla vaniglia spolverata di cocco e uvetta, buooona! Sonia ci parcheggia al Greek Club, fino alle 6, quando finalmente finisce di lavorare e inizia anche per lei il week end. Ci rilassiamo (e rinfreschiamo) come turiste nell'acqua calda della piscina, conoscendo una ragazza sudanese che, vestita, sta cercando di imparare a nuotare. E poi, in perfetto stile Sonia, di corsa verso l'impegno seguente, cena al Delicius con Miriam e Mara. Ci accomodiamo sul terrazzo spazzato da grossi ventilatori sputa ghiaccio micronizzato, da cui scatto un paio di foto di nascosto della strada. Fotografare la cittĆ  ĆØ proibito, infatti. Ordiniamo la cena, facendo scegliere a chi qui ci vive da tempo. Falafel (incredibili! Mai assaggiati ma da ora sono una fan!!), il full (fave e formaggio cucinate in salsa di sesamo), tahina, chapati, samosa alla carne per Mila e Mara (anche nell'alimentazione sto cambiando un po'...). Che abbuffata! Quando ancora la salsa di ceci ci cola dall'angolino della bocca, ci raggiunge uno dei tanti amici di Sonia e con lui andiamo in un locale, il Lord CafĆØ, per continuare la serata di movida Khartuomense. L'entrata del pub ĆØ un corridoio stretto che si apre su una stanza da cui riparte una scaletta di legno con gradini al limite della tensione dei menischi! Altissimi! E si arriva ad un primo terrazzo su cui ci aspettano altri amici. Trascorriamo la serata a chiacchierare, bere thĆØ e caffĆØ al cardamomo e a fumare il narghilĆØ con tabacco al pompelmo e menta, mentre Sonia cerca di organizzare la nostra visita alle piramidi per il sabato. E scopriamo che, secondo un'amica francese, Mila ed io non riusciremo a lasciare il paese domenica mattina perchĆØ non ci siamo registrate! Si, perchĆØ dopo i primi 3 giorni ĆØ necessario registrarsi e pagare 35 sdg al giorno. Beh, allarmismo infondato, scopriremo poi. VersDSC01391o fine serata Miriam ed io improvvisiamo pure un piccolo spettacolino di kiwido, giocolando un po' da principianti. Bella serata, gli amici di Sonia sono davvero carini, gentilissimi, ospitali. Non mi sono sentita fuori posto in nessun momento della mia breve vacanza, come se li conoscessi da sempre...

2° giorno
La mattina seguente, il venerdì, diamo appuntamento ad un autista alle 11 per portarci al mercato di Ondurman, la parte vecchia della città. Antonia ci ha raccontato di quanto sia caratteristico questo mercato. Ha una parte scoperta, con bancarelle principalmente di tessuti e scarpe, ricercatissime, ed una parte coperta, all'interno di un grande edificio porticato. Da una parte, c'è anche una lunga galleria di negozietti di artigianato locale ed importato (che strano vedere le statuine di ebano tanto comuni in Kenya). Il mercato è affollatissimo. Giriamo per quasi due ore, contrattando sui prezzi, mentre l'autista del taxi ci segue stremato. Decidiamo di mangiare qualcosa o di bere, almeno, per integrare tutti i liquidi persi sotto il sole. Ma il punto di ristoro è chiuso, tutti gli uomini sono nella moschea a pregare, mentre le donne sono rimaste fuori ad aspettare, sedute sui gradini all'ombra, in attesa di poter mangiare. Le donne non possono entrare, non possono pregare in pubblico. Non mi sorprenderebbe scoprire un cartello con una sagoma femminile e la frase, in arabo ovviamente, io non posso entrare! Ancora una volta mi chiedo come vivano tutte queste limitazioni le donne, se le sentono stringere o se invece ci si sono adattate, ne hanno preso la forma, come un paio di jeans usati. Dopo la preghiera il locale riapre e l'orda affamata prende posto. Mangiamo un panino falafel con hummus e beviamo una soda che sembra una spremuta di caramella. Il prossimo step del programma di Sonia sono le sufi dance, delle danze propiziatorie in un cimitero nei pressi del mercato. Ci facciamo accompagnare da Mohamed, uno dei tanti Mohamed di Sonia! (Qui si chiamano tutti così...o è un caso? ). Lì finalmente si possono fare foto! Al centro del cimitero (una serie di collinette di terriccio chiaro segnalate con un cartello di latta su cui è disegnato il nome del defuntDSC01587o in arabo) c'è una moschea con un grande piazzale anteriore. Lì, all'interno di un cerchio umano, si riuniscono alcuni uomini per cantare, al ritmo dei tamburi, e ballare, in un susseguirsi sempre più crescente di movimenti propiziatori. Alcuni di loro camminano intorno e si salutano dandosi la mano e scambiandosi abbracci, come vecchi amici.
Torniamo a casa di corsa, ci cambiamo e poi via, verso l'ultimo step della giornata...la festa all'ambasciata inglese! Inizia in sordina, pagando 20 sdg per comprare la legalità del poter bere alcool a Khartoum, come dice Michele. Ognuno sembra stare con il suo gruppo, senza interazioni o scambi di sorrisi. Ma poi Miriam, Sonia, Mila ed io decidiamo di sederci sul prato e, complice l'alcool o forse semplicemente il tempo, cominciamo a divertirci, chiacchierando con Mirko, una coppia di spagnoli amici di Sonia eDSC01690 un paio di sudanesi. E pure lì improvvisiamo una giocolo-dance con le inseparabili sciarpine copri pelle. Balliamo, beviamo qualche birra, conosciamo persone interessanti, come Manuel, un tedesco (con la barba di una capretta) che vive a Khartoum da qualche mese ma la cui casa è a New York, come tiene a precisare lui. Questo vivere senza limitarsi al piccolo nido in cui si è nati, questo essere a proprio agio ovunque come se il mondo intero fosse il giardino di casa, mi ha sempre affascinato. Il viaggio continuo senza cercare necessariamente qualcosa ma per il semplice gusto di scoprire...


3° giorno
Sveglia all'alba, dopo solo poche ore di sonno. Destinazione piramidi nel deserto! Ci incontriamo con il nostro autista e il suo van alle 7 e mezza. Il gruppo vacanze comprende Sonia, Mila, Siv,Tom e la sua amica Nour, Mara, me...e Gabriel, arrivato dal sud Sudan dove lavora per le Nazioni Unite apposta per l'occasione! Che bello rivederlo, iDSC01745l nostro mangiatore di ossa dal sorriso con gli occhi a fessura (come la mia mamma!). Partiamo che già il caldo ci strangola, ma in macchina l'aria condizionata funziona almeno un po', un leggero alito che aiuta a sopportare il viaggio. Iniziamo quasi subito a mangiare, Tom compra per noi (come dice lui, i sudanesi sono sopitali con gli amici e pagano sempre per loro) del pane locale, il full dish, il piatto con le fave e il formaggio, le banane e la guava, una specie di pera ma più aspra. Sonia scoperchia la scatola di latta con il pop corn e poi sbuccia un paio di dolcissimi pompelmi rosa. Il tutto mentre la macchina lascia Khartoum e il paesaggio diventa sempre più arido. Percorriamo una lingua di asfalto nera che tende al nulla. Attorno solo terra chiara e sassi da cui di tanto in tanto fuoriesce qualche albero, senza traccia di uomini o di animali. Il deserto. Sulla destra, lontano, si scorge una raffineria di petrolio, segnalata anche dalla lunga coda di autocisterne ai lati della strada. Ogni tanto, piccoli villaggi allungati spezzano la monotonia del niente. Passiamo un primo controllo passaporti, dato che si esce dallo stato di Khartoum. Mi addormento con la mia fotocamera sulle gambe. Al secondo controllo mi obbligano a cancellare l'ultima foto, sebbene io dica che stavo dormendo e che quindi non ho scattato di recente, nei pressi del loro appostamento militare. Ci chiedono di tornare indietro (beh, in realtà ce lo ordinano) dicendo che non abbiamo alcun travel permit, il permesso di viaggiare che anche i cittadini sudanesi devono avere quando intendono uscire da Khartoum. Eppure fino ad un mese fa era una meta raggiungibile senza il suddetto permesso. Ma proprio da oggi la legge è cambiata. Certo, la legge..o l'umore di chi ha il potere di decidere in questo momento? Quant'è difficile vivere in una dittatura militare...
Poco male. Tornando indietro ci fermiamo in uno dei villaggi lungo la strada a bere una spremuta di caramelle fresca e fumare un po' di shisha. Lì ne approfitto per andare in bagno. Chiedo al caDSC01818meriere e lui mi porta dietro al locale, indicandomi un puntino nel mezzo del deserto. Il bagno, appunto! Vado con Gabriel. Ridiamo come pazzi avvicinandoci al nostro bagno, sotto un sole che corrode la pelle. Una capra dal pelo lungo è il guardiano del muretto arrotolato come una chiocciola attorno ad un buco nel terreno. Un muretto che arriva alla vita, così si possono salutare gli amici prima di fare pipì e sparire per magia quando ci si accuccia. Riprendiamo il viaggio alla ricerca di un accesso al Nilo. Tom vuole salvare la nostra gita! Lasciamo la strada di asfalto ed entriamo nel deserto. AttraversiaDSC01907mo un villaggio di case squadrate sparse nello spazio. E' buffo vedere i neon fissati su pareti di fango e paglia di un tenue marrone sbiadito. Passiamo vicino anche ad un piazzale di terra su cui stanno facendo allenamento dei ragazzi in perfetta divisa calcistica e scarpette con i tacchetti. Diamo un passaggio ad un bambino che ci indicherà la strada. E finalmente arriviamo al Nilo. Mano a mano che ci si avvicina la terra fiorisce. Se si guarda nella sua direzione il paesaggio è costellato di palme e bassi cespugli verdi, nell'altra domina il desDSC01995erto. C'è persino un resort proprio vicino all'acqua. Scendiamo e Tom ci guida sulla riva. E finalmente sono in contemplazione di quello che nel mio immaginario è un fiume sacro, denso di storia, come se fossi in presenza di un dio della natura da venerare e rispettare. Riusciamo a fare pure una gita sulle sue acque con una barca azzurra. Il letto del Nilo è enorme, la piccola barca fatica a risalire la corrente del ramo da cuiDSC02003 partiamo ed immettersi in quello principale. Le sponde che si affacciano sono rocciose, ma l'erba riesce a crescere anche lì. Rimango sospesa alla mia meraviglia, come se si raccontasse di noi in un passo della bibbia. Mi sento un essere spirituale in equilibrio con la natura. No, non credo sia colpa della shisha! E' la magia del Nilo....
Torniamo a casa tardissimo, così l'appuntamento con i bambini dell'ospedale di Emergency salta. Peccato. Prepariamo in fretta la valigia per il ritorno e usciamo di nuovo per la nostra ultima serata sudanese. Tom ci porta a mangiare i falafel più buoni di tutta Khartoum al Delicius take away che raggiungiamo in tuk tuk, mentre Mila si fa dare un passaggio in moto da lui. Dopo un'ultima tappa al Lord Cafè, saluto tutti con la mia solita nostalgia della partenza, questa volta senza trattenermi. Ci scambiamo baci e abbracci e la promessa di rivederci presto e di tenerci in contatto su facebook. Un ultimo saluto anche alla casa accogliente di Sonia e Gilberto ci accompagna gentilmente in aeroporto verso le 2 di notte. Ho abbracciato Sonia forte, felice di averla rivista, felice di aver conosciuto il suo mondo che ora riuscirò a capire meglio ogni volta che leggerò il suo blog. E l'ho lasciata andare a dormire...


Abbiamo dormito un po' accampate all'aeroporto, Mila ed io, un po' timorose di avere qualche problema per l'uscita dal paese. E invece é stato tutto facile, non abbiamo nemmeno dovuto pagare la registrazione. La francese si sbagliava!! Dopo due ore di ritardo, siamo partite, salutando ancora una volta, nel cuore, Sonia e il suo Sudan. Una sosta veloce ad Adis Ababa (così non ho potuto comprare il vestito, uffi...tornerò...prossima tappa!) e decolliamo nuovamente per Nairobi. Mila prosegue poi per l'Italia, mentre io mi faccio accompagnare da Daniel, l'amico di Kithingi, in Accra Road per prendere un matatu e raggiungere Nkubu dove Edward e Shimali mi aspettano. Raggiungo casa poco prima delle 7, stanchissima...felice. Non ho nemmeno la forza di guardare tutte le foto scattate..tanto le più belle sono come sempre archiviate nella mia mente. E' questo che amo nel viaggio, nella scoperta di posti nuovi. L'avere un archivio inestimabile di ricordi, di immagini, suoni, colori, emozioni, persone, sapori e profumi da raccontare...
Shukran Sonia.

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