Minestrone di eventi, pensieri ed emozioni senza data, senza tempo...
Alle 7:10 il mio cellulare ha suonato sottovoce. Robert mi ha avvisato che la cisterna con il diesel sarebbe arrivata in mezz'ora. Mi sono spinta fuori dalla rete che sempre avvolge il mio letto, rotolando su un fianco come una balena arenata. E mentre stropicciavo gli occhi, Stanley mi ha chiamato che il diesel era già in posizione, pronto per essere trasferito alla nostra tank. I tempi africani sono decisamente aleatori! Come dice il mio papà, mi sono lavata e vestita con l'imbuto, ho versato un po' di caffè caldo nella tazzona e l'ho trangugiato scottandomi la lingua. E poi sono corsa ai workshops. Finalmente, dopo una settimana d'attesa, hanno consegnato il nostro carico di energia sporca! Ho controllato che i sigilli fossero intatti, arrampicandomi sulla cisterna con le mie infradito da fighetta mentre Faustine e Stanley mi prendevano in giro ridendo con l'autista. Per loro è divertente (e forse anche un po' assurdo) vedere una donna che si ostina a fare lavori maschili. In effetti è sempre stato il compito di Ale, ma ora non c'è e il mondo non si può fermare nell'attesa. Nel giro di un'ora era tutto finito, il diesel nella tank e l'assegno staccato.
Sono tornata a casa a fare colazione sul serio e poi ho iniziato un nuovo giro taccuino. E poi ho firmato alcuni contratti, scattato foto per l'assicurazione, fatto da ponte diplomatico tra chi non vuole trovare un punto d'incontro con la controparte, distribuito lavoro a chi vorrebbe stare tutto il giorno seduto all'ombra dei workshop, messo in contatto Kenneth con Ale e raccolto per lui informazioni come fossi la sua segretaria! Up and down, lungo la stradina di sassi che porta dalla casa del tamarindo all'ospedale. Margaret dice sempre che se mettessi in fila tutti i passi fatti in un giorno nel compound potrei arrivare a Nairobi e tornare indietro! E senza che nemmeno me ne accorgessi, ha cominciato ad imbrunire...
Ormai il caldo ha preso possesso del Tharaka. Durante il giorno anche solo attraversare un posto al sole violenta la pelle. Nemmeno il vento porta sollievo. Sembra che fatichi a soffiare, come un vecchio asmatico che non inspira più fino in fondo. Aria calda che muove appena le foglie e a tratti si interrompe lasciando tutto immobile come se il tempo si fosse fermato. Sulla strada si scorge la fata Morgana, quel fenomeno per cui sembra che la polvere e i sassi evaporino
dilatando le forme all'orizzonte, facendole tremare. I fiori si sono asciugati, perdendo il colore. L'erba è ormai oltre l'arsura, non è più paglia, è rossa come fosse arrostita alla brace, coperta di polvere. Ma gli uccelli e le grosse lucertolone azzurre e arancio si sono svegliati, operosi per accoppiarsi e costruire il nido. Se non pioverà presto ci cucineremo come biscotti, dice Apophie. Ma la pioggia è in arrivo. Non se ne sente ancora l'odore ma questo caldo è una sua promessa, la promessa di un ritorno...
Sono stata ad Embu per chiedere aiuto al governo locale, in termini di fornitura di farmaci, pagamento di conti insoluti, invio di personale pagato dallo stato e di un'ambulanza che non si sfasci in corsa. Mi hanno rimandato a mercoledì, riferendomi al grande capo supremo che deciderà se aiutarci o meno. Mi sono resa conto che nella mente di molti ci sia la convinzione che il St. Orsola sia aiutato dal governo italiano e quindi abbia a disposizione una fonte inesauribile (anche se comunque sarebbe impossibile!) di denaro per sostenersi. Ho sorriso in risposta all'idea errata, specificando che i fondi trovati sono recuperati da amici, persone semplici che a fine giornata continuano a lavorare per assicurare all'ospedale un futuro, come fosse un figlio.
La nonna di Moses è tornata in ospedale. Solo ieri era stata dimessa, dopo essere stata ricoverata per quasi due settimane. Si stava lentamente prosciugando perdendo in ogni modo ogni liquido del suo esile corpo. Una volta a casa si è sentita male di nuovo e ho mandato Josec a prenderla. Ho chiesto a James di parlare con lo zio accorso per accompagnarla, per capire cosa, nella loro capanna, può essere così pericoloso per lei da causarle sempre gli stessi sintomi. E, come prevedibile, salta fuori che spesso beve acqua non bollita e si nutre di alcune erbe (ma ce ne sono ancora di non bruciate?) raccolte dal bush, magari contaminate dalla pipì di mucche e capre che gironzolano tra le capanne. Mi sono raccomandata di seguirla come fosse una bambina! Chissà, magari è sempre vissuta così, avrà mangiato per anni erbe medicamentose e bevuto l'acqua del fiume. Ma ora che il suo corpo è sottile come un ramoscello secco non ha più la forza di reagire. Quello che ha sempre rappresentato un benessere nella sua vita all'improvviso diventa dannoso...buffo, funziona così anche con le persone...
Sono passata davanti all'ambulatorio pediatrico, la stanza dei miracoli dove vengono ricoverati i casi più disperati in attesa del verdetto....vita o morte. Apophie stava cercando di infilare una flebo nel piedino di un neonato di appena tre mesi. Beh...in realtà sembrava un bambino di 1 anno! La ciccia attorno alle giunture si piegava all'interno, come se avesse degli elastici a trattenerla legata alle ossa ben nascoste. Le cosce stavano per esplodergli! Mi sono avvicinata meravigliandomi che un bambino così paffuto e tondo potesse essere ammalato. Apophie mi ha spiegato che il fratellino, giocando, gli ha messo una borsa di plastica davanti alla bocca e lo ha soffocato...forse cercava solo di difendere il suo cibo! E' rimasto senza conoscenza per qualche minuto. E ieri respirava a fatica. Ma oggi va meglio. Gli ho accarezzato la testina (-ona!) e ho cominciato a parlargli dolcemente, in italiano. Forse ha colto il tono della voce e ha smesso di piangere mentre mi scrutava cercando di mettermi a fuoco.
Ora è in pediatria. Non ha più bisogno dell'ossigeno. Il verdetto è stato positivo, questa volta. Dorme nella stessa stanza di Mercy, una bambina sieropositiva di tre anni...ma che ne dimostra appena uno. Uno scheletrino ricoperto di pelle che trascina un pancione enorme. E' sempre in braccio alla sua mamma, chissà se ha la forza di camminare. Vederli mentre lei e il ciccione si incrociano per i corridoi è come guardare un film in bianco e nero in cui i contrasti feriscono come lame.
Oggi è il compleanno di Mila. Siamo andate da Regina a festeggiare. Con Andrea ci hanno raggiunte Rita e Claudio, un medico suo ospite qui da due settimane. Ci siamo incamminate lungo la strada che ormai appare sempre più come un deserto allungato. La polvere si solleva ad ogni passo marchiando i piedi. Davanti al cancello della missione un drappello curioso di uomini stava cercando, con delle tavole e dei bastoni di fare il trasloco di uno dei negozi. Non del suo contenuto, dell'intera struttura! Li avevo intravisti armeggiare sulla baracca nel pomeriggio, sbirciando dalla finestra della farmacia mentre aspettavo che Andrew mi desse i farmaci per la nonna di Moses. Ma non avevo intuito i loro intenti. Trascinare il chiosco alla ricerca di una location più redditizia!
Arrivati da Regina, Stephen ci ha preparato un tavolino nel retro, lo stesso posto in cui abbiamo festeggiato il compleanno di Ale l'anno scorso. Abbiamo brindato e mangiato il dolce al cioccolato che Margaret aveva cucinato. Mentre fumavo la mia sigaretta al mango ho alzato gli occhi al cielo e ancora una volta ho trattenuto il respiro per non palesare la mia meraviglia di bambina. Le stelle imperlavano tutto il manto scuro, fitte come chicchi su una pannocchia. A malapena si distinguevano i contorni delle costellazioni, perse nel calderone di puntini luminosi. La via lattea stagliava il cielo quasi a segnare una rotta, quasi fosse la coda polverosa di una stella cadente che vale mille desideri. Ho respirato un po' di fumo e ho chiuso gli occhi esprimendone uno...
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