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To keep on burning...

Siamo tornate alle 8, questa mattina, Mila ed io. Un po' assonnate ma entusiaste per la serata a Marimanti, per il concerto di Ken Wa-Maria. La pergola era stranamente deserta, sintomo di una notte laboriosa in sala operatoria. Abbiamo preparato la colazione mentre piano piano Peter e gli oculisti di Nairobi si svegliavano ed uscivano al tepore primaverile...
E' stata una giornata intensa, ieri. Già dal primo mattino decine e decine di persone dal bush affollavano il nostro cortile, proprio davanti all'ingresso dell'ospedale. E Angelica già impazziva cercando di abbinare le foto stampate ai titolari delle schede per le assicurazioni compilate. Un binomio volto-nome che spesso si scioglie. E così lei distribuisce le foto sul tavolo, all'aperto, e le mamme devono pescare mariti e figli dal mucchio! African style, insomma, ancora una volta. Ma poi tutto si incastra come in un puzzle, smussando qua e là gli angoli (come accade nella mia vita...). Il funzionario dell'NHIF è arrivato verso le 11, quando tutti erano già seduti per ascoltare le sue spiegazioni, pronti a chiedere ulteriori informazioni o ricevere suggerimenti sulle assicurazioni sanitarie alle famiglie, questo fuoco appena nato che sta continuando a bruciare, crescendo. Volti curiosi in fila, in attesa di un domani migliore...o sono solo io a vederla così?
Dopo le 6, finito di stampare le ultime foto tessera (più di 700, ormai!), ho infilato i kit di sopravvivenza "pronta a ogni evenienza" nella mia borsa e sono salita in macchina con Mila e Josec, direzione Marimanti. Cominciava ad imbrunire appena e nel cielo già si distingueva la luna, travestita da sole spento, senza raggi. Abbassata sull'orizzonte, appariva più grande, piena. Sbirciava tra le nuvole a grappoli, quasi fosse una perla dentro un'ostrica socchiusa. Mila ed io eravamo incantate, perse nella grande pianura che ad un certo punto si apre proprio quando la strada raggiunge il suo apice e comincia a scendere. In contemplazione del cielo che ai bordi si concilia col suolo, mescolando i colori. Josec ci ha risvegliate interrompendo l'idillio con un ingenuo ma voi non avete la luna in Italia? Già, è strano. Ma qui tutto assume un sapore diverso, come fosse unico (e per alcuni aspetti è decisamente così), come non esistesse in nessun altro posto del mondo. Ma forse siamo solo noi ad essere diversi qui, più attenti a ciò che ci circonda, come se tutto fosse sotto una lente di ingrandimento per tutti e 5 i sensi..per tutti e 6 i sensi...
Siamo arrivati a Marimanti insieme a Ken Wa-Maria, il cantante di musica kikamba, famosissimo in kenya. Ci siamo infilati nella sua scia arrivando al locale del concerto come facessimo parte dello staff. La gente del villaggio ha cominciato a correre dietro alle macchine, gridando, e poi lo ha circondato quando è sceso scuotendo appena i suoi dred. Ma mentre i musicisti scaricavano gli strumenti e si cambiavano indossando la camicia di scena, i fans hanno cominciato a guardare anche noi mochongo con la stessa meraviglia, a tal punto da non capirsi chi fossero le star! E poi siamo entrati, pagando 200 scellini per un ticket che la maggior parte degli accorsi non si poteva comunque permettere. E così una folla altrettanto numerosa di quella entrata, è rimasta aggrappata al cancello giallo, come fossero mani di tanti carcerati in attesa di libertà. Che immagine triste...
Ma la serata non è stata triste! Abbiamo cenato, bevuto e ballato per almeno 4 ore, naufragando nel mare di corpi sudati e in continuo movimento, seguendo lo stesso ritmo. Bacini frenetici di cui si perdeva traccia e ti ritrovavi a dimenarti con persone sempre diverse, apparse all'improvviso nel tuo spazio vitale, a volte troppo vicine. E così siamo evase proprio mentre l'atmosfera si faceva troppo calda per due mochongo appariscenti per il solo colore della pelle, prima che bruciasse troppo. E siamo andate a dormire in una nuovissima guest house, crollando appena sfiorato il cuscino.

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Solo stamattina, una volta tornata, ho scoperto che anche qui a Matiri qualcosa è bruciato stanotte. Un albero dietro alla cucina dell'ospedale. Per puro caso Edward si è accorto delle fiamme, chiamato per andare a recuperare un paziente nel bush. L'aridità e il vento hanno alimentato il fuoco, cresciuto fino a superare il tetto. Eppure nessuno lo aveva notato, tanto meno chi doveva occuparsi alla sorveglianza di quell'area del compound. Fortunatamente è stato domato senza causare danni, procurando solo tanto spavento...ed una lettera di sospensione per Geoffry, anche se a malincuore, per negligenza.

Forse se fossi rimasta a casa (si, questa è la mia casa) mi sarei accorta dell'incendio. O forse a quell'ora avrei dormito senza rendermene comunque conto. Di sicuro ho avvertito l'incendio dentro di me, l'ardente desiderio di eccessi che a volte mi contraddistingue, il bisogno di sentirmi viva in tutti gli aspetti del mio essere, che sia l'estasi della contemplazione della luna o il delirio per la musica avvolgente nella confusione di una festa, la meraviglia per i cambiamenti promettenti che avvengono a Matiri o la gioia commossa davanti al sorriso di una bambina che non lo faceva da tempo, la sensazione del mio corpo che brucia leggero nella danza o l'insopportabile senso di impotenza di fronte agli eventi e ai sentimenti....

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