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Too far...

Sono ormai tre sere di fila che la sala operatoria fa gli straordinari. Maternity case da Marimanti, incidenti tra matatu, un uomo infilzato dal ramo ribelle che stava tagliando, un bambino morso da un ippopotamo sul fiume Tana. Il mio telefono, sempre sveglio, ha suonato quasi ad ogni ora della notte per chiedere l'invio dell'ambulanza. Ho dovuto persino alternare i driver per non affaticarli troppo guidando nel buio, per raggiungere i posti più isolati, inaccessibili, dove delle strade non c'è nemmeno il ricordo. Dove la gente muore perchè non ha mezzi per arrivare all'ospedale. Da uno di questi posti, nell'area di Kamaranthi, è arrivato Gituma (non sono sicura del nome), morso da un ippopotamo mentre raccoglieva l'acqua in una tanica gialla. Forse l'ha infastidito, forse temeva che volesse fare del male al suo piccolo, forse era solo troppo affamato e arrabbiato per avere compassione di un ragazzino. Ad ogni modo, l'animale gli ha morso il fianco e il torace, trascinandolo. Il padre è stato morso a sua volta alla coscia sinistra, nel tentativo di difendere parimenti il suo cucciolo. E' morto dissanguato sulla riva, qualche ora dopo. Il ragazzino, invece, ha viaggiato un'intera giornata, fino a sera, prima di arrivare a Matiri e salvarsi. Ma a  volte, l'ospedale è troppo lontano...

Nelly se n'è andata e non sono nemmeno riuscita a salutarla. I genitori sono venuti a prenderla, l'hanno riportata a casa. Ernesto mi ha raccontato la sua storia. Una ragazza intelligente, con il sogno di studiare al college. Ma ha dovuto aspettare qualche anno, perchè i soldi della famiglia sono serviti a mandare la sorella minore a scuola, almeno per completare il ciclo di studi primari e secondari. Ha atteso. Ha atteso a lungo. E mentre attendeva si è ammalata, malaria cerebrale. E ora il suo cervello è quello di una bimba che canta le filastrocche alle bambole, ai muri. E il suo sogno è sempre più lontano...

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Anche la piccola principessa triste sembrava lontana, chiusa in un mondo suo, senza nemmeno un minimo contatto con quello più affollato che tutti conosciamo. Eppure, Romea è riuscita a raggiungerla! L'ha rassicurata, coccolata, nutrita come fosse una neonata. E una volta divenuto un volto familiare e rassicurante, Margaret ha sussurrato il suo nome. Dalla sua cartella clinica sappiamo che ha 14 anni e va a scuola, a giudicare dai bei disegni che fa, dalle operazioni sui numeri, da quello che scrive. E le piace, perchè sorride sempre mentre colora. Gioca con gli altri bambini, adesso, e ha una risata sottile come lo squittio di un topolino. Ma ancora non si riesce a capire quale trauma abbia sbattuto così forte le porte del suo mondo da isolarla. Ancora bagna il letto. La strada è lunga..ma se non ci fosse stata Romea, se non ci fosse stato l'ospedale, Margaret non l'avrebbe nemmeno imboccata..

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Moses è andato a casa proprio questa sera. Era arrivato all'ospedale subito dopo la chiusura delle scuole, magro e triste. E poi, strada facendo, ha ritrovato il suo sorriso, accattivante e intelligente. Ha tracannato due libri di Cohelo, allestito una galleria d'arte sul muro dietro il suo letto, si è preso cura della nonna che è stata ricoverata qualche giorno fa. Un piccolo uomo cresciuto troppo in fretta. Ha scritto una lettera per Cristian, affidandola, con estrema cautela e innumerevoli raccomandazioni, a Ivana. E poi si è incamminato verso casa..

Sono sotto alla pergola, nel buio e nel vento appena trattenuto dalle tende cucite da Romea e Ivana per riparare il portico. Le zia sono a Nairobi, domani partiranno. Mila si è ritirata nella sua stanza prestissimo. Non c'è nessun altro ora, la casa si è svuotata. E un po' anche il mio cuore.  Ho prenotato il volo per Khartoum qualche ora fa, andrò a trovare Sonia. Mi ha fatto stare bene pensare a questo viaggio, ho sentito fluire l'entusiasmo di conoscere posti nuovi, gente con abitudini curiose, solenni. La voglia incontrollata di riabbracciare una cara amica che mi manca tanto qui, soprattutto nel silenzio della vallata accesa dalla luna piena, quando il sonno sembra aver cambiato dimora e qualche ricordo riaffiora..come ora. E penso a chi ora è lontano...troppo lontano...talmente lontano da non tornare forse più....

Mama bwega...anche a te...

1 commento:

  1. Cara Stefania, ti scrivo da Roma (dove fa un caldo davvero africano, altro che Kenya...) tra una prova del concorso e l'altra. Pensa che nel colloquio con lo psicologo della Polizia ho parlato anche di Matiri e dell'associazione! :)
    Da quando sono tornato quasi ogni giorno faccio una visita qui sopra per vedere che novità ti ha riservato l'Africa: un modo per arginare la crisi d'astinenza da terra rossa e per sentirsi ancora lì all'ombra del tamarindo.
    Una delle cose che mi ha lasciato in eredità l'ospedale è stata la gioia immensa che quotidianamente provavo davanti ad un sorriso di uno dei pazienti.
    Quindi puoi immaginare cosa provi nel leggere di Margaret.
    Mi ricordo quei giorni passati con la principessa nel cercare di strapparle una parola, una qualsiasi espressione del volto che non evocasse la tristezza. Solo una volta, per un breve istante, un palloncino viola la fece sorridere. Dopo di allora, il vuoto, il suo sguardo a fissare il nulla: nessun altro palloncino di qualsiasi colore né qualsiasi altro gioco riuscirono nel miracolo. Ed ora leggo e vedo che grazie a Romea addirittura disegna e colora giù nella scuola. Fantastico!!! La prossima volta abbracciala anche da parte mia :)
    Ma loro, tutti loro, che indossino una divisa verde o meno, si renderanno mai conto di quanto riescono a donare ad ognuno di noi musi bianchi calati dall'Italia ?!?!
    Bacio
    giorgio (detto anche giorgiño o gioggio)

    p.s. quanto sono belle le tue foto!

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