Life!
Ho iniziato a chiacchierare con Apohpie così per caso, ieri mattina, subito dopo il caffè, a colazione. Non ricordo nemmeno perchè ci siamo ritrovate a parlare di vita, della mia per la precisione. Ah già, si meravigliava che non avessi programmi per il futuro, che non avessi già definito a priori quello che succederà, o almeno quello che vorrei che accadesse, nei miei prossimi anni di vita. Le ho raccontato quando ho smesso di fare programmi, perchè ricordo esattamente quel giorno, quando sentii il rumore del mio mondo sicuro, organizzato, prevedibile e previsto, scontato (noioso...) mentre andava in frantumi (ero sull'ultimo gradino di una scala, al buio...ma questa è un'altra storia). Le ho spiegato che quella che sono oggi è il risultato degli imprevisti che puntualmente hanno spazzato le mie certezze. Che mi sono stancata di raccogliere cocci di sogni perduti prima ancora di essere vissuti. Che ho piano piano imparato (ma in realtà lo sto ancora facendo) a non aspettarmi nulla, che tutto quello che accade è un regalo ma che non posso stare in attesa, altrimenti sarò sempre in ritardo nel vivere la mia vita. Che qualcosa di buono accade sempre e ci si rialza, seppure con le ginocchia sbucciate, e si risale sul treno in partenza. Non ha senso conoscere prima il percorso del viaggio, decidere dove andare. Basta averne una vaga idea! E si è così abili ad affrontare gli imprevisti, pronti magari a cambiare strada. Certo, questo non significa non farsi del male perchè si possono evitare i programmi e le pianificazioni, ma non si può evitare di avere desideri e sentimenti....
Ho rispedito in fondo le lacrime un paio di volte mentre parlavo. E poi, rimessa la maschera del direttore, sono andata in ospedale.
Con sister Pryia abbiamo affrontato il problema dei 5 infermieri che stanno per lasciare il St. Orsola per lavorare presso altri ospedali governativi. Se ne vanno Robbin e Christian, della sala operatoria, James, della maternità, Morris e Rosmery del reparto. Se ne vanno i migliori. E ora dovremo trovare dei sostituti che non ne facciano sentire troppo la mancanza. Perchè, come dice Mbabu, si deve iniziare daccapo tutte le volte e inglobare nella famiglia un nuovo arrivato richiede sempre del tempo. Mi piace questa immagine di famiglia che ha dello stuff...
Ho afferrato la mia fotocamera e sono corsa a scattare altre foto per le assicurazioni. Ormai è diventato un lavoro, per me..un altro. Una sola famiglia ieri. Il padre è ricoverato qui e si è fatto raggiungere dalla moglie con le tre bambine. Scalze. Colorate. La mamma portava un kikoi giallo sui capelli. Ha esso in fila le figlie ripulendole un po' dalla polvere prima dello scatto. Poi ha parlato con Angelica che le ha spiegato che documenti portare per completare la pratica. Un'espressione triste le ha velato il volto quasi subito. E poi mi ha riferito la triste storia della famiglia. Hanno camminato tre giorni per giungere all'ospedale, dormendo per terra nel bush. Provengono dall'estremo nord del Tharaka, ai confini della Somalia, dove l'aridità consuma anche il bestiame e non rimane nemmeno una traccia di alberi. Tre giorni di strada, che diventeranno dodici quando sarà tornata a portare la documentazione completa. Ho ripetuto quei numeri a voce alta. Ernesto, vicino a me, ha riso per il mio stupore e ha risposto ai miei numeri dicendo che è semplicemente la vita che richiede queste enormi distanze, che non si può abitare tutti vicini e quindi capita che qualcuno viva ai bordi del raggiungibile. Life is like that...
Kenneth mi ha chiesto di disinfestare l'ufficio. E' la stagione dei nienje, piccoli scarafaggi che si accumulano tra i libri e le scartoffie, negli infissi, si infilano nella stampante (e a volte finiscono col far parte di qualche documento!). Ho chiesto a Fustino di spruzzare della polvere insetticida, a partire dalle finestre. Mi ha fatto ridere vederlo bardato come "do il ramato" del film i Pieraccioni! Armato di diffusore a spalla e mascherina protettiva è entrato nell'ufficio ed è sparito in una nuvola di polvere. Dopo un'ora mi ha raggiunto mentre chiedevo a Enok di insegnare a Dannis, il fisioterapista, come fare un x-ray, in modo che entrambi siano più completi e parzialmente intercambiabili. Mi ha condotto a vedere quale sia il vero problema, la fonte inesauribile di infestazione. La pit dell'organico, la grande buca che dovrebbe contenere solo i residui organici non contaminati dell'ospedale, come bucce di banana, semi di avocado, resti dei pasti. Invece contiene tutti i rifiuti che di solito bruciamo nell'inceneritore, seguendo un ordine stabilito per limitare l'inquinamento, come flaconi di plastica di farmaci e flebo, aghi, safetybox, scatole, guanti, tetrapack del latte. Tutto lì, perchè alle signore in rosa non va di fare qualche metro in più e raggiungere il deposito dei rifiuti da bruciare. Ho sentito il sangue pulsare forte nelle piccole vene delle tempie di fronte a tanta non curanza delle procedure più volte insegnate loro da Ale, cercando di trasmetterne l'importanza. Materiale contaminato all'aria aperta..possibile che non si rendano conto del pericolo che i loro stessi figli (solo questa settimana quattro signore dello staff sono state ricoverate qui con i loro bambini ammalati) possono correre? Montagne di rifiuti che possono invadere l'ospedale come un'orda fuoriuscente dalla porta profonda dell'inferno? Forse no, non se ne rendono conto. D'altra parte, pascolare tra i rifiuti e mangiare resti pescati dagli scoli è normale amministrazione nelle slums di Nairobi. Ma non per me, non qui all'ospedale. Proprio ora, stanno svuotando la pit per bruciare i pericoli e ricominciare a versarci dentro solo gli avanzi della cucina. Proprio ora, mi stanno maledicendo per il grande e sporco lavoro in corso (anche se qualcuno è comunque lì solo a guardare, come sempre..ma per loro credo pesi anche solo la presenza!). Ma forse in questo modo la prossima volta ci penseranno su prima di lasciarsi sopraffare dalla pigrizia. Forse, a volte, le abitudini di vita possono cambiare...
Nel pomeriggio, tra le altre cose, sister Pryia ed io abbiamo avuto due colloqui con infermieri appena diplomati che vorrebbero lavorare con noi. Due infermieri protestanti, come ha osservato lei. Due infermieri, come ho sottolineato io. E poi sono tornata a casa, quando ormai il sole stava scendendo dietro la collina e la vallata in penombra appariva ancora più sbiadita e arida. Ho sistemato gli ultimi scontrini della cassa della guest house poi mi sono collegata col mondo. E' stato buffo leggere il commento di un Amico sulla vita, una riflessione che aveva gli stessi profili di quella iniziata con Apophie in mattinata. Sembrava quasi una risposta ad una domanda mai fatta. Ho infilato le cuffie per isolarmi un po' nella mia musica. E ho avuto un'altra risposta, questa volta da Ben Harper! Life is what happens to you when you're busy making other plans....
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