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Ora può piovere....

Ancora una volta il bingo in pediatria è stato un successo. Ernesto credo sia quello che si diverte di più. Passeggia con i tappi di latta tra le dita mostrando il numero estratto, ripetendolo in inglese e in kimeru, quasi fosse una lezione. Si vince con un numero indefinito di cinquine, fino ad esaurimento dei regali. L'abbiamo semplificata così,  per dare a più mamme la possibilità di vincere. E il loro entusiasmo, quando ricevono il premio e ritornano a sedere con la cartella di cartoncino tra le mani, è per noi come fare bingo....

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L'aria era soffocante, subito dopo pranzo. Mi sono vestita di bianco per non attirare più calore del necessario, con la mia gonnellona a balze che permette di arieggiare, nascoste, almeno le gambe. Edward, il dottore giunto a Matiri per sostituire Apophie in partenza per l'Italia, mi ha fatto notare che non era il colore indicato per un funerale, il bianco. Ma ho infilato i miei occhiali scuri e sono andata comunque in chiesa. Celina, la mamma di Regina, è morta qualche giorno fa. Travolta da una macchina mentre attraversava la strada a Nairobi. Regina mi ha fermata nel buio l'altra sera, mentre mi allontanavo con Andrea e Marco dal suo pub e mi ha informata. DSC02202
La chiesa era stracolma, come sempre quando muore qualcuno di conosciuto in tutto il villaggio. Lei era la proprietaria del pub, prima che Regina ne rilevasse l'attività. Sono arrivati anche i parenti di Mombasa e di Thika, parcheggiando le auto davanti alla chiesa e affollando la strada come mai succede da queste parti. Qualcuno ha distribuito un volantino con il riassunto della storia di Celina. Quando è nata, quando si è sposata, quanti figli ha avuto, che istruzione ha ricevuto. Quasi fosse un curriculum di presentazione per Dio. Sono rimasta in piedi vicino alla porta, anelando un po' d'aria dall'esterno. Dopo poco sono sopraggiunti anche Rita con tutta la sua ciurma e Ottorino. Mi stavo accordando con lui per avere un passaggio fino a casa di Regina, dopo la messa, per assistere alla sepoltura. Ma Lili e Sabella, due delle bimbe di Rita, mi hanno presa per mano. E sono andata a piedi con loro, camminando nella polvere come se saltellassi sulle pozzanghere dopo la pioggia.  La casa di Regina non è lontana, subito dopo la junction per Chakariga. La buca per la bara era già pronta. Tra gli alberi un altoparlante per diffondere la preghiera di padre Peter nel momento dell'estremo saluto. Regina era vicino a me. Vederla piangere mi ha aperto una brecciolina nel cuore. Ho sempre visto il suo volto sorridente, io la conosco solo così. Indossava una maglietta nera sponsorizzata da una compagnia telefonica locale. Sul davanti, in arancione, la scritta smile...e io, nella banalità della mia anima, l'ho voluto vedere come un messaggio della sua mamma. Lei si è avvicinata mentre coprivano la bara, gettando la terra chiara precedentemente rimossa. Io ho guardato da lontano (...mi ha ricordato LucyDSC02335 ...e mi si è ulteriormente stretto il cuore..) la polvere che saliva dalla buca verso l'alto, tra i rami. Sembrava una nuvola lieve..un'anima dolce che si allontanava. Un bambino reggeva una croce bianca con le date di Celina. La sua morte, dettagliata, e la sua nascita di cui conosceva solo l'anno...

Nel pomeriggio sono tornata a casa di Judith con Shimali, Faustino e Marco. Dovevamo portarle delle vecchie porte di legno rimosse tempo fa dall'ospedale e giacenti inutilizzate nel nostro store, così da poter completare la nuova capanna per i bambini. Il tetto è ormai finito. Faustino ci ha lavorato due giorni. Che ridere ripensare alla mia DSC02102limitata mente architettonica da semplice europea quando martedì ho visto solo i tronchi di sostegno piantati nel terreno, aspettandomi invece di trovare la capanna già compiuta, solo in attesa del tetto. Ho creduto che il marito di Judith ancora una volta no n aves se svolto il suo compito. Invece qui si fa così. SiDSC02140 creano i sostegni, si costruisce il tetto, si fissano le porte e poi si completa l'armatura. Infine, con i primi giorni di pioggia, si impasta la terra e si stende il fango tra i legni, lisciandolo come fosse intonaco. Tutto alla rovescia! Lungo la strada abbiamo dato un passaggio a tre ragazzini della secondary diretti a Kamarandi. E poi a Virginia e Basilia di ritorno dal lavoro, dirette nello stesso remoto posto. Le porte oscillavano pericolosamente rasenti il mio naso mentre sedevo su un angolo del sedile, schiacciata da Marco che continua a meravigliarsi di tutto ciò che vede e sperimenta, affascinato dalla vita semplice e dura di questa parte d'Africa.

E ora può pure piovere. Sul tetto di lamiera di Judith che proteggerà i suoi bambini. Sul dolore di Regina, che già domani riaprirà il suo pub perchè la vita qui concede solo piccole pause dai propri impegni. Su questa terra arida, assetata, che restituirà presto dignità alla gente che sempre chiede, perchè ha fame. E come si dice qui, quando muore qualcuno e la pioggia è vicina, sarà un dono di Celina...

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