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One, two...and breath!

Le 7. Un'ora insolita per svegliarsi alla domenica. Almeno per me. Ma Eva smonta dal turno di notte tra mezz'ora e mi ha chiesto di venderle qualche altro vestitino per la sua bambina, quella che sta per nascere...devo aprire il negozio! Guadagno ben 350 scellini che contribuiranno, aggiunti a quelli della prossima asta, a pagare qualche conto dell'ospedale. Faccio colazione sola. I mattinieri sono già a messa mentre i dormiglioni (solo Marco in realtà!) sono ancora a letto. Il cielo è più incerto che mai. Piove ogni 10 minuti e poi il sole fa capolino tra le nuvole e scalda la terra. Finisco il mio tè alla cannella, il pane con il miele, il succo di mango e torno in camera, a liberare il pavimento dai tamait e lavare via il loro odore nauseante dall'aria con qualche incenso.

Appena finito mi chiama sister Pryia. Devo andare al gate, Niaga mi vuole parlare. Silas, che con lui deve dividere il turno di guardia al compound, non c'è. Chiamo Stanley che si suppone sia a disposizione per recuperare delle ferie usufruite ma mai maturate. Ha uno dei suoi mille problemi inventati (non posso credere che sia davvero un imbuto per le sfighe del mondo!) in corso e quindi non può essere presente. Sebbene riesca a sputare brandelli di domopack anche per telefono, non mi riesce invece di afferrarlo per un orecchio e trascinarlo qui via etere. Sento salire dal ventre, rumorosa, l'idea di licenziarlo e non permettergli più di prendermi in giro.  Un'idea già in cammino da tempo e ora forse giunta a destinazione. Chiedo a Cipriani, il malcapitato testimone della mia rabbia, di aiutare Niaga e torno verso casa, tuonando come il cielo in questo momento.

Aiuto Judith in cucina, alle prese con la pulizia di tutta la casa invasa dai tamait. Inforno i pomodori gratinati (che mi ricordano tanto Fede)con le sardine, cucino i piselli e le taccole e condisco un'insalata di fagioli e cipolla che farà sicuramente impazzire Kiura! Dopo pranzo desisto dal giocolare con il kiwido sotto la pioggia (anche se l'idea solletica la mia pazzia composta che a volte deraglia) e mi ritiro nella rete, tra le lenzuola fiorite portate dall'Italia, dall'altra mia casa. Ma come spesso accade, Judith mi sveglia dopo poco dal mio profondo stato ipnotico e rinuncio anche alla seconda opzione.

Mentre raccolgo i dati delle famiglie assicurate con le donazioni, dando loro una connotazione di data base ordinato, Marco mi chiama e mi costringe a seguirlo, a mantenere una promessa. Muovere, finalmente, il mio fisico pigro e andare a correre con lui, Kiura e Kanake. Persino il cielo mi invita, chiudendo i rubinetti e liberando il sole. Usciamo dal cancello e scendiamo verso sinistra. E subito imbocchiamo la strada per Chakariga, diretti alla Combo Rock. Non c'è polvere, la terra è battuta, scura. Si sente qualche voce dal bush chiamare il mio nome. Mi giro a salutare volgendo lo sguardo ma, spesso, senza vedere. Kiura mi sorride, sorride del fatto che la gente qui attorno mi conosce, che non sono una comparsa di questo film ma che faccio parte del cast (e infatti qui io mi sento a casa....). E, sempre sorridendo, incita Kanake e Marco a prendere tra le mani un bastone e dondolarlo come un bambino da cullare, senza lasciarlo cadere, catch the baby, catch the baby! E poi comincia a correre lentamente, seguendo la gravità, come dice lui, della strada in discesa. One, two..e poi si respira, one two..e si respira, one two...e non respiro più! I miei polmoni collassano dopo appena 10 minuti, incapaci di espandersi completamente, avari di ossigeno. Kiura  rallenta e cammina con me, facendomi riprendere il ritmo della respirazione e della corsa, contando ancora ad alta voce, per me. E senza accorgermene arrivo alla Combo Rock, attraversando il piccolo fiume, ora non più in secca, dove alcuni ragazzini stanno pescando con le reti. E poi torniamo a casa, sempre correndo, mentre io cerco di trattenere il mio cuore che mi saltella tra le mani per non farlo finire tra i sassi! Entro in camera, afferro un kikoi e raggiungo gli altri sotto alla pergola esagonale della casa dei dottori. Maro porta il suo computer con della musica adatta all'allenamento aerobico che Kiura vuole farci sostenere. Scopriamo che adora Micheal Jackson...impazzisce con Billie Jean e comincia a saltellare perfettamente a tempo, coordinando gambe e braccia come un navigato istruttore di step, battendo le mani entusiasta come un ragazzino. E noi dietro a lui, con la lingua penzolante da un lato. E poi viene il detestato momento degli antipatici esercizi a terra. Stendiamo gli asciugamani sulle vecchie stuoie parasole di Ale. E inizia il massacro degli addominali. E' allora che realizzo che sotto, molto sotto, anche io possiedo dei muscoli, perchè cominciano a dolermi. Che bella l'ora di palestra e la contemporanea lezione d'inglese per Marco! Sento la mia serenità espandersi e diventare reale, non più solo desiderata. Arriva fino all'istinto di prendere il volo sulla splendida vallata appena velata di sole e di umidità che ci si apre davanti, ottava meraviglia assopita...
Mi trascino sotto la doccia, camminando nel buio. Ora teniamo tutte le luci della pergola spente altrimenti i tamait invadono le stanze. L'acqua fredda riesce a corroborarmi fino alle ossa, o forse solo ad anestetizzare i muscoli.

Dopo cena crollo quasi subito. Nella mia rete, nello stato di benessere cosciente che precede il sonno, mentre le mie gambe saltellano a tratti per la tensione, svuoto la mia  mente di pensieri e mi metto in ascolto del silenzio. Un silenzio vivo di grilli, pipistrelli e del fruscio delle ali dei tamait...e dei miei sorrisi, che non riesco nemmeno più a controllare. Ma forse, è solo la tensione muscolare!! ^_^

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