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Pensando un po' all'Italia...

E' stata l'ultima serata del Tusker Project, un programma di giovani talenti canori alla ricerca dell'affermazione e di un contratto miliardario. Ha vinto Alpha, il mio preferito! Peter, Kiura, Edward e il nuovo dottore (uno studente di Meru qui per il suo internato con un nome che non riesco mai a ricordare) hanno esultato saltando sulle sedie, nel salottino ormai permanentemente davanti alla tv...

Ieri è stata una giornata importante per molti, in Italia.
Ale ha presentato il suo lavoro di informatizzazione svolto al St. Orsola al meeting nazionale d'autunno di Informatici Senza Frontiere. Ha parlato del progetto che ha preso per mano fin da subito, quando ne esistevano solo l'idea e le buone intenzioni. E ora DSC06250infermieri e dottori usano i computer regolarmente per registrare i pazienti visitati, quelli ricoverati, i test di laboratorio fatti, i farmaci prescritti. Ha avvicinato Matiri al mondo tecnologicamente più evoluto, recuperando il distacco, aprendo nuove forme di collaborazione e aiuto. Quello che appare oggi solo un semplice click, nasconde mesi di dedizione, competenza, determinazione, duro lavoro ed umiltà. Quanto avrei voluto essere lì, ieri, per vederlo giustamente splendere e raccogliere plausi. E con una connessione migliore, avrei almeno potuto seguirlo a distanza. Invece è stato tutto vano..beh, a volte la tecnologia fallisce! Ma non il pensiero...e contro ogni limitazione fisica, io ieri ero lì....
E poi, subito dopo, sono salita in macchina con Marco ed Edward e siamo andati ad Nkubu, vicino alla casa di Mbaabu. Abbiamo percorso la vecchia strada per Chuka. C'è solo un breve tratto di deserto allungato, ora, il resto è lisciato, compatto. Siamo sbucati dallo sterrato, dietro l'angolo della nuova stazione di servizio. Chuka si è aperta con tutti i suoi colori, i rumori, i toni, la gente che affolla tutti gli spazi vitali e la fa assomigliare ad un formicaio rivestito di un mosaico irregolare, senza disegno. Dopo la lunga assenza, ho rinnovato l'amore per questa città che tanto mi assomiglia. Da lì, abbiamo seguito l'asfalto verso destra, verso Meru. E abbiamo raggiunto il pub di Nancy, che lavora al Dream e mille e mille volte mi ha chiesto di andarla a trovare. Mi ha accolto con musica reggae, tilapia (un pesce di fiume) fritta con salsa speziata di pomodori freschi e kachumbali (altra salsa di pomodori a pezzetti ma con aggiunta di cipolla fresca e peperoncino) che Edward ha spazzolato. Siamo rimasti un paio d'ore e poi, quando stava per iniziare a piovere, siamo tornati verso casa.
Appena raggiunta la pergola, ho ricevuto il messaggio di Andreino. Era stato tutto il giorno con Mila, testimone dell'esperienza italiana di Apophie. Di più, interprete per lei in una trasmissione televisiva su Telestense, la rete locale di Ferrara, dove risiede l'associazione che mantiene l'ospedale, che spesso reclamizza il St. Orsola per avvicinarlo alla realtà cittadina e sensibilizzare i suoi abitanti. E ancora una volta avrei voluto essere lì, anche solo come spettatrice.

E oggi a pranzo, ancora, avrei desiderato essere nei paraggi, quando la mia mamma mi ha telefonato per dirmi che era a tavola con Apophie e altre 40 persone, una festa, un incontro di Tharakati, di amanti nostalgici di Matiri che non hanno fatto altro che raccontare di vecchi viaggi e programmarne di nuovi, per tornare ancora in questo posto che sembra stregare i cuori più sensibili e addomesticare i più scettici. E attraverso l'etere, Antonia mi ha dedicato un applauso collettivo che mi ha sciolto in una pozzanghera di miele e felicità quando, nel brusio di fondo, ho riconosciuto le voci degli amici più cari.

A volte mi rendo conto che la felicità è fatta di piccole cose, brevi attimi che creano però un alone luminoso che permea il resto della giornata...

Mama bwega!

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