Day by day...
Dal market si sente la voce metallica di un predicatore che parla attraverso un altoparlante. Si mescola al latrato dei cani, al canto intermittente dei grilli e al gracidio delle rane laggiù, alla water plant. Ogni tanto un coleottero sbatte contro le porte del portico e sconvolge il ritmo della sinfonia. Vicino a me, Marco sta studiando inglese e di tanto in tanto mi fa domande a cui rispondo quasi automaticamente, senza pensare, ipnotizzata dalla fiamma della candela alla citronella. Siamo rimasti soli, proprio ora Andreino sta partendo, torna in Italia...
Ieri è stata una giornata estremamente lunga, sembravano due, sembrava non dovesse finire più. Ho corso tutto il tempo, dall'ufficio, alla casa, all'ospedale, interrompendo mille volte un lavoro per iniziarne un altro sopravvenuto. Kiura, Peter ed Edward sono entrati in sala operatoria alle 8 e ne sono usciti che era quasi mezzanotte. Hanno iniziato l'ultimo intervento, un'emergenza, proprio prima di cena. Kiura mi ha chiamato affamato dalla sala pregando per una tazza di chai! E oltre a quello ho portato anche dei biscotti, il githeri, il riso e il cavolo speziato preparato da Margaret. Sembravo la befana che il 6 gennaio percorre le strade carica di doni! Ho camminato nel buio, sperando di non incontrare il serpente che la sera prima Marco aveva visto davanti all'ufficio, facendomi largo tra le zanzare che, sempre più numerose, preannunciano la pioggia imminente. Sono tornata una seconda volta da loro, dopo 3 ore, per chiedere se avessero bisogno di caffè. Kiura continuava a sfregarsi gli occhi e ad appisolarsi qualche secondo mentre mi parlava, in piedi, vicino al lavandino per lo scrub. Aveva appena aperto il cranio di un paziente colpito violentemente da un vicino per questioni di proprietà terriera. Ma senza gli strumenti preposti, improvvisando con ciò che abbiamo a disposizione. E, quasi svenendo, mi stava chiedendo strumentazione adeguata e altro sangue. Non avendo possibilità di comprare un costosissimo set per craniotomia, mi sono limitata ad offrirgli il mio sangue...
Poco dopo l'1 ho ricevuto la richiesta di aiuto per un serious maternity case a Kathwana. Ho avvertito di nuovo Josec. Dalla mia camera l'ho sentito arrivare, scambiare qualche parola con Peterini (come lo chiama Edward), che stava guardando la tv ad alto volume, e partire con l'ambulanza. E poi mi sono riaddormentata...stanca...
Oggi è stato più tranquillo. Sono riuscita ad adempiere al mio impegno di produrre un file utile alla raccolta e successiva ricerca dei dati del Self Group di Matiri, il gruppo di autosostentamento dei dipendenti del St. Orsola. Enock ne era entusiasta! Ma poi ho dovuto anche adempiere ai miei soliti doveri di direttore, tra l'altro scrivendo delle pubbliche scuse per il ritardo dei pagamenti degli stipendi, dovuto a disguidi bancari (e, purtroppo, alla carente risposta dei donatori), e imponendo il pagamento di ben 5 ksh per il ritiro delle copie dei contratti. Ho scatenato l'apocalisse, un oceano in tempesta di domande e supposizioni sbagliate arrogantemente esposte. Un drappello si infermieri mi ha circondata davanti alla porta dell'ufficio quasi volesse linciarmi, chiedendomi spiegazioni sull'evidente ritardo e sulla più leggera questione dei 5 ksh. Ho mantenuto stranamente una calma interiore che nemmeno mi appartiene (forse le mie letture su meditazione e pace interiore stanno funzionando?) e mi sono ulteriormente scusata, pur non essendone colpevole, per l'attesa che sta penalizzando anche me, facendo capire che siamo tutti sulla stessa proverbiale barca. E poi ho riso alla loro richiesta di convocare un meeting per spiegare il perchè stiamo cercando, almeno simbolicamente, di recuperare le spese legate alla copia dei loro lunghi contratti attraverso i 5 denari. Ma alla fine anche loro hanno riso con me quando ho risposto che se avessi deciso di dare ad ognuno 1.000 Ksh nessuno avrebbe mai preteso delle pubbliche spiegazioni in un meeting ma avrebbero allungato la mano e nascosto in tasca il malloppo!
Banalità, stupide cose da nulla, profonde come pozzanghere. O afflizioni per l'anima che costringono ad abbassare la testa di fronte alle mancate risorse per soddisfare i bisogni o risolvere i problemi. Una lotta quotidiana, perenne, tra volere e potere, combattuta fuori, ad alta voce sotto il sole arido, e qui, dentro di me...in silenzio...
Mama bwega..
buon lavoro Stefania, riponi sempre fiducia in Dio, non stancarti di chiederGli aiuto...guarda quante difficoltà ti ha aiutato a superare fino ad ora...vedrai continuerà sempre a farlo...abbi fiducia...che Dio ti benedica...mamma
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