Breaking News

Happy birthday St. Orsola tena!!

 

"May I say something, please? I don't want to waste your time, I know that you're more interested in your soda than in this movie...and I understand very well, for you this hospital is just a place to work in, you could work in any other place as well...but for us this is not a simple movie...and this is not a simple hospital...we're using our money and time to come here 'couse we love this place and we want to continue to substain it, even if we're struggling..and this movie could help us to show how important is this hospital for this region, how much we have been doing since long time, in the way to have more money for you...so, happy birthday St. Orsola! Enjoy your soda. Thanks all...."

La mia voce era nettamente strozzata in gola. Continuavo a strofinare le mani e a sudare come se stessi correndo. Temevo che potessero vedere il mio rossore, le vampate di calore che mi salivano dal ventre. Perchè devo sempre emozionarmi così quando parlo di qualcosa che mi sta a cuore? Ho irrotto in questo modo, senza preavviso nemmeno per me stessa. E' stata una reazione spontanea a tanta indifferenza, alla maleducazione di entrare nella stanza, afferrare la bottiglia e iniziare a bere senza nemmeno aspettare una parola di benvenuto, senza nemmeno un cenno di ringraziamento, senza nemmeno un saluto. Qualcuno annuiva sinceramente mentre parlavo, qualcuno abbassava il capo o solo lo sguardo. Sister Jothi ha iniziato ad applaudire prima che finissi e Kiura ha chiesto di rivedere di nuovo il semplice filmato che avevo preparato, riassunto di 6 anni di storia e sudore, di gioie e conquiste. E la platea l'ha seguito in religioso silenzio...
Non volevo certo questo. Il mio intento era solo quello di trasferire il significato della nostra presenza a Matiri, della nostra operosità di piccole formiche in cerca di qualche soldino da infilare in questo enorme salvadanaio mai pieno. Non per vantarci o avere ringraziamenti. Ma solo un po' di rispetto e comprensione per i nostri limiti.

Oggi è il compleanno dell'ospedale. Il suo sesto compleanno. E io conosco questo bambino da quando aveva appena 1 anno. Ero qui quando tutto è iniziato. Quando non c’era internet e i telefoni prendevano appena, in un solo punto della pergola (davanti alla 6 che era l'ultima stanza della casa del tamarindo, la mia prima stanza...). Quando la scuola era aperta 4 ore al giorno e si teneva in una stanza in reparto, o all’aperto. Quando passavamo le notti a donare il sangue per le urgenze perché non si prendeva dal Centro Trasfusionale di Embu. E il giorno dopo si vedeva il flacone di plastica della soluzione fisiologica con infilato l’ago, chiuso con lo scotch, sopra il letto di un bambino…con dentro il tuo sangue. Quando si stava tutta la sera sulle panche sotto le stelle invece che seduti al pc, a guardare il cielo nel buio perchè era meglio non accendere le luci e rischiare di far saltare la corrente. Quando bisognava girare solo con la pila per evitare i serpenti perché non c’era la lampada che si accendeva al passaggio. Quando non c’erano la pediatria e il video proiettore per i cartoni animati ma si portava in ospedale la chitarra alla sera per far cantare e ballare mamme e bambini…e anche i papà! Quando Kariuki piangeva disperato e mi abbracciava talmente stretta da non volermi più lasciare andare. Quando c’era una sola incubatrice e bisognava stare attenti a non far entrare le formiche. Quando non c’era la corrente elettrica della Kenya Power e bisognava accendere il generatore anche di notte se si doveva usare la sala operatoria….e allora si doveva spegnere l’incubatrice. Quando si ascoltava il cd della buona notte prima di andare a dormire, in silenzio, abbracciandoci tutti. Quando c’era la super scassatissima jeep grigia con le portiere saldate. Solo quella…senza autista. Quando si facevano i turni di notte per allattare i bambini prematuri. Quando non c’era il respiratore e si doveva sorvegliare il neonato che pescasse l’ossigeno dalla mascherina da adulti appoggiata nell’incubatrice. Tutta la notte…con la mamma che dormiva sulla sedia. E poi magari il bambino moriva per scompensi la mattina dopo. Quando abbiamo piantato gli alberi davanti alla pediatria. Quando ho portato carriole di terra e sassi per costruire la fontana del sole. Quando i medici erano pochi e i volontari dovevano lavorare anche 12 ore al giorno senza sosta e senza giorni liberi. Quando c'era una sola baracca davanti all'ospedale e vendeva qualche soda e il sapone.
Io, come tanti altri, testimone dei cambiamenti, dei progressi. Orgogliosa e felice di aver contribuito alla mia piccola appena significante parte...

Tanti auguri piccolo mio!!

2 commenti:

  1. senza parole...quello che hai scritto mi ha emozionata tanto...happy birthday St.Orsola!!!!happy birttday Mwende.. xchè il St.Orsola sei anche tu!!!un abbraccio forte forte!Persia

    RispondiElimina
  2. ...e come "un bambino", come tutti i bambini, verrà un giorno che dovrai lasciare...passare la mano a qualcun altro e allora so che ti dispiacerà davvero tanto quel giorno...ma come un qualsiasi altro "genitore" dovrai invece solo gioire per la sua autonomia raggiunta...Auguri e buon lavoro amore. Buon lavoro a tutti, siete magnifici! mamma

    RispondiElimina