Hai mai sentito le stelle ridere?
Il caldo mi ha soffocata fin dal mattino. Una mattinata iniziata dolcemente, ma giĆ con lo spettro del grave carico di emozioni nel pomeriggio.
Mi sono trascinata dalla camera alla pergola più volte, fuggendo dall’afa delle mie lenzuola, dal sole a picco sulle sedie di legno sotto al tamarindo, dal senso di soffocamento di ogni centimetro di suolo calpestato con le mie stampelle.
Shimali ha guidato l’ambulanza fino a Kjeni, per accompagnare gli amici di Lucy nel triste viaggio del recupero della salma tenuta al fresco. La messa ĆØ iniziata dopo mezzogiorno, in ritardo di quasi due ore. L’aria torrida ha fatto gonfiare le dita della mia gamba sfortunata, tenendomi lontana dalla chiesa e dalla scomoditĆ di tenerla appesa e dondolante per troppo tempo. Ale ed io ci siamo quindi preparati ad andare solo alla sepoltura, nel terreno di casa sua, giù a sinistra, dopo l’ospedale. Kithingi e Linette ci sono venuti a prendere, non ce l’avrei fatta a raggiungere il posto a piedi. Anche Romea ĆØ venuta con noi. Una piccola rappresentanza dei suoi tanti amici italiani affezionati.
Sono salita nella scatola di latta arroventata dal sole, colando sul sedile, con una paio di grandi occhiali da sole dietro a cui nascondermi. Non un fievole alito di vento. Ale non stava bene, debole come un cerbiatto appena nato. Il matatu si ĆØ arrampicato tra i sassi, insinuandosi tra le persone in processione dalla chiesa alla casa di Lucy. Una discontinuitĆ di colori, di volti tristi e lacrime perdute sulla terra rossa. Davanti a noi la macchina con la bara e l’ambulanza carica di persone, quasi ad esplodere.
La casa di Lucy ĆØ spersa nel bush. Una manciata di capanne di fango rosso, con le porticine e le finestre piccole, quadrate, di legno chiaro, profilate di azzurro. Lingue di terra e sassi tra i rami intrecciati dei cespugli e degli alberi. Le macchine scorrevano strappando le foglie, saltellando tra i tronchi e le buche nel terreno. Fino a quando non ĆØ stato più possibile avanzare e siamo scesi. Mi sono aggrappata alle stampelle e ho raggiunto alcune sedie all’ombra di un grande albero tra due capanne, guidata dalla zia premurosa di Lucy, mentre Ale e un drappello consistente di persone proseguivano, verso un’area aperta, in cui giĆ giaceva un cumulo di terra adornata con una croce di legno. Il fratello di Lucy, morto qualche anno prima, per un incidente in moto. Aveva la sua stessa etĆ , 23 anni. CosƬ ora la famiglia teme di avere una maledizione e trema per il prossimo genito.
Ho seguito tutto con gli occhi e il cuore. Ma non mi sono tuffata tra la gente in processione. Scorgevo il cappellino beige di Ale e la sua pelle chiara stagliata tra i colori e la pelle scura degli altri. Dalla folla si ĆØ sollevato un canto funesto, rassegnato. Vicino a me Margaret e altri amici, si lasciavano andare in modo dignitoso e privato, nascondendosi sotto ai kikoi colorati ad ogni crisi di pianto e dolore sopraggiunta. Niente di plateale. Alcune donne, in fondo, sedevano con il volto verso il muro di fango delle capanne. Piangevano. Pregavano. Come facessero parte del paesaggio. Ho visto la sorella di Lucy, il fratello, via via crollare e piangere come vitellini senza mamma, scortati da altri parenti, attendendo di essere al chiuso, in privato, nella stanza alle mie spalle. Mi sono persa ad immaginare il loro dolore….e quando ho girato la testa verso il drappello di gente che nascondeva la bara, ho visto sollevarsi la polvere chiara della terra sopra le loro teste. Stavano iniziando ad interrarla….e lƬ sono ulteriormente crollata, come se davvero solo in quel momento avessi realizzato che Lucy se ne stava andando. La lacrime mi scendevano oltre gli occhiali e appannavano la mia visione, mentre seguivo la polvere salire verso il cielo. Ed improvvisamente, una folata di vento più forte della altre ha strappato energicamente le foglie degli alberi sopra gli astanti, sollevandole in aria, in un vortice, come se qualcuno, volteggiando, stesse ballando, allontanandosi verso le nuvole. E ho pensato che fosse l’anima di Lucy, chiassosa e protagonista, che si allontanava da noi roteando, ridendo, cantando, come ha sempre fatto. E oltre alle foglie, il vento ha strappato anche un mio sorriso…
Finita la sepoltura, il drappello di dolenti si ĆØ ritirato, sedendosi sulle panche, all’ombra, tra gli alberi. E ha lasciato sola Lucy. Dalla mia sedia scorgevo il cumulo di terra che la ricopre, ora, come una coperta troppo pesante, la croce di rami intrecciati, legati con una corda di fibra. Mi sembra impossibile che lei ora sia lƬ, che dorma in fondo ad una scatola di legno, sola. Mamma mia…
Non ho fatto in tempo a parlare, a salutarla per l’ultima volta. Il programma di interventi in scaletta ĆØ stato traslato alla messa a cui non ho partecipato. Ma comunque, ho affidato le mie parole alla terra. Mi sono alzata e sono andata verso di lei. Da sola. Mentre mi avvicinavo mi sentivo il cuore battere sempre più forte, quasi volesse fuggire dal mio petto per non soffrire troppo. Ho raggiunto Ale, anche lui stava lƬ da solo per il suo ultimo saluto alla sua daughter , con gli occhi arrossati per la polvere, il sole ed il pianto. Gli ho consegnato un foglietto da nascondere, per me, tra la terra stranamente non rossa:
Ho conosciuto un folletto danzante con una voce d’angelo.
Con la pelle scura e il sorriso chiaro di ingenuitĆ .
Sempre al centro, mai in disparte. Protagonista.
Cammina ballando, quasi volando come una farfalla morbida.
Una bimba imbronciata, timida, che sa ridere di niente.
Avida di vita e di sogni.
Spezzata dalla malattia. Ma mai piegata.
Spenta nel corpo. Ma mai nell’anima.
Leggera, ora, come una foglia nel vento.
ContinuerĆ a gioire tra le stelle.
CosƬ noi, che la amiamo, potremo sentire il cielo ridere.
Siamo tornati a casa in silenzio, quasi inconsapevoli, increduli. Tutto continuerà come sempre, così come il mattino segue la notte. Si ristabilirà un equilibrio. Come ogni giorno, moriranno corpi consumati e nascerà nuova vita. Piano piano il dolore si affievolirà , lascerà solo il ricordo che non farà più male. Resteranno le sue impronte, indelebili, che ci legheranno oltre il presente.
Anche ora, che scrivo qui sotto alla pergola, con il mio gesso nuovo nuovo, sbircio il cielo e lo sento ridere…
Safari njema, Lucy, nakupenda malaika...
...voglio sentire anche io il cielo ridere amica mia...forse ora ĆØ quello di cui ho bisogno..voglio stare sotto quella pergola accanto a te..e se mai scendera' qualche lacrima sapro' di averti con me,condividere il dolore lo rendera'piu' leggero e piano piano scivolera' via,via dalla pelle e dal cuore..finchĆØ un giorno si potra' solo sorridere per ogni ricordo che cammina nel nostro cuore..
RispondiElimina..sto arrivando ad abbraciarti...