Brevi racconti...
Sto cercando di tornare alla normalità. E a volte non è nemmeno così difficile. Vengo risucchiata da tutto ciò che mi circonda, centrifugata, masticata anche, e poi risputata fuori. Innaffiata con l’aria rovente, con l’odore della terra, con la spettacolare fotografia della natura dirompente. Sembra di annaspare. Sembra di volare. Sembra di vivere…
Il gesso nuovo
Domenica mattina mi hanno scaraventata giù dal letto alle 9,violando la mia ferrea decisione di dormire tutto il giorno, fuggendo dal caldo e dalla sensazione di prigione legata al mio piccolo incidente. Il telefono ha squillato a ripetizione per circa 10 minuti, mentre, nell’ordine, Margaret, Sandra e Roberto mi ripetevano di far presto e correre in ospedale che Gakujia mi stava aspettando. Correre? La mia palla di domopack riesumata dal fondo è esplosa, sollevando la polvere di gesso sparsa tra le lenzuola. Marcella, già sveglia, mi ha accompagnata mentre avanzavo, senza nemmeno la colazione ( mamma mia!!), brontolando come un treno a vapore. Arrivata davanti alla sala raggi mi sono accomodata ad attendere il mio turno (..e a maledire tutta la fretta richiesta alla mia avanzata tra i sassi!). Dopo pochi minuti il mio drappello di dottori personali (il vantaggio di essere il direttore…..o forse semplicemente una mochongo..) mi ha confezionato un gesso nuovo nuovo, il quinto della saga Speriamo che sia l’ultimo. Questa volta, memore dei tentativi precedenti, ho collezionato un sacchettino di suggerimenti per non soffrire inutilmente il caldo esagerato o il prurito. Ho messo, direttamente sulla pelle, un paio di telini di cotone bianchi, leggeri, freschi, morbidi. Poi il cotone. Ed infine, prima della colata finale, lungo la circonferenza del polpaccio, un anello di allevin, un tessuto spugnoso che mantiene il gesso morbido e non troppo aderente alla gamba, su suggerimento di Pepu. E ora funziona! Il caldo torrido non lo trasforma in un forno, le mie dita non diventano dei wurstel da aperitivo. E posso pure camminarci su, come fosse la gamba di un elefante. Beh, meglio di niente…
Imprevisti funesti
Ogni secondo l’imprevisto è dietro l’angolo. L’ultimo proprio ieri mattina. Faustino, nel tentativo di sorreggere una barra di ferro che stava tagliando, ha lasciato inavvertitamente cadere la sega circolare ancora accesa…e si è reciso un piede, tutti i tendini, schizzando sangue tutt’attorno. Ne avrà per tre settimane ora. Ci siamo incrociate lungo i corridoi, sister Juthi ed io, lei con il suo dito tranciato io con la mia gamba rotta, a parlare di Faustine, a tremare per l’andamento di questo inizio anno che non ci risparmia nulla sul fronte salute. Ho proposto una visita ufficiosa del Papa o una gita a Lourdes per tutto lo staff.
La giornata dell’igiene orale
È stata un’idea di Marcella, Marco e Fabio. Hanno portato una valigia piena di spazzolini da denti, dentifrici e caramelle senza zucchero per avvicinare i bambini alla pratica dell’igiene orale. Ma non si sono limitati a questo. Hanno ideato un cartellone con disegni e spiegazioni. Lo spazzolino da denti gigante, il dentifricio spaziale che ricordava la sigla iniziale di Guerre stellari, un bambino con un profilo africano che regge un bicchiere d’acqua enorme. Bellissimo e perfetto per l’intento. Anche Wilcliff, il dentista, ha dato una mano, fermandosi oltre l’orario di lavoro per raccontare ai bambini, nella loro lingua, la storiella dei batteri caria-denti e delle caramelle ammazza-sorriso.
È stato bellissimo. Siamo andati in pediatria dopo le sette. Abbiamo appeso il cartellone esplicativo. Le mamme e i bambini si sono seduti al centro, attorno alla fontana del sole. E io tra loro. Ho seguito con lo stesso interesse..ma non le parole di Wilcliff. Seguivo i volti dei bambini appena illuminati dall’imbrunire, l’espressione attonita di un baba che non smetteva di fare domande, la dolcezza delle mamme che cercavano di zittire i loro piccoli allattandoli.
E poi, finita la lezione, abbiamo distribuito gli spazzolini e il dentifricio alla menta fruttata. E subito è iniziata la gara al lavaggio o semplicemente all’accaparrarsi il gadget del momento.
Il nostro cartellone è ancora appeso, bagnato di pioggia..
Un angelo biondo nel buio…
Fede sta partendo. È ancora qui in Africa, ma non più qui, al tamarindo, a giocare a briscola, a fumare hundred cigarettes, a sospirare per il suo segreto amore (…ho detto che è segreto!!!) che solo ultimamente ha ridimensionato, per necessità, per sopravvivenza. Ma noi siamo così, in fondo. Ci sentiamo vive solo sul bordo di un burrone emozionale.
E di emozioni lei ne ha vissute tante. E la mia fortuna è di averle condivise con lei. Avventure grandi e piccole che ci hanno strappato un sorriso o fatto piangere ferite. La lotta impari contro i tamait, i viaggi in matatu, le numerose stoffe scovate ai mercati per improponibili vestiti, i tentativi di manicure con lo smalto comprato per 30 scellini a Nairobi, le battaglie contro il sistema sanitario keniota e l’incapacità di arrendersi di fronte alla rassegnazione tipica di questa gente, il calvario della malattia che ci ha strappato Lucy, il tour per le Bata del centro alla ricerca di un po’ di vanità a tacco alto, la galleria d’arte esposta in pediatria, vicino ai letti dei bambini.
È stata qui 6 mesi. Un’amica complice che mi capiva con un solo sguardo, che voleva proteggermi e allo stesso tempo si arrabbiava quando mi lasciavo calpestare. Che fino all’ultimo ha cercato di aggrapparsi a questo posto, incapace di tornare ad una realtà, quella che l’aspetta a casa, più avara di emozioni, forse. L’ho abbracciata forte a me..e avrei voluto ancorarla. Ma è volata via, come un angelo biondo nel buio….
Ti voglio bene, amica cara. Aspettami, che poi partiremo di nuovo!!
Vi presento il signor inceneritore
Ale ha tenuto la sua prima lezione. L’argomento? Come separare l’immondizia e utilizzare l’inceneritore senza inquinare. Un argomento serioso, adatto alla sua precisione ingegneristica che non lascia nulla all’improvvisazione. Ha radunato il personale di supporto nella solita aula della scuola ed ha iniziato, proiettando la presentazione contro il muro. Io non ho potuto seguire la sua lezione, dovevo gestire il meeting con il management team, l’ennesimo del mese. Ma immagino se la sia cavata benissimo, dribblando la scarsità di attenzione della maggior parte dei presenti. Lui, che ha preso così a cuore l’ennesimo campo in cui si è cimentato non avendo alcuna conoscenza di base, destreggiandosi tra internet e l’esperienza sul posto per acquisire competenza e professionalità.
Un cinque per lui…
Musicisti si nasce!
Dall’Italia sono arrivati anche Anna, Franca e suo marito Tom. Ieri sera è entrato in camera e ne è uscito con un ottone che luccicava nel buio..la sua tromba. Ha iniziato suonando l’armonia che sottolinea lo spettacolare Padrino. Una musica languida, velata di tristezza. Suonata nella penombra della notte illuminata da una torcia e dalle luci del portico. Sembrava che l’armonia trasudasse dalle foglie o piovesse dalle stelle.
E poi ha improvvisato una lezione di musica per tutti. È stato incredibile. Il diaframma mi doleva…non per lo sforzo nel soffiare nello strumento, ma per le risate incontenibili che l’andamento della prova ha scatenato. Apophie è stata la prima a spernacchiare nella tromba. Mbaabu è risultato l’ultimo della classe, non riuscendo ad emettere se non qualche flebile suono ma spremendo i polmoni fino all’ultima molecola d’aria. Sono stanco, ha esordito dopo poco l’omone di zucchero. Peter ha consumato il suo show, emettendo il suo altissimo do in una posa da statua greca, con una mano che sembrava appesa ad un filo penzolante dal niente e le gambe piegate per lo sforzo. Il più bravo, ovviamente, è stato il musicista ci casa, Ale. A conclusione della lezione ha preso la chitarra e improvvisato, con Tom, un duetto di blues, bossa nova e jazz da lasciarci sospesi ad ascoltare.
Le serate migliori, qui, nascono dal niente. Da una nota. Da una stella. Da una parola. Da un abbraccio….
Brevi racconti di vita semplicemente intensa sulla sommità di una collina che domina la vallata dell’Eden…
Mama buega…
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RispondiEliminaCara Never Free Enough, scusa se mi permetto! Mi sembrano un po' troppi 5 gessi e tutta questa incertezza nella terapia, fossi in te penserei ad ulteriori approfondimenti radiologici più competenti ...... e un buon ortopedico.... buona guarigione ciao!
RispondiEliminada Riccardo