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Upone haraka...

Upone haraka , pronta guarigione. Sul mio gesso stavo collezionando formule di pronta guarigione e incantesimi per tornare a fare le cose di sempre molto presto. Ma poi è stato rimosso e ora ho una nuova tavolozza immacolata…


Ho fatto una nuova lastra venerdì, per vedere se il mio osso fosse ancora allineato o fossero sopraggiunte nuove complicazioni. Ale mi ha accompagnata lungo la stradina di sassi, in salita. Mi sono dovuta fermare sotto il sole bollente per riprendere fiato più volte. Una ventina di metri che mi sono sembrati un chilometro. L’aria torrida mi pesava addosso.

Per fortuna la situazione non è peggiorata…ma, devo ammetterlo, speravo in un piccolo miracolo, dato che non sentivo alcun male strizzata dentro il mio gesso variopinto. Speravo fosse già guarito, speravo che la frattura fosse inspiegabilmente scomparsa. Ma la lista d’attesa per la realizzazione dei sogni è lunga, ed io sono troppo in coda per vanire ascoltata subito, lo so.

Mentre, delusa, stavo tornando a casa, ho incrociato Alfred. È stato buffo, come guardare in uno specchio. Lui ha ancora le stampelle, il ginocchio si è gonfiato nuovamente. Mi guardava con un’espressione buffissima, come fossi una strana creatura. Una mochongo ferita. Qui non ce ne sono, veniamo qui per dare una mano, non per essere aiutati a nostra volta! Mi guardava in silenzio, sorridendo appena. Guardava la mia gamba che dondolava nel vuoto.

Una volta sotto al tamarindo ho dovuto sedermi per riprendere fiato. Quanta fatica è possibile fare solo per camminare? È tutto così semplice quando ogni parte del corpo risponde. Ma ora mi rendo conto che non è affatto banale un passo, il movimento di una mano, respirare. C’è che lotta ogni giorno per compiere tali gesti. Chi non li compie più. Molti direbbero che io sono fortunata, una semplice bella frattura guaribile in un mese. Io dico che se fossi davvero fortunata ora correrei come sempre sulle mia gambe, non mi sarei fatta male, e non mi perderei alcune cose che attendevo con ansia e a cui dovrò invece tristemente rinunciare. Io mi definisco semplicemente non troppo sfortunata. Ma forse, quando tutto sarà finito, penserò a tutto questo con un colore differente, un colore non così grigio. Magari uno splendido rosso terra d’Africa…

Ancora una volta Ale mi ha dato una mano a mettermi a letto, portandomi in camera il computer e viziandomi un po’ prima di dormire. Poverino, il malcapitato di turno che si deve dedicare a me…

Ma poi, l’indomani mattina, mi ha lasciata sola. Se ne è andato a Nairobi a prendere il fratello che arriva proprio stamattina (…uffi!) e io sono rimasta col niente a farmi compagnia. E, lo ammetto, questo mi ha ferita un po’. Ormai è una settimana che mi sono fatta male. La gamba duole un pochino, prude. Ma la pena più grande è restare inchiodata qui, come se avessi un’ancora, non un gesso, una zavorra che mi tiene a terra…anche psicologicamente. Due giorni da sola, qui, mi hanno lasciato pensare troppo, mi hanno fatto sentire ammalata, sfortunata, isolata, sola.

Mentre sedevo sotto al portico, con il gesso in primo piano, mi ha raggiunta Geoffrey insieme alla signora che qualche settimana fa avevamo accompagnato al Kenyatta per fare la radioterapia. Per l’ennesima volta ho raccontato la dinamica dell’incidente. Lei continuava a dire che le dispiaceva molto, che mi riprenderò presto. Lei, che ha un cancro al seno e deve lottare per sconfiggerlo. E, da sola, se ne va a Nairobi a farsi ricoverare per fare un tentativo. Mi sono sentita piccola piccola, ancora di più quando mi ha dato 50 scellini per comprarmi una soda di buon augurio.

Nella serata è arrivato Gakujia, il chirurgo ortopedico. E ovviamente ha dato un’occhiata alla mia gamba. Mi ha cambiato il gesso, proponendone uno più stretto, con un rinforzo di legno sotto al tallone per poterci camminare su senza coinvolgere troppo l’osso rotto e rischiare di comprometterne la guarigione. E così, questa volta da sola, mi sono arrampicata di nuovo fino alla sala raggi, dove Christian ha rimosso la mia collezione di buoni auspici. Ha ovviamente usato il seghetto elettrico, un disco smussato che, roteando ad alta velocità, riesce a spaccare in due il gesso senza però tagliare la pelle. Ma non evitando, alla mia pelle stanca e delicata, una bella abrasione longitudinale. Che fortuna! In più, staccando i due pezzi dell’involucro, ha manovrato senza troppa attenzione la gamba facendomi un male incredibile alla caviglia ancora gonfia. E mi sono messa a piangere, senza singhiozzi. Le lacrime mi scendevano senza controllo, nemmeno proporzionali al dolore. Forse semplicemente perché avrei voluto Ale vicino in quel momento. Forse perché, malgrado sia passata una sola settimana, sono stanca di questa pantomima. Ma poi me ne sono vergognata, pensando a chi davvero sta male, a chi deve sopportare tutto questo per metà della propria vita. E mi sono trattenuta, anche quando Gakujia ha stretto, serrato, la mia caviglia per posizionarla nel modo migliore e fissarla nel nuovo gesso..col tacco!

Sono tornata verso casa da sola. nella penombra appena velata di luce della sera. La casa del tamarindo era al buio, sembrava disabitata. Mi sono abbandonata sulla grande poltrona di vimini, sprofondando tra i cuscini blu. Sconfortata, triste. E ho pianto di nuovo. Nel mio minestrone di pensieri galleggiava quello di Lucy sopra tutti. Non le potrò stare vicina. E lei è talmente dolce, mi chiama tutti i giorni per sentire come sto, se la gamba mi fa male.

Ho alzato gli occhi al cielo stellato. La solita volta scura punteggiata di luci. Incredibile. Immutabile. Forse non sono stata gentile, in quel momento, forse mi sono solo lamentata chiedendo perché a me. E sentendo l’eco di quelle parole provenire da tutt’intorno, da altre mille voci più forti della mia. Il mio era solo un flebile sussurro, di nascosto. Perché so bene che molte altre anime, qui, hanno più diritto di me di chiedere perché…kwanini??! Chissà se loro hanno mai avuto risposta….

1 commento:

  1. Cara Stefania,
    ho letto ( e visto) di quanto ti è successo e me ne dispiace molto!
    Una gamba ingessata non è proprio il massimo per una che non ne ha mai abbastanza di essere libera!
    Nel post parli di una frattura di tibia ma nelle rx che hai pubblicato la frattura sembrerebbe a carico del perone. In proiezione laterale la frattura sembra composta , cioè i frammenti non si sono allontanati fra loro, ma per esserne sicuri bisognerebbe fare una rx in proiezione antero- posteriore.
    Se anche in questo modo venisse confermata la frattura composta il trattamento con il gesso sarebbe appropriato, altrimenti bisognerebbe prendere in considerazione il trattamento chirurgico con una vite.
    E' probabile che tutto questo in realtà sia già stato fatto e che i miei siano solo dubbi superflui, comunque te li dico lo stesso.
    Ciao e guarisci presto! massimo

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