Ogni lungo viaggio comincia con il primo passo nella giusta direzione....
Stamattina erano molti più di ieri. Forse duecento. Tutti in fila in attesa dello scatto. Porgevano i documenti ad Angelica ed Hariett, sedute ad una scrivania imporvvisata davanti all'ospedale, all'ombra dei due grandi ebani. E poi Ernesto li dirigeva da me, come un vigile nel traffico. Prima i genitori (quasi esclusivamente madri sole, in realtĆ ), poi i figli. I più poveri tra gli abitanti del Tharaka. Arrivati a piedi dal bush più sperduto. Impolverati, feriti dal sole a picco. Ma con il loro vestito migliore che sistemavano prima della foto, sebbene lercio o a brandelli. Alle spalle un telo rosso per evidenziare il volto. Davanti, due occhi densi, lo sguardo fiducioso di chi sa che da domani le cose cominceranno a cambiare. Piccoli passi, uno dopo l'altro..e si può anche arrivare lontano. Ho scattato le mie foto migliori, racchiudendo la speranza in un pezzetto di carta plasticata. Ancora una volta disarmata e toccata, ho imperlato gli occhi appena un po’...
Abbiamo un fisioterapista locale, ora. Pepu, Cristiana, Nicoletta e gli altri colleghi lo adotteranno, ne pagheranno lo stipendio, in modo da dare continuitĆ ai loro miracoli. E giĆ stamattina, sedevano sulle panche davanti alla sua porta tre bambini che sembravano averne un disperato bisogno, senza contare i pazienti allettati nel ward che ora avranno chi si prenderĆ cura del loro corpo e ne potrĆ rendere semplice il movimento. Anche dei piccoli della stanza 4, quella dei "tuttappesi", come dice Giacomo (una Sonia in pantaloni che ĆØ giĆ la mascotte dei bambini), perchĆØ in trazione, con la parte finale delle garze delle loro fasciature legata ad un gancio nel muro.
E' iniziato un nuovo viaggio nel viaggio. La meta è lontana, l'autosufficienza dell'ospedale e la salvaguardia del diritto alla salute anche di chi non se lo può permettere. Ma i primi passi, sebbene incerti, sono nella giusta direzione....
Mama bwega...

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