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Un ultimo giro di giostra?

Cinque giorni strani. Pensieri fuorviati forse dal distacco, dalla lontananza, dall'assenza, dalla mancanza. Le ruote dell'ambulanza scorrevano veloci, questa mattina alle 6, eppure tutto in me era rallentato, in ritardo. Testimone di una lotta nella polvere, tra il mio fisiologico bisogno ricorrente di cambiare vita dopo circa due anni e la mia patologica dipendenza dai ricordi e da tutto il vissuto condiviso, dalle persone incrociate nello spaccato di vita, tra l'ansia dell'ignoto e  il bisogno del nuovo, diverso.  Continuavo a ripetermi che volevo scendere, un ultimo giro di giostra e poi sarei tornata a terra prima di venire sbalzata fuori dall'evoluzioni dei vagoncini ormai senza controllo. Volevo tornare a casa, in Italia. E allo stesso tempo avvertivo il dolore sottile della nostalgia per la mia Africa...
Siamo arrivati a Nairobi alle 9, Edward ed io, ormai la strada è veloce. Avevo appuntamento con il contabile dell'ospedale oculistico dei Lions. Aspettiamo da loro un rimborso spese per non aver onorato fin da subito il contratto di totale assistenza economica e prestazionale per il nostro ambulatorio oculistico a Matiri. Ci siamo incontrati lì con Mila e le "zie" , Antonia, Ivana e Romea, in arrivo dall'Italia I loro abbracci hanno riempito la mia solitudine, li ho assorbiti e inglobati così come la terra arida beve la pioggia. E poi se ne sono andate...a fare la spesa! Sono rimasta sola di nuovo..ma sazia. Mentre sedevo nella sala d'attesa mi riempivo gli occhi delle persone accanto a me. Davanti, due anziane signore, forse madre e figlia, forse sorelle. Scalze, con i piedi consumati dall'aver camminato una vita senza scarpe. I capelli cortissimi, radi, bianchi. Una era senza denti, l'altra ne aveva una manciata sull'arcata superiore e quando muoveva le labbra per inumidirle le sporgevano come pale d'avorio. Composte, sedevano aggrappandosi ai loro bastoni. Ai lobi avevano degli enormi buchi che lasciavano penzolare i lembi di pelle, ricordo di monili tribali che probabilmente indossarono in gioventù. Erano in attesa dei trattamenti gratuiti dispensati dall'ospedale per i pazienti meno abbienti. Dietro di loro, attraverso una porta a vetri, si intravedevano indiani sontuosamente vestiti, anch'essi in attesa. Una bambina con la pelle scura e le treccine raccolte da perline colorate, è sfilata davanti a noi, le anziane signore ed io, scrutandoci incuriosita. Una delle due, quella senza denti, si è incurvata ancor più e ha accartocciato ulteriormente il viso stropicciato in un sorriso buffo. E poi ha sfoderato lo stesso sorriso quando è passato il carrello con le vivande per il break dei dipendenti. Io ridevo tra le lacrime, in un susseguirsi di emozioni a cui ormai sono sovresposta. Come se avessi un filtro che amplifica le minime variazioni dallo stato di stasi e le spara su picchi altissimi. Come un'alcolizzata di vita a cui basta un sorso per ubriacarsi di nuovo. Questo mi sta logorando un po'...sto impazzendo?
Ho parlato con Mr. Datoo che mi ha gentilmente chiesto di ridurre la cifra da rimborsare essendo troppo elevata per un istituto di carità, il loro. Ed io ho osservato, altrettanto gentilmente, che anche il nostro è un ospedale missionario e che fatica parimenti a trovare fondi...anzi, forse di più. Beh, arriveremo ad un accordo, credo...
Abbiamo sbrigato le altre commissioni in tempo per fuggire da Nairobi prima del grande traffico. Uscendo dalla città, mi sono nuovamente persa, naufragando nel paesaggio. Ormai il giallo è dominante. L'aridità sta inglobando tutto il paese, non solo Matiri. Giallo paglia che toglie colore anche alla terra, ora di un rosso sbiadito, polveroso. Del verde solo una traccia, delle macchie isolate, vicino ai fiumi. Un'immensa savana che non risparmia nulla, nemmeno le ricche piantagioni dei produttori europei. Gli uccelli sospesi nel cielo si lasciavano trasportare dalla corrente, tagliando le nuvole spesse. Il sole filtrava appena, come acqua da una fontana sottosopra. Ho cominciato a sorridere di nuovo a me stessa senza nemmeno rendermene conto. Ho sorriso a queste montagne russe che amo, sebbene a volte voglia scendere..perchè fa male. E tra poco lo farò. A fine anno tornerò in Italia. E' il mio ultimo giro di giostra, questo....ma sarà lunghissimo!!
Nekupenda mama Africa!!

1 commento:

  1. un saluto affettuoso a te e alle tue zie ivana romea e antonia. ciao donatella.

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