Il vecchio e il nuovo
Ho anticipato la sveglia di circa un'ora. Mi sono svegliata pensierosa ancora una volta. Sono uscita a far colazione e ho trovato Ivana. E poi Antonia, Romea. E infine Giorgio stranamente mattiniero (ma per errore!). Abbiamo iniziato presto a ridere, oggi. Mi ha fatto bene, perchè ha stroncato
sul nascere il chiasso nella mia testa. Sono rientrata in camera per vestirmi e ho selezionato la mia play list di sottofondo, quella dell'allegria (rinominata Pollon!!). La prima canzone ascoltata? Freedom. Accettando il suggerimento, ho indossato il mio nuovissimo (e fichissimo!!!) kikoi rasta e sono uscita a fare un po' di rumore...
Giovedì mattina, pri ma delle 7, il mio cellulare ha squillato quasi con un tono di panico. All'altro capo, una voce maschile, spaventata. Chiamava per una paziente, un maternity case al dispensario di Tuniai. Ho telefonato a Josec dicendogli che la mamma nel bush era in pessime condizioni. E lui è partito sgommando, lasciando una scia di polvere sotto il tamarindo. L'ha raggiunta in un volo, portando con sè John, l'ostetrico. La donna giaceva a terra come un animale arrotolato nel suo cantuccio. Sanguinava. Era lì dalla sera prima. La sua unica colpa era di essere arrivata al dispensario troppo tardi, oltre l'orario lavorativo (cioè dopo le 6). Le avevano rifiutato l'assi stenza. E lei, senza un cellulare o qualche parente/amico che si prendesse cura di lei, si è coricata ad aspettare. Lei e i due gemelli che portava ancora dentro. Josec è andato su tutte le furie, quando l'ha raggiunt a, gridando agli infermieri che avrebbero dovuto pensare alla propria madre o sorella nelle stesse condizioni, abbandonata nel bush all'ombra del dispensario. Cosa avrebbero voluto? Come avrebbero reagito davanti all'indifferenza degli astanti? E, irruente come sempre, è ripartito sbattendo una porta immaginaria di confine tra il giusto e l'ingiusto. All'ospedale, Apophie l'ha operata d'urgenza, trattenendo in vita lei e i due gemellini. Ancora una volta ho avuto la conferma di quanto sia importante il nostro lavoro qui (si, anche il mio). Ma questa non è una novità...
Nel pomeriggio abbiamo fatto
l'ennesima asta nella pediatria che, puntualmente, diventa l'arena per lotte tra gladiatori armati di monetine e grida. Oltre ai soliti vestiti arrivati col container (con cui si potranno fare ancora decine e decine di aste agguerrite), questa volta potevamo contare anche sui vestitini appena arrivati con Andrea, raccolti tra i
colleghi di lavoro che, come dice lui, hanno deciso di riprodursi in branco e quindi sono diventati i fornitori ufficiali di camicine, body e ciripà! Ancora una volta, dopo una lotta impari tra le agguerrite walkirie e i barbari dello staff, il bottino è stato allettante...sei mila scellini con cui potremo assicurare tre famiglie del Tharaka. E il vecchio si mescola al nuovo...
Oggi è l'ultimo giorno di Giorgino qui a Matiri, tra poche ore partirà. Sta vagando per l'ospedale scattando le ultime bellissime foto, abbracciando tutti i bambini, salutando i colleghi temporanei di lavoro. E si ripete un vecchio copione. La voglia di restare, il bisogno, forse. Il rinchiudersi in se stessi per afferrare un'ultima volta il profumo della terra, rinchiudere il vento tra le dita, stringere la vallata. Come se si volesse rubar ne un
pezzetto e portarla con sè nel viaggio. Lo straziante rituale degli abbracci, dei saluti, delle promesse, per non lasciarsi più. E questo va al di là del contatto (fisico o via etere che sia), perchè quest'esperienza è un collante più forte di quanto si pensi...e anche questa, non è una novità!
Safari njema, Giorgino...asante sana!
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