..e quindi uscimmo a riveder le stelle!
Stamattina ho spento una manciata di volte la sveglia prima di uscire dal mio bozzolo (non me lo ricordavo così grande il mio letto.........). Ancora assonnata, sono uscita per fare colazione con la mia sciarpina arancione al collo. Il vento spazzava la pergola facendomi rabbrividire appena un po'. Ho sistemato la mia camera e poi mi sono preparata per andare a Kathwana con gli altri.
Nyaga ci ha aperto il back gate e siamo scesi che era quasi mezzogiorno, orario mochongo per incamminarsi sotto il sole a picco per almeno un'ora. Giù, fino al ponte, scivolando sullo spesso strato di polvere che ricopriva le rocce, seguendo poi la stradina di sinistra, as usual. I miei amati alberi erano non solo spogli ma addirittura senza corteccia, con il tronco bianco come un osso di capra spolpato. L'aridità ha invaso la vallata e l'ha dominata. Anche il piccolo rigagnolo, che a volte bisogna attraversare saltellando tra i sassi per non bagnarsi i piedi, era sparito, lasciando una traccia di polvere.
Arrivati al mercato, ci siamo ristorati con soda fresca e cake in uno dei negozi del bordo (gli amici di Sonia non ci sono da un pezzo...forse si sono trasferiti). I bambini, e non solo, si sono radunati a guardarci con la solita curiosità per qualcosa che ancora non si conosce bene. Giacomo l'ha subito notato, come gli altri del resto. Io no. Forse per me è un'abitudine a cui non faccio nemmeno più caso. Eppure, Kathwana mantiene per me il fascino di una finestra genuina sulla realtà di questi posti. E, dopo aver comperato l'ennesima stoffa colorata tirando sul prezzo, ho anche proposto di prendere il matatu per tornare a casa, così, per far assaporare a Giorgio, Giacomo e Viorica un altro spaccato di vita quotidiana in Tharaka, mentre Emanuele e Alessandra sono tornati a piedi. Sapevo che ne sarebbero stati entusiasti. Fin da subito, sebbene fossimo pigiati come in una scatoletta di tonno chiusa e la gente e i bagagli continuassero a salire mettendo a rischio la tenuta del tetto, ricurvo sotto ai sacchi di cereali e patate. Persino la forzata vicinanza con le ascelle altrui è stata fonte di risate, aprendo un toto aroma per indovinare quale spezia fosse frammentata nell'odore della pelle. Alla fine l'ha spuntata il pepe nero! E poi il matatu, o macaco come dice Giacomo, è partito, strisciando con i cerchioni delle ruote consumate i sassi della strada. Viorica era assolutamente entusiasta, come avesse fatto un giro sulle montagne russe, quando siamo scesi davanti all'ospedale, promettendosi di riprovare quanto prima. E pensare che per loro è solo un mezzo troppo affollato per raggiungere qualche posto...
Poco prima di cena siamo andati in pediatria a giocare un po' con i bambini. Io ho portato con me il kiwido, le bolas con le code di stoffa con cui ho fatto progressi al RoToTom grazie ad Azzurra. Ho iniziato a farle roteare un po', spargendo colori nell'aria. E poi ho fatto provare Kagendo, la bambina che già avevo conosciuto prima di partire per le vacane, un paio di mesi fa, morsa da un serpente ad un piede. E un baba divertito che non smetteva di ridere.
Dopo cena, invece, ci siamo lanciati in un'inerpicante discussione socio-politica sulle energie alternative e l'enorme divario tra ricchi e poveri, che non necessariamente coincide con il confronto tra paesi industrializzati e continenti di terza categoria. A volte si tratta anche solo del vicino che gode della proverbiale erba più verde che vuole mantenere tale. Eppure basterebbe talmente poco, a volte, per elidere le barriere e le distanze...
E poi, la discussione si è trasferita sul prato giallo e raso sotto al tamarindo, stesi su teli africani, in contemplazione di una luna quasi piena. Sentivo il calore della terra penetrarmi nella schiena. Nel silenzio, si poteva avvertire il verso di un uccello notturno, contornato da qualche grillo solitario. E da sinistra, verso il market, provenivano i battiti isterici dei tamburi, le canzoni propiziatorie per le cerimonie di circoncisione e qualche cane spaventato. Ho chiuso gli occhi e respirato forte. E ho desiderato, per qualche istante, di avere qualcun altro al mio fianco, qualcuno con cui vibrare la stessa nota, in accordo anche con le sensazioni restituite dalla natura. E' caduta qualche stella, tagliando il cielo con piccoli strappi improvvisi. Ed io ho espresso il mio sacchettino di desideri....
Ora sono sola. I tamburi si sono acquietati..ma il vento no, costringendomi ad entrare in camera. Un po' di musica mi fa compagnia appena prima di dormire...emozioni ca a parole nu se potenu spiegare...
Mama buega..
Nessun commento