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Heri za Mwaka Mpya!

L’ultima immagine delicata del 2008, prima di entrare nel delirio dei festeggiamenti per accogliere il nuovo anno, è quella di Hariett, una mamma giovanissima con un volto scolpito nell’ebano, mentre si allontana dai gradini della casa del tamarindo con il suo bambino sorridente legato alla schiena, dopo avergli provato almeno 4 paia di scarpine ortopediche. Nell’immagine si possono vedere le scarpine blu dondolare fuori dal kikoi…ma non si può sentire la sua vocina continuare a gridare thank you anche da lontano, mentre la mamma gli copriva la testolina nuda con l’ombrello a spicchi arcobaleno per ripararlo dal sole caldissimo delle 2.

Ieri sera abbiamo organizzato la cena di Capodanno qui al tamarindo. Fede avrebbe preferito trascorrerlo a Meru, in qualche locale alla moda, a qualche festa, per evadere da Matiri almeno per una notte. Ma poi abbiamo optato per qualcosa di semplice, in famiglia, per non lasciare soli Apophie, Peter e Colomba. Il giusto compromesso è stato radunare qualche amico a casa. Shimali, Stanley (giusto per ricambiare l’invito di Natale), Joseck e Silas, Christian, Enok e Wilfred, che hanno poi esteso l’invito a Evans, Kenneth e lo scroccone, l’infermiere della clinic mobile ormai affezionato a Colomba. Fede ed io abbiamo cucinato nel pomeriggio la ratatuja (chissà come si scrive…) e il pollo al forno con le patate tagliati da Margaret 2 a cui ho lascito il pomeriggio libero. Ale si è invece dedicato, con precisione chirurgica, al taglio del petto di pollo per le scaloppine al vino bianco marsalato. Colomba ci seguiva, lavando le stoviglie al nostro passaggio per non intasare tropo la cucina. Ed infine, poco prima di mettere tutto in tavola, compresa la pentola gigantesca di riso compresso, ho infornato dei semplici crostini con pomodoro, mozzarella e olive tritate. Il tutto innaffiato con birra, vino rosso e sangria.

E anche qui, nel bush, non abbiamo rinunciato all’eleganza della festa, alla vanità dell’evento. Fede indossava una maglietta nera con un pantapareo comperato in Sud America, Ale dei jeans con la casacca verde bosco del completo, keniasha, regalatogli a Settembre da Edward e Nicholas per il suo ritorno a casa, Colomba una maglia blu con dei bottoncini dorati, io il vestito rosso, lungo, dono lontano di un caro amico, che mai avevo indossato prima per mancanza di occasioni.

Ci siamo seduti a tavola che erano quasi le 10. Gli ospiti, nel perfetto stile africano, si sono riempiti i piatti con ogni portata, mescolando antipasto e ratatuja con il riso e il pollo, ma evitando, in modo del tutto prevenuto, le scaloppine al vino bianco, un gusto troppo strano per loro, troppo diverso dalla capra arrosta che sembra essere un piatto prelibato qui, protagonista di tutti gli eventi e le feste. Beh, meglio così, perché erano davvero ottime!

La cena è stata un vero successo, ogni piatto è stato spazzolato, ogni bicchiere vuotato, ogni risata strappata persino dai volti solitamente più cupi, come quello di Evans, l’uomo che non ride mai! Dopo cena, Ale si è cimentato in un gioco di manualità e coordinazione che consiste nel movimentare un bicchiere in un balletto con le mani. Enok lo seguiva, perdendosi di tanto in tanto, sottolineandolo con un’espressione di sconfitta e disaccordo con l’esatto andamento della danza di abilità.

Finite le birre e strizzato il cartone del vino fino all’ultima goccia, ci siamo trasferiti da Regina per aspettare il nuovo anno che, in punta di piedi, si stava avvicinando. Siamo passati attraverso il back gate, dove Niaga aveva appena ucciso un serpente rosso. Abbiamo percorso la stradina polverosa che sbuca sul retro del villaggio, proprio di fianco a Regina. La serata era caldissima, as usual, ma scura. La luna presentava solo il suo inconfondibile sorriso da Stregatto, sbirciando tra i rami delle papaie. Joseck cercava di convincermi che le stelle nel cielo sono solamente quelle più grandi mentre quelle granulose o polverose di contorno sono solo dei riflessi sulle nuvole. Inesatto, certo, ma dolcemente poetico…

Arrivati al locale, abbiamo trovato anche James e David, già travolti dai festeggiamenti. E tra Smirnoff ice (mamma mia, Ori….), birra e carambola abbiamo atteso l’arrivo del 2009. Un’attesa nemmeno attenta, senza il classico conto alla rovescia, senza la sincronizzazione degli orologi. Shimali ci ha innaffiato di Tusker cogliendoci di sorpresa mentre ognuno era distratto. E così ci siamo ritrovati umidi ed abbracciati a scambiarci gli auguri. Prima Fede, poi Colomba..e poi Ale, l’abbraccio più lungo. E poi via via, tutti gli altri, tutti esaltati, sorridenti, senza nemmeno pensare ad un nuovo anno che stava per prendere forma. Semplicemente godendo dell’attimo.

Siamo tornati a casa che erano quasi le 2. E abbiamo intavolato la prima partita di briscola del 2009, mantenendo la tradizione delle coppie, Ale e Colomba, Fede ed io. E poi ce ne siamo andati a letto, in una camera calda di sole tramontato, nel silenzio interrotto dai grilli e dallo sbattere d’ali delle farfalle e dei pipistrelli…


Il primo giorno del nuovo anno è stato super impegnativo in ospedale. Stamattina è arrivato un ragazzo derubato e ferito, abbandonato nel bush dai suoi assalitori. Peter e Apophie lo hanno suturato per 7 ore prima di tornare a casa, a pomeriggio inoltrato, per il pranzo. È stato aggredito da quattro uomini, due dei quali conosciuti, per 4 mila scellini, cioè circa 10 euro a testa. Colpito a pangate e lasciato a sanguinare tra l’erba alta...

Lucy è tornata per un controllo ed è stata ricoverata per via della sua conta piastrinica ridottissima, indice, probabilmente, di una leucemia conclamata non diagnosticata. Ora sta facendo delle trasfusioni, per riportarla a dei valori accettabili e poterla trasferire al Nairobi Hospital, l’ospedale privato e costosissimo, dove presumibilmente potrà avere le cure e la diagnosi più appropriata. Siamo andate a trovarla, Fede, Colomba ed io. Lei era seduta all’esterno, all’ombra. L’aria attorno era satura di umidità. Oggi il caldo è stato da primato. Ed è scoppiata a piangere, sconfortata, impaurita. E mi ha chiesto di Ale, di papà, come lo chiama lei. Quando siamo tornati insieme sotto al portico dell’ospedale, era un’altra persona, forzatamente ottimista. Faceva programmi per il futuro, un futuro immediato. Vorrebbe dei vestiti nuovi e fare un viaggio in Italia, con Federica a Febbraio, o con Ale e me, a Giugno. Lucy…

È tardi ora. Peter e Apophie sono stati chiamati per l’ennesima volta in ospedale per un cesareo, il quarto della giornata. Fede è con loro. Durante queste feste hanno lavorato tantissimo, giorno e notte, senza sostituzione o turni di riposo. Ale sta studiando Kitharaka con Colomba. Le premesse di questo anno neonato non sono ottime. Non sono diverse. Alla fine, ogni anno si ripete uguale e se stesso. Ciò che cambia è il nostro punto di vista, la percezione degli eventi, le aspettative, le emozioni con cui viviamo ogni singolo istante. Il continuo mutare è in noi, non al di fuori..i soliti grilli, la stessa brezza tiepida della sera, l’usuale cielo stellato che ci avvolge, le farfalle che danzano attorno alla luce…

Mama buega…


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