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Show must go on...

Ho aperto gli occhi poco prima delle 7. Ma non ero ancora sveglia. Non riuscivo nemmeno ad interpretare da dove filtrasse la luce che giĆ  invadeva la stanza. Dal mio pc, rimasto acceso tutta la notte per cullarmi con Chopin e Satie. Dopo poco, la musica più insistente dal cellulare mi ha definitivamente destata e ripiombata nella realtĆ  di una mattina lievemente grigia. Era una signora, la sorella di un paziente che ha lavorato qui per pagare il conto dell’ospedale. Chiedeva un lavoro, per mantenere i suoi due bambini a casa. Ha saputo che ora dovremmo assumere temporaneamente qualcuno per sostituire Lucy e cosƬ mi ha pregato di ricordarmi di lei. E in mattinata si ĆØ presentata anche la ragazza che ride sempre, anche quando le rispondo che per ora non abbiamo bisogno di aiuto perchĆ© non ci sono nuovi progetti e il personale attuale ĆØ sufficiente a coprire tutte le nostre necessitĆ .

Appena dopo colazione, Ernesto mi ha raggiunta, ieri, con la sua risma di cartelle cliniche rosa e verdi. Mi ha pregata di sedermi, prima di mostrarmele, mamma mia! Un paio di pazienti erano fuggiti dall’ospedale per non pagare il conto. Altri non erano in grado di pagare, non subito. Uno di loro doveva portare una capra per coprire parte del debito. Ordinaria amministrazione, insomma. Ormai rispondo in automatico, senza eccessivo coinvolgimento. Una forma di difesa per non venire sopraffatta da una routine che spezza.

Sono passata a salutare Lucy. Dormiva, con i capelli sciolti e il respiro affannoso. Sembrava una bambina. Non volevo disturbarla e me ne sono andata promettendo a me stessa di tornare più tardi. E sono andata a cercare un donatore che potesse darle un po’ di sangue fresco per riprendersi. Tutti giĆ  sapevano della mia donazione, anche Rita, che ormai non sta più in ospedale, ne era a conoscenza. Mi ha suggerito di rivolgermi a Vittorio, un amico che sovente trascorre qualche settimana alla missione per aiutare in piccoli e grandi lavori di edilizia. Alcune donne della cucina volevano contribuire, ma il loro sangue non era compatibile. Qui in Africa non ĆØ cosƬ comune il gruppo 0 positivo. Ho chiesto a Kenneth di informarsi se alla Secondary ci fossero alcuni studenti disponibili al gesto. Alla fine il donatore della giornata ĆØ stato Ndegua, con delle analisi perfette, un concentrato minuscolo di salute e simpatia. Ha atteso che Mbaabu si liberasse per effettuare il prelievo. Lui era in sala. Stava medicando le piaghe da decubito di Cathrine. Che da poco aveva subito anche un cesareo. La sua bambina ĆØ finalmente nata! Una bambina piccola, bellissima. Fede, Theresa ed io siamo corse a vederla. Stava dormendo sotto alla lampada dell’isola neoatale. Avvolta nella copertina viola che ne faceva risaltare il colore chiaro chiaro della pelle. Una piccola Cathrine, la dolce copia della mamma. Una mamma stanca che non riusciva nemmeno a tenerla tra le braccia. E pensare che ha altri sette bambini a casa…

Sono tornata a salutare Lucy. Era sveglia, seduta sul letto. Era contenta di vedermi. Mi ha sorriso come fossi una cosa bella. E mi ha detto che finalmente si realizza il suo sogno, andare in Italia. Le ho sorriso di rimando e forse non si ĆØ nemmeno accorta della mia tristezza. Mi ha chiesto dove soggiornerĆ . Le piacerebbe stare con la mia mamma, nella mia stanza. L’ha conosciuta come una signora dolce che si prende cura di tutti, protettiva. E con lei si sentirebbe al sicuro. La mia mamma. Mi ha commosso sentire parlare cosƬ di lei…

Nel pomeriggio siamo andate a distribuire le caramelle ai bambini in pediatria, regalo di un’amica di Theresa. Alfred non era nel suo letto, ma appena ha sentito la mia voce mi ha chiamata, gridando il mio nome. Era seduto sul letto di un amico, a chiacchierare con una mamma. E quando mi ha vista entrare nella stanza ha spalancato il sorriso e mi ha stretta. Fede ed io lo abbiamo preso in braccio e portato a sedere al centro del chiostro, sul muretto della fontana del sole. Chiedeva dei libri e dei colori. Fede ha recuperato dei colori a cera e dei fogli disegnati. E in un istante tutti i bambini e le mamme (e un papĆ ) erano seduti attorno alla piccola vasca circolare a colorare. Un’immagine cosƬ tenera che mi ha riportato una piccola serenitĆ  perduta.

Ma poi la sera ĆØ calata. Il buio ha avvolto la vallata accesa di piccoli falò isolati, lontani. Come fossero stelle rade in un cielo avaro. E con sĆ© ha portato un po’ di malinconia nella mia vallata, arida eppure verde come mai. Mi sono lasciata abbattere dal vento che accarezzava lievemente gli alberi, come avessi delle ferite superficiali aperte. E proprio quando sembrava non dovessi farcela più, ĆØ arrivato un abbraccio amico che mi ha cullata piano, fino a farmi addormentare.

E anche oggi, tra stasi e tempesta, ĆØ arrivata la sera. Si amplificano le emozioni qui, da superficiali arrivano fino all’osso e a volte lo perforano. Ma si amplifica anche la capacitĆ  di sollevarsi, di continuare ad aprire gli occhi ogni mattina e guardare fiduciosi la luce che filtra dalla finestra. Forse ĆØ una capacitĆ  di reagire agli eventi che trasuda dalla terra rossa e impregna le persone che vivono sotto questo cielo. Noi, seppur di passaggio, compresi…

Show must go on…tuonane!

2 commenti:

  1. ...continuo a correre nella mia chiassosa vita occidentale...dove non ti e' proibita una fermata...il tempo e' sovrano...e poi gli occhi si chiudono,un intenso respiro...libero la mente...apro il mio cuore e in un secondo sono abbracciata dalla vallata,protetta dal tamarindo..e amata dalle persone che amo...MAKENA..

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  2. Ho letto i tuoi ultimi post e mi sento molto vicina a te in questo momento. Anche io ho una persona a cui tengo che sta molto male e sapere che si sta lentamente spegnando mi dilania il cuore. Non so se sei credente, ma io lo sono molto. Pregherò per Lucy, perchè venga presto in Italia e possa guarire e realizzare i suoi sogni.
    Sono lƬ con voi col pensiero. Mem

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