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Karibu Theresa...

Alfred non è più solo. Ieri è arrivata la sua mamma. Non lo hanno abbandonato, stavano solo cercando i soldi per pagare il conto, Apophie si è sbagliata. Ma il sorriso non gli è ancora tornato a splendere in volto. La sua artrosi al ginocchio sta peggiorando. E i dolori a volte lo fanno piangere per ore. Ma almeno, ora, la sua mamma si prenderà cura di lui….

Stamattina, prima di andare a Meru approfittando del passaggio dato a Gakujia di ritorno a casa, ho fatto una lavatrice e disinfestato il mio letto. Credo sia abitato dalle pulci dei materassi. Sono così inospitali che mi lasciano grosse chiazze rosse pruriginose sulla pancia e le braccia, così come mordevano sulle gambe Oriella. Chissà in base a cosa scelgono una parte del corpo invece di un’altra…

La polverosa strada per Meru ci ha lasciato addosso il marchio. Il colore e le estreme sollecitazioni che hanno messo a dura prova il collo in via di guarigione di Ale. Con Nicholas, siamo passati a casa di Gakujia, una villa costruita in un quartiere ricco di Nkubu, proprio in mezzo ad altre altrettanto grandi, come un campo di fiori altolocati raggiungibili con una stradina stretta e sassosa, uguale alle lingue di terra che raggiungono le capanne nel bush, le ordinarie margherite.

Al Nakumatt abbiamo fatto la scorta per rimpinguare la nostra dispensa e poi, tornando, ci siamo fermati a Nkubu, di nuovo, a pranzare. Ho ordinato una zuppa di carne stufata con chapati e verdurine. Buonissima!

E poi via di nuovo, lungo la strada dissestata che congiunge l’asfalto a Matiri. Lungo il tragitto, ancora una volta, abbiamo incrociato i cammelli diretti a Nairobi, dalla Somalia. Mi hanno ricordato Elosie, la sua meraviglia nel guardare per la prima volta degli animali dal collo dondolante e le zampe scampanate, adatte ad avanzare tra le dune di sabbia. Mi ha affascinato il pensiero che venissero da tanto lontano, che fossero lì di passaggio, in transito verso altre destinazioni, perché il loro viaggio ancora non era finito. Un po’ come me….

La giornata era davvero bollente. L’aria polverosa circolante, che entrava dai finestrini con la corsa dell’ambulanza, non era sufficiente a smaltire il calore accumulato sulla pelle. Sentivo le gocce scivolarmi piano dalla fronte e sottolineare l’ovale del viso. La mia parte sinistra, in contatto con il corpo di Ale, era torrida. E ho cominciato ad agognare un tuffo nell’oceano…o almeno una doccia gelata! Mi sono lasciata andare ad un leggero torpore addormentandomi appena, mentre la macchina avanzava lungo la strada panoramica attraverso Chakariga.

La domenica è proseguita pigra. Dopo essermi tolta di dosso la terra rossa intrappolata tra i capelli, mi sono finalmente abbandonata sul letto, nuovo di lenzuola pulite, sotto alla zanzariera bianca, al fresco di una stanza in penombra, ascoltando sottovoce musica jazz mescolata al canto degli uccellini gialli e neri. A volte in questo posto ci sono delle tracce di paradiso….

E poi è arrivata Theresa. Da Monaco, dal freddo della Germania, dal passato dei miei ricordi. Non la vedevo ormai da due anni. Ma a volte bastano pochi minuti e il tempo tra gli incontri si azzera. Ho vissuto con lei tre anni, colleghe a Bolzano nel mio vecchio ufficio di progettazione, amiche oltre il lavoro e la parentesi altoatesina della mia vita. L’ho abbracciata stretta stretta. Ho abbracciato un’amica con cui ho condiviso anche dei momenti bui, testimone di scelte sbagliate e trappole sentimentali che mi hanno messo al tappeto. E ora sono doppiamente felice che possa constatare che finalmente sia riuscita a rialzarmi…da sola…

Resterà qui due settimane. E ora vado a dormire con l’ansia di farle conoscere, alla luce del sole, la mia Africa…

Karibu Thesy!

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