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La mia vallata, il mio cielo...

Da quattro giorni sto cercando di finire il video dell’ospedale da inviare a Mauro e distribuire a Natale tra amici e possibili donatori. Quindi trascorro le mie giornate sotto alla pergola, il mio nuovo ufficio. La vista è spettacolare. Dal mio angolino estremo posso scorgere tutta la vallata. A volte la foschia la vela lontano, colorando d’azzurro le montagne ai suoi confini. Altre, come ieri mattina, il cielo è coperto, grigiastro, addobbato di nuvole dense e vaporose. È caduta pure qualche goccia di pioggia, rinfrescando appena la giornata. Un pioggia leggera, delicata, timida. Solo qualche minuto ed è uscito nuovamente il sole. Il caldo. Ale si è alzato tardi, per ultimo, ed io ne ho approfittato per fare una seconda colazione con uova e mandasi. E poi mi sono messa al lavoro, cercando di catturare in qualche minuto l’essenza e la storia dell’ospedale, la sua missione, le aspettative sul futuro. Non è facile raccontare una storia così ricca di personaggi e di capitoli. E nessuno può ritenersi il meno importante, quello trascurabile.

Due giorni fa Aldo e Luciana sono partiti. Le tre settimana trascorse qui sono volate. Luciana è riuscita ad intagliarsi il suo spazio, dando una mano a Sr. Ann per recuperare alcuni dati ed inserirli nel computer. Ci ha viziate a casa, mi ha aiutato a definire i compiti di Margaret e Lucy. Aldo ha invece avuto il suo posto indiscusso in ospedale, a volte provvidenziale. Safari njema rafikituonane kaere.

Tuffata nel video ormai mitologico per la lunga attesa e l’incapacità di dargli una giusta connotazione e conclusione, mi sono isolata dalla piccola famiglia del tamarindo. Ma ho comunque partecipato all’organizzazione di qualcosa di singolare per il nostro specialissimo Natale al caldo del sole e dei sorrisi. Una festa con i bambini della pediatria. Qualcosa di semplice. Tante torte da distribuire. Tanti palloncini trasparenti ripieni di pezzetti di carta colorata e un numero che darà diritto ad un regalo, una scatola di pastelli, una macchinina, un peluche, tutti avvolti con la carta di un vecchio quotidiano. Ho ripensato al mio primo Natale a Matiri, 4 anni fa, quando Angela ed io abbiamo addobbato il tamarindo davanti all’ospedale con delle palline di polistirolo intinte nei brillantini e abbiamo giocato a pallavolo tra i sassi con un pallone di plastica pieno di stelle. E, fino ad oggi, rimane il mio Natale più bello….

Restare a lungo sotto alla pergola mi dà la possibilità di ammirare tutte le sfumature del cielo, fino all’imbrunire. Il lento sopraggiungere dell’arancio e del rosa, che scendono dalle nuvole screziate e si posano pigramente sulle montagne, come un velo di seta. La luce che sbircia da destra, da dietro alla collina, come un flebile riflettore dimenticato, rischiara la foschia lontana conferendo alla vallata l’aspetto di un posto dimenticato, fiabesco, tranquillo. Ogni sera lo spettacolo è differente, cambia la mescola dei colori. Si potrebbe catturarne l’essenza ogni giorno e disporre le foto su di un cartellone per vederne l’evoluzione. Chissà se si riuscirebbe ad individuarne un disegno regolare o sarebbe solo il risultato di un pittore contemporaneo che spruzzi della tempera sulla tela.

E di notte lo spettacolo continua con i diamanti appesi al cielo. Stelle luminose o appena percettibili, grandi o polverose. Ma infinitamente distribuite in ogni angolo, senza spazi liberi. Ale ed io ci siamo stesi sulle panche, ieri sera dopo cena, spegnendo le luci e accendendo il cielo. Sembrava che ci scivolassero addosso, come una colata luminosa. Dava la sensazione che fossero morbide e leggere.

Stamattina mi hanno svegliato a più riprese, Sr. Ann per chiedermi del burro da fare per una torta per i suoi ospiti sopraggiunti per Natale, Rita per avvisarmi che i cestini di foglie di banano intrecciate ordinati da Fede erano pronti. E mi sono arresa, alzandomi definitivamente anche se mi sarei attardata a letto ancora un po'. Adoro il sabato mattina pigro, che profuma di pelle ancora addormentata e solo lontanamente del caffè già pronto sulla tavola.

Cerco di finire il mio video, sempre in estatica contemplazione della vallata che si scorge tra i rami della bouganville rosa avvolta al nostro portico. Fede è malinconica oggi...

Tuonane kaere…

3 commenti:

  1. "Restare a lungo sotto alla pergola mi dà la possibilità di ammirare tutte le sfumature del cielo, fino all’imbrunire. Il lento sopraggiungere dell’arancio e del rosa, che scendono dalle nuvole screziate e si posano pigramente sulle montagne, come un velo di seta. La luce che sbircia da destra, da dietro alla collina, come un flebile riflettore dimenticato, rischiara la foschia lontana conferendo alla vallata l’aspetto di un posto dimenticato, fiabesco, tranquillo. Ogni sera lo spettacolo è differente, cambia la mescola dei colori. Si potrebbe catturarne l’essenza ogni giorno e disporre le foto su di un cartellone per vederne l’evoluzione. Chissà se si riuscirebbe ad individuarne un disegno regolare o sarebbe solo il risultato di un pittore contemporaneo che spruzzi della tempera sulla tela. E di notte lo spettacolo continua con i diamanti appesi al cielo. Stelle luminose o appena percettibili, grandi o polverose. Ma infinitamente distribuite in ogni angolo, senza spazi liberi."...
    Bravissima Stefy! Sei stata più efficace di una foto a colori; più delicata di un pensiero romantico; più soave di una poetessa ispirata
    e più esauriente di un viaggio con la mente....
    Sempre bello leggerti, cioa
    Giuseppe

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  2. Ufficio sotto la pergola... guarda che noi del Triumvirato, vogliamo i diritti!

    Scherzi a parte,con quel paesaggio anche il lavoro diventa rilassante!

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  3. Scrivi benissimo...
    E' la prima volta che leggo un blog e mi sembra di leggere un libro...
    Credo che da stasera in poi diverrà la mia lettura prima di andare a nanna...anche perchè racconti del posto dove ho lasciato una parte di me...
    Ti abbraccio, anche se non ci conosciamo personalmente...ma sono amica di Oriella e lei mi parla sempre di te! Spero di tornare presto a Matiri anche x conoscerti..
    Valeria

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