Scent of Christmas..
Stamattina mi sono svegliata serena, come sempre quando mi sento coccolata. È come ridestarsi col profumo del caffè caldo, con il canto degli uccellini gialli e neri, con il sole sul viso. Non si può essere di cattivo umore. Un abbraccio al cuore, sa di buono…
Ieri è stata l’ennesima giornata di pigrizia, di sonnolenza. Un ritmo sincopato che ha scandito tutta la giornata portandola a sera tra pisolini, frullati di frutta e chiacchiere sotto alla pergola.
Oggi, Mauro, Stefano e Cristina se ne sono andati. Abbiamo ricostituito un nucleo familiare destinato a scindersi ulteriormente in settimana con l’imminente partenza di Aldo e Luciana e più in là di Anna.
Ho fatto il mio solito giro in ospedale, cercando di coordinare le necessità di Mauro prima della partenza con il lavoro del lunedì mattina. Pochi passi e già sentivo la pelle bruciare al sole. Appena un accenno di vento. La vallata luccicava stagnante, l’unico spostamento d’aria era la melodia degli uccelli e il volo delle farfalle nere che in questi giorni stanno invadendo la casa del tamarindo. E così capita di avanzare sul pavimento di terracotta e vederle sbattere le ali come al rallentatore, quasi a segnalare la loro presenza, pigramente, o scorgerle uscire da un cesto, tra la biancheria, dove si erano rifugiate per la notte. Alla sera si aggrappano ai muri come una carta da parati viva, nere con una striscia dorata sulla lunghezza delle ali, come un eyeliner a sottolineare gli occhi verdi su di esse disegnati.
Il trio è partito per Nairobi verso le 9 e mezza. E poi, con Ale, sono andata ai workshop a controllare il lavoro di Shimali e seguito, più inoperosi che mai. Ale è rientrato subito nel suo ruolo, distribuendo solleciti per lavori non ancora fatti (miiiiiii, appena arrivato!) e consigliando come sistemare l’area circostante e degnarla di un aspetto ordinato da compuond ospedaliero. Poi lui si è dedicato ad aggiornare il software destinato all’intera informatizzazione della nostra struttura. Aldo, Fede e Anna erano in ospedale. Luciana, sequestrata da Sr. Ann, stava aggiornando alcuni dati della contabilità. E io, sotto alla pergola (ormai sono insofferente al caldo, non resisterei un solo minuto in ufficio), cercavo di imbastire i bigliettini di Natale ed il video dell’ospedale da distribuire per le feste..lo so, in ritardassimo! Ma ci sono così tante notti a disposizione, coma da tradizione più volte collaudata!
Ernesto mi ha braccata persino all’ombra del tamarindo, mentre cercavo ristoro in un bicchiere d’acqua gelata che sembrava quasi evaporare prima di toccare le labbra. E con lui sono tornata in ospedale, al mio lavoro ingrato, detestato, tristemente divertente solo quando il pagamento avviene con una capra o qualche gallina che io devo pure valutare.
Dopo pranzo, Fede ha voluto che la aiutassi a sistemarsi i capelli e così il portico, come spesso accade, è diventato un salone di bellezza. Ormai siamo quasi un binomio inscindibile, due compagne di banco che a volte dovrebbero essere divise perché si trascinano a vicenda, nel bene e nel male. Due compagne di viaggio che difficilmente in futuro si allontaneranno percorrendo strade divergenti. Quanti amici ho conosciuto qui, alcuni sono sfrecciati come stelle cadenti spente in questo cielo, altri resteranno come costellazioni fisse che segneranno la mia via…sempre..
Luciana ha provato a fare le palline per decorare il tamarindo con la carta di giornale e la colla fatta con la farina bianca. Poi le ha messe al sole ad asciugare. Esperimento riuscito! Domani le prepareremo con i bambini, loro lavoreranno la carta con l’acqua farinata e noi le dipingeremo. Che profumo di Natale si respirava oggi! E seguendo il mood di preparativi precedente la festa, siamo finalmente andati in pediatria a portare l’albero sonoro di Colomba. E il profumo del Natale ci è entrato dentro, per osmosi, attraverso i pori della pelle. Abbiamo recuperato un tavolo alla scuola e lo abbiamo sistemato in una delle stanze, la numero 2, vicino alla presa. Abbiamo posizionato l’albero, con la base sonora e le lucette a fibre ottiche. E poi ho aggiustato il colore aggiungendo dei nastri di stagnola, un paio di angeli argentati e un fiocco sulla sommità. Le mamme e i bambini si sono riuniti attorno a noi mentre Ale posizionava, con precisione ingegneristica, le lucette attorno alle gambe del tavolino. Uno dei cuccioli era ipnotizzato, con una manina appoggiata tra i festoni argentati e le palline distribuite in libertà attorno alla base dell’alberello. Colomba era entusiasta..che bello vederla quasi commossa per la serenità e il profumo del Natale portato in quella stanza. E sarà ancor più felice quando, la notte di Natale, porterà il bambinello dipinto di nero dal suo compagno a dormire sotto alle fronde luminose.
Tornando a casa abbiamo visto le mamme in attesa sedute sulle panchine al di fuori della sala parto. Erano lì, con i loro pancioni in fila, per la visita serale. Chissà quante di loro partoriranno a Natale, quando Eva farà il turno di notte. Nascite suggestive che conferiranno all’evento la magia del Natale più di qualsiasi albero di plastica sovraccarico di regali, o di cene sontuose e untuose, o di feste chiassose, esagerate..fuori luogo.
È una tranquilla serata. Ale armonizza con la chitarra sotto al tamarindo mentre l’aria è carica di un profumo…che sa di buono…
Mama buega...
Bella l'idea dell'albero Stefy....ma non sarebbe stato meglio un piccolo presepe? L'abete natalizio è "fuori" dall'ambiente africano, al contrario di una bella capanna con protagonisti di colore....
RispondiEliminaMi farebbe comunque piacere vedere in una foto il vostro lavoro. Spero ed auguro che a Natale nascano solo bimbi sani e magari una piccola...Natalie!