Ntano...
Stamattina mi sono svegliata piano piano, gustando il dolce attardarsi a letto oltre la sveglia. Anche la colazione รจ stata lenta. Aspettavamo Joseck, la mobile che doveva partire alle 10 e mezza e darci un passaggio fino a casa di Mbaabu. Oggi, per il suo ultimo genito, era un giorno davvero importante. Il giorno del passaggio dalla vita infantile a quella adulta, ntano, che รจ il nome della festa organizzata dai familiari per intrattenere il parentado durante il giorno in attesa dell’evento, la circoncisione.
Prima di partire, sono riuscita a fare un giro in ospedale con Ernesto. Joseck mi ha chiamata al gate in orario. Erano giร pronti, le tre infermiere e l’ottico dall’ospedale, con il carico di derrate alimentari da distribuire alle mamme. E poi abbiamo dato il solito passaggio ad un ragazzo dello staff del Dream Centre. Seduta tra Ale e Joseck, sui sedili anteriori, ho assaporato il solito spettacolo della strada per Meru. La polvere rossa veniva sollevata anche solo dal soffio leggero del vento, portata dall’aria nei polmoni. Se ne impregnava la pelle, i vestiti, come sempre. La natura si sta asciugando e colorando di verde spento, giallo e ocra. E in alcuni tratti si fonde con il beige della strada, in una macchia uniforme di savana e paglia.
Ci siamo inoltrati per una stradina strettissima, una lingua rossa spiovente che si biforcava in piรน punti, ramificandosi e penetrando il bush disabitato subito dopo Nkarini. Lรฌ, appena dopo il niente, abbiamo raggiunto un cancello di legni intrecciati, socchiuso. Joseck ha strillato un po’ per farlo aprire, senza scendere dalla macchina, dalle mamme che giร stavano sopraggiungendo con i loro bambini legati alla schiena e gli ombrelli colorati per proteggerli dal sole giร a picco. Con la macchina in retromarcia, ci siamo avvicinati al dispensario di fango chiuso con un lucchetto arrugginito. Gli infermieri sono scesi e hanno scaricato il materiale da distribuire. E subito sono arrivate le donne, colorate come un campo di fiori semplici ma profumatissimi. Ed รจ iniziata la sfilata dei bambini, ciccioni, addormentati, sorridenti, vestiti a festa, come damine di un medioevo psichedelico quanto mai attuale.
Avrei voluto fermarmi lรฌ, pesare i bambini con l’imbracatura in jeans appesa all’albero. Ma Joseck, Ale ed io abbiamo proseguito il nostro viaggio per Meru, destinazione Nakumatt, missione regalo per il figlio di Mbaabu e spesa. Abbiamo fatto la seconda e subito la terza colazione, intervallate dallo shopping in un negozio del centro dove abbiamo comprato uno zainetto per la scuola, azzurro e grigio.
E poi abbiamo lasciato la cittร , alla ricerca della casa di Mbaabu, nel cuore della sua shamba. Ci siamo inerpicati su stradine appena accennate, tra i bananeti e i campi di frumento maturo. E finalmente, abbiamo scorto in lontananza la sagoma dell’omone di zucchero che ci aspettava davanti a casa, per indicarci l’ingresso. Il suo sorriso l’ha preceduto, ha illuminato la luce del giorno. Era davvero felice di vederci. In particolare Ale che ancora non lo aveva salutato da quando era tornato in Kenya. Che bello il loro abbraccio..
La casa di Mbaabu รจ completamente avvolta dal mais e dalle banane, in una buca nella terra rossa, con le pietre grigie decorate dall’azzurro e verde del cordolo e dal davanzale fulvo. L’ingresso era velato da una tenda rosa antico rigata. All’interno, due finestre illuminavano la stanza, grande, con 4 divani distribuiti vicino alla credenza in cui trovava spazio anche la televisione. C’erano 6 sedie attorno al tavolo giร imbandito a festa con dei bicchieri di vetro e il set per chapati con le vivande calde. Ci ha accolti la cognata di Mbaabu, un donnone che stava tentando di pulire il pavimento con le mani nude ed uno straccio. Una signora coloratissima che, a piรน riprese, ci ha servito il pranzo e un paio di birre. E poi abbiamo conosciuto anche la moglie ed una quantitร imprecisata di bambini, grandi e piccoli, ometti, signorine, bambole che appena parlavano, ma che sorridevano con gli enormi occhi neri scintillanti. Ale ed io ci siamo incantati a guardarli, a scattare delle foto per cercare di catturare la luce di quegli occhi…ma inutilmente.
Il festeggiato, Mwenda ( si, il mio stesso nome ma al maschile, ovviamente) era un ragazzino di 8 anni, con una camicia gialla e lo sguardo concentrato, serio. Forse timoroso per il rituale che sapeva lo aspettasse in serata. Mbaabu eseguirร personalmente l’intervento, al vicino ospedale, per soddisfare, in sicurezza, una tradizione che indica la conquista dell’etร adulta. Verrร fatta senza anestesia (il che รจ quasi buffo se si pensa che Mbaabu รจ un anestesista) per misurare il suo coraggio. Noi ci siamo trattenuti poco perchรฉ Nicholas, di ritorno da Embu dove รจ andato a prelevare il sangue al centro trasfusionale, รจ arrivato dopo solo un’ora della nostra permanenza lรฌ, tra bambini sorridenti, birra e manicaretti. Prima di andarcene, perรฒ, Mbaabu ci ha tenuto a presentarci alla sua famiglia. Ci ha presentati come amici, prima di tutto, e poi come il direttore e l’ingegnere informatico dell’ospedale. Che imbarazzo, soprattutto quando abbiamo dovuto rispondere ad una tale riconoscenza con qualche parola, nel nostro inglese colorito ed impreciso. Ho semplicemente detto che l’onore, in realtร , era nostro, per aver conosciuto la famiglia di un caro amico e visto il suo mondo di residenza. Si…ancora una volta cuore fragile, che ovviamente sarei io, si รจ commossa….
Nicholas ci ha riportati a casa, percorrendo la strada che da Mitunguu sbuca alla destra del mercato di Kathwana. ร una strada panoramica che adoro. Sembra planare sul verde degli alberi, sull’erba chiara su cui sono distribuite, come dadi lanciati senza senso, rocce nere, squadrate. Ci sono tratti in cui la strada si impenna e dalla sommitร , senza scorgere il terreno, si apre la vallata ed รจ come tuffarsi nel mare da una scogliera.
Ho assaporato quasi ogni istante, distratta solo dal lieve sonno che mi coglieva a momenti e che mi lasciava abbandonata sulla spalla di Ale in cerca di un appoggio dolce e sicuro. Quanto mi รจ mancato in questi mesi…coccole delicate, inaspettate, distribuite disordinatamente nell’arco della giornata. La sottolineatura di momenti indimenticabili…
Sotto alla pergola siamo rimaste Fede ed io. Ma anche noi, tra poco, ci arrenderemo a questa serata calda, pigra, epilogo di un giorno che per qualcuno rimarrร unico e speciale.
Sempre piรน spesso mi rendo conto che qui mi sento a casa…
Tuonane ro…
BUON NATALE E FELICISSIMO 2009. Ciao
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