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Un Natale indimenticabile...

Mamma mia! Che Natale!!
Mercoledì pomeriggio siamo andati in pediatria a preparare gli alberelli di cartone. Tanti cerchi di carta colorata, sfrangiati, concentrici, di diversi colori. Palline da appendere ricavate da piccoli pezzetti di giornale ricoperti con la stagnola.E poi decine di perline infilate nel filo da sutura scaduto per decorarli. Abbiamo portato tutto il materiale e ci siamo seduti al centro della fontana, con le mamme e i bambini incuriositi. Abbiamo distribuito i semicerchi colorati, il nastro adesivo, le forbici zigrinate. E abbiamo iniziato la dimostrazione, partendo da un piccolo alberino rasta, verde, giallo, rosso e nero. Arrotolati i cartoncini a cono, lo abbiamo addobbato e posato al centro della fontana. Uno, due, tre…dieci alberelli colorati, un grappolo di Art Attack che poi abbiamo disposto, con l’imbrunire, sotto all’albero sonoro di Colomba. E ho sentito il profumo del Natale.
Tornati sotto alla pergola, abbiamo cenato con pollo e patate al forno e iniziato a brindare con il vino rosso. E poi, ci siamo fatti belli per la messa delle 10. Fede indossava una gonna lunga nera, con una canottierina ed un ampio kikoi argentato sulle spalle, Colomba dei semplici pantaloni di cotone ed una maglietta, Ale i jeans e la sua camicia delle feste, io pure dei jeans, con gli strass, e la maglietta comperata a Chuka il giorno prima. Ci siamo incamminati nel buio. Già da lontano si potevano sentire i canti e i suoni della chiesa. La luce fuoriusciva dalla porta d’ingresso, illuminando i sassi e gli alberi davanti alla chiesa. Sembrava di vederla la musica, densa. Le percussioni mi rimbombavano dentro, al ritmo cadenzato del battito di mani. È sempre una festa la messa qui, un tripudio di colori. E io, come sempre, mi sono lasciata trascinare. Ma poi, in un momento imprecisato tra la predica e il Baba yetu, il tempo tra i miei pensieri si è fermato…e mi sono sentita vicina ai miei genitori che sapevo sentissero pesantemente la mia mancanza.
All’uscita, verso mezzanotte ormai, ci siamo scambiati gli auguri con Rita, Martina, Sr. Prya e Sr. Jothi, le uniche rimaste a Matiri, Kierago, ubriaco e chiassoso. Siamo tornati verso casa. Al gate c’era Merigo. Siamo passati in ospedale per distribuire gli auguri al personale on duty proprio la notte di Natale, per vedere se c’era qualche bambinello anche sotto l’isola neonatale e per posizionare quello di plastica dipinto di marrone sotto all’abete sonoro. In sala parto c’era Lorentz, addormentato sulla barella. Sotto alla lampada due gemellini, piccolissimi, gli ultimi nati della vigilia. In pediatria stavano già tutti dormendo, solo la musica dell’alberello riempiva l’aria. Abbiamo adagiato a dormire sotto alle sue fronde il piccolo Gesù abbronzato con gli occhi azzurri. Sembrava quasi di aver concluso una missione, la banda bassotti al completo che furtivamente si insinua nella casa affrescata a lasciare un ricordo della propria presenza e poi, se ne va verso il tamarindo! Eravamo ansiosi di aprire i regali ben disposti sotto all’albero, il secondo portato da Colomba, muto, ma con mille luci colorate. Era vigile sotto al portico, intermittente, con il suo carico di strenne incartate con il quotidiano della scorsa settimana e legate con della lana rossa e turchese. Peter e Apophie erano già a letto, ma come promesso (o minacciato?) li abbiamo svegliati e abbiamo festeggiato in famiglia. Il regalo più voluminoso era proprio per loro. Un cubo pesante che hanno scartato come bambini, entusiasti ed increduli. E quando hanno intuito che si trattava di una nuova televisione, Apo ha esclamato: Peter, there’s Rebecca inside!! Bellissimi i loro volti sorridenti. Fede aveva un solo regalo, le ciabattine che le avevo comprato a Chuka qualche giorno prima. Colomba due, ha scartato il nostro presente e quello decisamente più prezioso del suo compagno, un paio di orecchini e una fedina con brillanti. Mamma mia! Eppure, ha dimostrato lo stesso entusiasmo anche quando ha spacchettato le ciabattine di gomma di Bata. Ale ha ricevuto un cartoncino con un bacino da Colomba ed una cornice di cartone colorata e decorata con striscioline rosse fatta da me. Io, la più fortunata, ho avuto ben tre sorprese. Fede mi ha regalato una delle stoffe che ha portato da Zanzibar, Colomba mi ha dato i suoi orecchini d’oro, un prezioso ricordo per non dimenticare un’amica davvero cara, Ale mi ha inaspettatamente donato un cappello pieghevole giallo,da indossare come un sole. Mi sono sentita davvero felice. Un semplice ma denso Natale, festeggiato al tepore di una nottata ricca di stelle, sottolineato dalla ninna nanna dei grilli e degli uccelli notturni. Gli abbracci di persone care, il profumo della terra rossa polverosa, una buona notte dolce che è sembrata il bonbon mancante alla nostra cena….

Ieri mattina ci siamo proprio goduti il clima della festa, dormendo fino a tardi, mentre Kithingi già tagliava la capra per la nostra cena. Mi sono svegliata lenta, appena in tempo per preparare il pranzo. Ho frullato la zucca cotta al forno e soffritto la salsiccia per una semplice pasta.
Nel pomeriggio, Ale e Colomba hanno preparato i palloncini ripieni di coriandoli e di
numeri, ognuno associato ad un regalino. Io ho cucinato una torta alla cannella mentre Fede disponeva i quadratini al cioccolato su un vassoio. E nel bel mezzo dell’industrioso pomeriggio, è arrivata Linette, la moglie di Kithingi, con la sorella minore e hanno cominciato a cucinare per la cena, mentre noi siamo andati in pediatria per la festa, armati di palloncini, cabaret di dolci, l’occorrente per la tombola e i cesti colmi di regali. Babbo Natale stesso sarebbe impallidito davanti a tanta opulenza!
Dall’angolo appena fuori la pediatria, ho preso la barella bianca rigida, quella destinata a trasportare i cadaveri. E ho avvolto la sua triste fama con un lenzuolo, trasformandola nel tavolo per il banchetto e nella base d’appoggio per il cartellone della tombola. L’abbiamo posizionata proprio al centro della pediatria e poi abbiamo iniziato a distribuire i palloncini a mamme e bambini che nel frattempo si sono accomodati tutt’attorno, sotto al portico, curiosamente in attesa. Ho chiesto ad Ernesto di spiegare come fare per ottenere i regali associati al numero e lui, come un gladiatore che parli al suo pubblico, ha dimostrato come far esplodere il palloncino tra le mani, innaffiandosi di coriandoli. E così si è accaparrato il regalo numero 20! È stata una vera festa vedere le mamme e i bambini più grandi (ma anche un paio di chocho) stringere i palloncini e spargere i coriandoli colorati sul pavimento della pediatria, recuperando ansiosamente il numero per ritirare il regalo dalla cesta.
Finiti i coriandoli, abbiamo apparecchiato la barella con le torte, le caramelle e il barattolone dei biscotti. Nel giro di pochi istanti era tutto spazzolato!
E poi, dal niente, Savina e Irene hanno cominciato a cantare e ballare al tempo battuto dalle mani di tutti i pazienti. Nel frattempo Ernesto distribuiva le cartelle del bingo, delle schede di carta ritagliate e applicate su un supporto di cartone, e le matitine dell’Ikea spiegando anche il gioco a chi ancora non ne fosse a conoscenza. Ha controllato tutti i numeri, scritti sul retro dei tappi delle sode e delle birre bevute qui alla casa. Ed infine ha spiegato il tabellone, sempre di cartone, sempre scritto a mano. Una volta preparato tutto, con un cenno della mano ha zittito il coro ed ha iniziato ad estrarre i numeri. Le mamme erano sedute in fila, con le loro casacche a quadratini bianchi e rosa carico, alcune con un fagottino tra le braccia, altre con il pancione appoggiato in grembo, pronto ad esplodere…ma senza coriandoli! Nella nostra versione modificata della tombola tradizionale, ognuno può vincere, indovinando una fila di 5 numeri, a ripetizione, fino ad esaurimento dei premi. E così, ci sono state ben 7 cinquine e tre tombole!
È stata una vera festa, nata dal niente, senza troppa organizzazione. I giochi, i canti, le vivande, i regali…tutto nella giusta successione temporale come fosse stato programmato da giorni. Le mamme, i bambini, la nonna senza una gamba sulla sedia a rotelle, sembravano tutti così entusiasti. L’aria era densa di risate, dei colori dei coriandoli, della musica dell’albero di Natale e dei canti tribali, del profumo della torta. Fino all’imbrunire.
A casa, Kithingi stava cucinando la capra sulla brace, Linette aveva preparato la carne con una salsina di pomodoro, cipolle e peperoni (il cui nome, malgrado l’abbia sentito almeno un centinaio di volte, ancora non mi sosta nella testa!) e il chapati con il rosmarino. C’era tutta la famiglia, anche i suoi tre bambini, tre ometti che con pazienza hanno aiutato a cucinare la grigliata di capra e poi hanno atteso la cena fino alle 9 e mezza. Si, abbiamo tutti aspettato che Apophie e Peter tornassero dall’ospedale. La giornata, per loro, è stata davvero intensa. Sono nati almeno 10 bambini, metà di questi casi provenienti da Marimanti, che per le feste non dispone di dottori in quanto tutti in ferie, quindi cesarei presi al limite. E poi, finalmente, ci siamo seduti a tavola e abbiamo brindato al Natale.
Più tardi, quando il portico è rimasto semideserto ( c’era solo Ale, a fumare l’ultima sigaretta sotto alle stelle) mi sono addormentata sulle panche, coperta dal tepore di una serata d’estate.
È stato il mio secondo Natale festeggiato qui a Matiri. Una semplice giornata di mezza estate. Il sole alto, il cielo terso appena velato di foschia, la terra rossa che sporca i piedi nudi, l’aria calda che scivola sulle braccia. Eppure, anche qui, sotto all’albero sonoro tra decine di coni di cartoncino colorato e palline di stagnola, c’è un bambino di plastica addormentato a braccia aperte…è solo più abbronzato!

2 commenti:

  1. É sempre bello passare da queste parti e leggere i tuoi racconti. Alcuni corti, solo poche battute, altri quasi interminabili, ma tutti accomunati dalla passione che metti nelle cose che fai. Un Natale diverso da quello che viviamo qui, da quello che conosco, ma sempre permeato delle stesse emozioni. Grazie per questi racconti, fanno anche un pó parte dei miei ricordi. Ancora Auguri!!!

    --Teo

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  2. Ma che brava Stef!
    Con i tuoi racconti ci hai portato direttamente sul posto...
    Ci siamo trovati in mezzo a voi...quasi senza accorgercene!
    Mancavano i suoni e gli odori (oltre al caldo ovviamente), ma la colonna sonora del tuo blog ha supplito egregiamente...
    Un caro abbraccio a tutti voi..
    Silvana e Beppe

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