Una folla colorata...
Oggi è la giornata mondiale della lotta all’Aids. Tre anni fa, esattamente nello stesso giorno, ero qui ad assistere all’inaugurazione del Centro Dream, la nostra sezione dedicata alla cura dell’Hiv e dell’Aids. Anche oggi l’ospedale era in festa. Fin dal primo mattino il cortile era pieno pieno di persone, di colori, di ombrelli aperti per ripararsi dal sole. C’erano soprattutto donne. Alcune di loro, per ingannare l’attesa, intrecciavano le foglie di banana per realizzare delle stuoie. Altre giocavano con i loro bambini. Il prato sembrava disseminato di mille splendidi fiori, ognuno col suo specialissimo colore. Alcuni gruppi si muovevano all’unisono come un banco di pesci nel mare. Accennavano qualche canto in attesa dell’esibizione.
Li potevo sentire dal corridoio del ward. Ero lì con Ernesto che mi ha chiamata proprio prima di colazione, un classico (si, devo decisamente svegliarmi prima al mattino..ma resto sempre un animale notturno e non riesco ad andare a dormire prima delle 2…). Dovevamo accompagnare a casa due pazienti di Marimanti dimessi. Uno di loro, un anziano signore, non poteva camminare. L’altro, sempre anziano, era un sacchettino di ossa rinchiuso tra le lenzuola come fosse in uno scrigno. Ho chiesto a Nicholas di accompagnarli. Con loro sono andate anche Irnene e la sua mamma. Ernesto ci ha voluto fare una fotografia prima che partissero..la foto di gruppo sempre così cara a Sonia. Safari njema Irnene…
Fede ed Anna erano già in sala. Io sono passata a salutare Polmoncino. Stava bene, davvero bene, respirava da solo, senza ossigeno. Dormiva senza fatica, senza spremersi i polmoni per elemosinare aria. Buega cabisa, 1 a 0 per la vita…anche se adesso, per lui, sarà quasi sicuramente in salita.
Non avevo voglia di chiudermi in ufficio anche oggi. Non era la giornata giusta per starmene seduta a contemplare il cielo grigio e ascoltare le mie deleterie play list musicali. E così sono stata un po’ a godere dello spettacolo offerto dalla gente in ospedale. Oggi era super affollato.
Gli out patients brulicavano di pazienti, mamme in attesa, mamme con i loro piccoli in braccio, anziani seduti aggrappati ad un bastone. Tutti con il vestito della festa, in fila. In attesa.
Davanti alla sala raggi, una signora con il cranio scheggiato, una bambina con una spina conficcata in un piede che urlava tra le lacrime che stava per morire, un uomo con un braccio fratturato…e tanti, tanti altri.
La sala operatoria era super attiva, dedicata ai cesarei programmati e a quelli imprevisti in arrivo dall’esterno.
In sala parto c’erano due bambini appena nati da due dei suddetti interventi. A sinistra una bambina ciccionissima, con gli occhi allungati come una cinesina. Avvolta in una copertina rosa, serena, ad occhi chiusi. A destra un bambino piccolo piccolo, nato prematuro, con il tubicino dell’ossigeno, come Polmoncino ieri, ma molto più affaticato nel tentativo di respirare. La sua cassa toracica nemmeno si espandeva. Si comprimeva soltanto, strozzando il già minimo spazio dei suoi piccoli incompleti polmoni. Aveva un occhietto aperto, quasi a sbirciare se lì fuori ci fosse qualcuno in grado di aiutarlo. Le sue manine erano così piccole. E mentre lo contemplavo con gli occhi lucidi di speranza, un suono ha spezzato il silenzio denso. Era la cicciona che si succhiava gustosamente il pollice, affamata. Mamma mia, che contrasti. Due bambini nati nello stesso istante, messi lì sotto alla stessa lampada. Uno che lottava per sopravvivere, che faticava persino a raggiungere i più banali successi, come respirare o piangere. Una, tripudio di pieghe tra la ciccia morbida e rosata, che voleva mangiare o almeno assecondarne l’istinto. Questi contrasti sono il marchio dell’Africa, come la terra rossa, come la luna che ride.
Davanti al triage c’era una lunga fila di persone, tutte in attesa di sottoporsi al test gratuito per definire il loro stato relativamente all’Hiv. Erano sorprendentemente numerosi. Significa che stanno prendendo coscienza del reale problema e hanno deciso di affrontarlo. Buega cabisa…
Sono uscita, stordita dalla folla, a prendere un po’ d’aria. E mi sono imbattuta in una folla maggiore! Tutte le persone radunate davanti al Dream si stavano organizzando con cartelli e travestimenti per una manifestazione attraverso il villaggio, sembrava di essere in una delle tante piazze italiane in tempo di protesta! Alcune donne avevano dei cappelli decorati con piume maculate e gonnellini di paglia. Cantavano e ballavano avanzando, ad alta voce. Gridando la loro volontà di cambiare le cose. La sfilata era una tavolozza di colori in movimento. Ed io, unica macchia sbiadita, ho gridato in mezzo a loro fino al gate. Stop Aids, keep the promise.
Nel pomeriggio non ho potuto rifiutarmi di stare in ufficio a finire il mio lavoro. Ma ormai il sole era uscito, almeno fuori, e non è stato poi così male. Ho finito alle 5, una giornata lunga, interminabile, intensa. Soprattutto per Aldo, Fede ed Anna e tutto lo staff medico. Persino Geoffrey, il watchman, continuava a dire che oggi era pazzesco, troppa gente, troppo lavoro! E sventolava le braccia in aria quasi a scacciarle.
Dopo cena abbiamo assaggiato la muratina fatta da Mbaabu e Fede (e ovviamente ho pensato a Marianna, al suo precedente tentativo). Buooona! Si fa immergendo la muratina, appunto, che è un frutto spugnoso, in acqua di fiume bollita e filtrata, miele e zucchero. E la si lascia fermentare per 4-5 giorni. Ne esce un liquido giallo senape, acidognolo, che assomiglia più al vino che alla birra! Ascoltiamo musica tranquilla, abbiamo concesso un giorno di off al trash. Aldo, Luciana e Kim stanno giocando a scala quaranta. Mbaabu è già a letto. Sembriamo i superstiti di una grande famiglia travolta dalla folla di oggi. La nostra isola è avvolta dal buio, allietata dai grilli e dal canto del Mutonga laggiù in fondo. I mille colori si sono spenti, anzi si sono solo nascosti aspettando il nuovo sole che li farà brillare ancora...
Tuonane ro…

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